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Video – Enrico IV – 1979

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Introduzione a “L’esclusa”
Proprio in quegli anni Pirandello andava elaborando la teoria dell’umorismo, che diventerà una vera e propria tecnica espositiva che prenderà il posto dell’iniziale tecnica veristica. Al centro sia della concezione realistico-verista che di quella umorista troviamo il fatto, le azioni volontarie o meno dei personaggi. Secondo il verismo il fatto viene rappresentato come l’accadimento in atto, senza indagarne le cause e senza cercare di conoscerne le conseguenze perché queste sono naturali e indipendenti dalla volontà stessa dell’individuo che deve subirle senza ribellarsi, altrimenti cadrebbe in una condizione sociale peggiore della precedente.  >>> Continua

Pirandello e i personaggi rifiutati da un autore scomparso
L’interesse di Pirandello per il teatro è evidente dal 1892 con testi come Perché, L’Epilogo, Il Nibbio, ma il diretto impegno verso il teatro, una “conversione”, si riscontra a partire dal 1915 con il dramma Se non così. Inoltre, in una prima fase di questo nuovo teatro, Pirandello lavorò contemporaneamente al teatro in lingua e al teatro in dialetto, preparando spesso doppie versioni dei suoi lavori.  Caratteristico di questo nuovo teatro è l’attenzione per i meccanismi scenici, gli incontri tra finzioni e recitazioni diverse, e apparenza e realtà. >>> Continua

Pirandello e il suo rapporto con il teatro e gli attori
Dopo l’iniziale avversione per il teatro, accusato di riproporre un mero surrogato delle drammaturgie ideate, Pirandello approda alla regia teatrale, divenendo una delle figure più difficili da delineare nel panorama teatrale italiano novecentesco.
L’inadeguatezza della messinscena nei confronti del testo e l’impossibilità dell’attore di riproporre integralmente il personaggio da lui interpretato, porteranno Pirandello a una riflessione sulla discrasia tra testo e teatro che si rifletterà nelle sue opere cosiddette metateatrali come “Questa sera si recita a soggetto”. >>> Continua

Marta Abba e il suo nume
Ma chi era, è lecito chiedersi, Marta Abba? Nata a Milano il 25 giugno del 1900, quindici anni dopo era già iscritta all’Accademia dei filodrammatici della sua città uscendone passato un triennio.
Dopo varie esperienze in diverse scuole di recitazione, debuttò, nel 1923, come interprete professionista con la compagnia di Ettore Paladini, direttore del Teatro del Popolo di Milano, mietendo la prima affermazione, l’anno successivo, con l’interpretazione del ‘Gabbiano’ di Anton Cecov; solo nel 1925, conosciuto Pirandello, entrò a far parte, in qualità di prima attrice, della compagnia ‘Teatro d’arte’ – creata dal drammaturgo siciliano – operante, allora, al Teatro Odelcaschi di Roma.  >>> Continua

Il fu Mattia Pascal
The late Mattia PascalAggiornato pagine.
Vicenda estrema, profondamente pirandelliana, svolta con rigore paranoico, che denuda il personaggio