Dalla raccolta “Zampogna” (1901)
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14. L’asinello
Son tre carichi d’acqua: due barlotti
alla volta, sul basto, a contrappeso.
È stanco, e come no? Convien che trotti,
scarico, nell’andata, e poi, col peso,
arranchi, di salita: i mietitori
lo aspettano assetati.
Ora ha compreso
che basta: alza le orecchie ed i sudori
scuote, qua e là; sternuta, poi bel bello
avanza un piede e sporge il muso in fuori,
verso un covone.
– Lascialo, asinello!
lascia le spighe: queste son pe ‘l pane;
lascia le spighe e aspettane il cruschello.
Oggi è l’ultimo dí: le stoppie nane
avrai per te tutta la notte, e spera
che, spigolando, ciancin le villane…..
Si dan gli ultimi colpi: vien la sera.
Già il sole ha preso il colle e or or tramonta.
Per quest’anno, addio messi! Ecco la schiera
dei falciator si drizza ilare, e pronta
mostra al sol le mannelle ultime, a coro
gridando evviva…
Or presto: chi rammonta
i covoni su l’aja? Oh monte d’oro!
Asinel, tu sei bestia pazïente:
lascia trar, dopo un anno di lavoro,
un respir di sollievo a questa gente.
Noto soprattutto per le numerose e caratteristiche novelle, le singolari opere teatrali e gli altrettanto peculiari romanzi, Pirandello, agli albori della sua carriera, fu anche poeta. Un poeta che, nonostante fosse solo agli inizi, lasciava già intravedere chiare tracce non solo del suo inconfondibile stile, ma soprattutto della sua particolare visione del mondo e della natura umana.
Raccolta “Zampogna”
1901
Introduzione
01. Padron Dio
02. Come muore…
03. Panico
04. Alberi soli
05. Gara
06. Le fatiche del vento
07. Le nubi e la luna
08. Visita
09. Rondine
10. Temporale estivo
11. Luna sul borgo
12. Al lago
13. Vigilia
14. L’asinello
15. A gloria
16. Dondolio
17. L’intrusa
18. Compenso
19. Chi resta
20. Ritorno
21. Attesa
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