Luigi Pirandello – Una breve biografia (con Audio)

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Di Sara Maria Collura
Per gentile concessione dell’Autrice. 

Le opere di Pirandello non possono essere inserite in nessun movimento letterario a lui contemporaneo, le sue idee politiche vengono influenzate da Bergson e dal suo saggio sul riso in cui, il filosofo sostiene che l’ironia è un distacco rispetto alla realtà che si affronta.

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Luigi Pirandello - Una breve biografia
L’ingresso alla casa natale di Luigi Pirandello. Immagine dal Web.

Luigi Pirandello – Una breve biografia

Leggi e ascolta. Voce di Giuseppe Tizza. 

Definito uno scrittore insolito, difficile da inquadrare, Luigi Pirandello nacque il 28 giugno 1867, ad Agrigento in Sicilia. Discese da una famiglia benestante (proprietaria di una miniera di zolfo) e trascorse la sua infanzia a Porto Empedocle e a Villaseta; qui abitarono una casina del Caos e Pirandello amava definirsi “figlio del Caos e non allegoricamente”.

Vissuto nel periodo a cavallo tra l’800 e il 900, fra il Naturalismo e l’inizio del Decadentismo, non frequentò la scuola ma aveva un precettore che gli impartì la prima istruzione. Poi, nel 1882, la famiglia si trasferì a Palermo e lì Luigi terminò i suoi studi regolari di liceo classico. Nel 1887 si trasferì a Roma dove continuò i suoi studi alla Facoltà di Lettere. A causa di un dissenso con un professore, dovette abbandonare l’Ateneo Romano e terminare i suoi studi all’Università di Bonn, dove, il 21 marzo 1891 si laureò in Filologia Romanza con una tesi su: Suoni e sviluppi della parlata di Girgenti (ora Agrigento). Dopo aver finito gli studi, ritornò a Roma, li si stabilì definitivamente dopo il matrimonio con Maria Antonietta Portulana, da cui ebbe due figli e una figlia. Gli anni successivi significarono l’inizio della sua attività letteraria.

Nel 1903, però, l’allagamento della miniera del padre causò una grande crisi finanziaria familiare. Questo cambiò la vita personale di Pirandello che, non solo fu costretto a lavorare per sopravvivere, ma si ritrovò a dover lottare con la malattia mentale di sua moglie, che scoppiò interamente dopo il fallimento.

Il periodo della Prima Guerra Mondiale fu un periodo infelice e drammatico per l’autore: il figlio maggiore Stefano partì verso il grande conflitto e lo stato di salute della moglie peggiorò, a tal punto che dal 1919 lei dovette essere ricoverata in casa di cura.

Nel 1924 Pirandello entrò nel partito fascista; tuttavia la sua relazione con il regime non fu mai soggetto a Mussolini, che nel 1929 gli attribuì la nomina nell’Accademia d’Italia; questo contribuì non solo ad essere riconosciuto come il più grande drammaturgo del mondo, ma anche ad aver ricevuto, nel 1934, il premio Nobel per la letteratura.

Pirandello morì il 10 dicembre 1936, dopo essersi ammalato di polmonite, durante le riprese di un nuovo adattamento cinematografico de “Il fu Mattia Pascal”. Secondo la sua ultima volontà fu cremato e le sue ceneri furono sparse vicino alla “Villa del Caos” ad Agrigento, dove Pirandello nacque.

Pirandello fu uno degli scrittori più prolifici, scrisse non solamente i romanzi, ma anche numerose opere di teatro e persino all’inizio della sua formazione pubblicò qualche raccolta poetica. La sua opera letteraria non è divisa in vari periodi creativi, ma lui scrive contemporaneamente verso, novelle, romanzi, saggi critici e teatro. Dobbiamo menzionare che Pirandello volle portare, nella letteratura, nuove forme e strutture, non solamente per quel che riguarda il teatro, ma anche nel campo della narrativa. Pirandello cominciò a pubblicare come autore di versi: già durante gli studi a Palermo pubblicò, nel 1889, la sua prima raccolta poetica, intitolata “Mal giocondo”. A Roma Pirandello conobbe Luigi Capuana e, incoraggiato da lui, cominciò a scrivere la prosa. Per quel che riguardano i romanzi, Pirandello voleva, nella sua opera, allontanarsi da quelli tradizionali e prende presto coscienza del fatto che il romanzo tradizionale, specificamente quello naturalista, ha esaurito definitivamente la sua funzione.

Nel 1901 pubblicò il suo primo romanzo col titolo “L’esclusa”, la storia di una donna accusata ingiustamente di adulterio. Questo romanzo, pubblicato dapprima a puntate, poi in volume, segna il passaggio dal modello narrativo verista allo stile “umoristico”, cioè a una mescolanza di tragico e comico, caratteristica della produzione pirandelliana.

L’anno dopo, Pirandello, oltre ad un secondo romanzo e due raccolte di novelle, scrive “Il fu Mattia Pascal”; venduto prima di essere composto, questo romanzo significa l’inizio della sua fase umoristica; viene pubblicato a puntate sulla “Nuova Antologia”, poi in volume tradotto subito in varie lingue. “Il fu Mattia Pascal” apportò, a Pirandello, il successo, anche grazie al fatto che fu riconosciuto il primo romanzo italiano che si era distaccato dall’ideologia dell’Ottocento ed aveva avvertito la necessità di una nuova forma del romanzo. A questo seguirono altri romanzi, tra i quali: “I vecchi e i giovani” (1913). Nello stesso tempo, cominciò a collaborare al “Corriere della sera”, in cui apparivano le sue novelle.

Tuttavia, la passione di Pirandello fu il teatro. Lui ci portò dentro gli elementi del futurismo, del grottesco e del surrealismo.

Dopo  aver  ottenuto  un  buon  successo  con  le  commedie:  “Pensaci,  Giacomino!”  e “Liolà” (entrambe del 1916), continua l’escalation drammaturgica, “mettendo in scena”: “Così è (se vi pare)”, “Il berretto a sonagli” e “Il piacere dell’onestà”.

Il 1921 è l’anno della messa in scena di “Sei personaggi in cerca d’autore”, il cosiddetto “teatro nel teatro”, l’opera complessa e profondamente innovativa che non coglie l’immediato consenso del pubblico romano, grande successo di lì a Milano. A confermare   la   fama   di Pirandello seguì il successo dell’opera teatrale “Enrico IV”, che consacrò definitivamente la fama internazionale delle sue opere teatrali, che vengono interpretate anche nei palchi di Broadway ed i suoi romanzi cominciarono a diventare film.

Nel 1925 Pirandello, sotto la spinta del figlio maggiore Stefano e ad altri giovani scrittori, fondò il “Teatro d’arte”, con Marta Alba e Ruggero Ruggeri come attori, la compagnia teatrale cominciò a viaggiare. Nel 1926 uscì il suo ultimo romanzo “Uno, nessuno e centomila”, nel 1929 la casa editrice Mondadori pubblicò le raccolte “Maschere nude” e “Novelle per un anno”. Nel 1930 fu rappresentata l’opera “Come tu mi vuoi” e, nello stesso anno, fu messa in scena “Questa sera si recita a soggetto”. Nel 1936 Pirandello assistette al nuovo adattamento cinematografico de “Il fu Mattia Pascal”, durante il quale si ammalò di polmonite e poi morì, lasciando incompiuta un’opera teatrale “I giganti della montagna”, che da Pirandello è chiamata “Il mito dell’arte”.

Le opere di Pirandello non possono essere inserite in nessun movimento letterario a lui contemporaneo, le sue idee politiche vengono influenzate da Bergson e dal suo saggio sul riso in cui, il filosofo sostiene che l’ironia è un distacco rispetto alla realtà che si affronta.

In tutti i testi umoristici di Pirandello, il tragico e il comico vengono mescolati. Nello scrittore siciliano si assiste al superamento del Verismo, secondo il quale la realtà è oggettiva ed autonoma; per Pirandello, invece, la realtà è vita, flusso continuo e tutto ciò che si stacca da questo flusso comincia a morire; la realtà ha una molteplicità di aspetti e non può essere conosciuta razionalmente, anche l’identità personale dell’uomo è molteplice e da qui nasce il concetto della maschera: sotto la maschera non c’è nessuno, o meglio, c’è un fluire incoerente di stati in continua trasformazione.

Questa mancanza di unicità determina l’annullamento della persona, che diventa, parafrasando un titolo di un suo romanzo: “uno” perché pretendiamo di avere una forma, “nessuno” perché non abbiamo una personalità definitiva e “centomila” perché, a seconda di chi ci guarda, abbiamo un aspetto diverso.

Ciascuna di queste forme è una costruzione fittizia, una “maschera” che l’uomo s’impone e che gli impone la vita sociale, l’unica via di salvezza da questa situazione è la fuga nell’immaginazione e nell’irrazionale, oppure nella follia. Il rifiuto della vita sociale da luogo, nell’opera pirandelliana, ad un nuovo personaggio che “ha capito il giuoco” e che perciò si isola, escludendosi dai pre-meccanismi sociali e osserva, con atteggiamenti umoristici, gli uomini imprigionati dalla trappola della realtà.

Il teatro pirandelliano è decisamente rivoluzionario, sia per le tecniche narrative che per i contenuti. Pirandello smaschera la finzione teatrale, affermando che il teatro è una finzione al quadrato, perché simula la vita, la quale è già, di per se, una finzione, una rappresentazione.

Fonti:

  • Libri italiani, biografie di autori;
  • “L’opera di Pirandello”, Loffredo Editore;
  • Cronologia in “Il fu Mattia Pascal”, Oscar

Sara Maria Collura

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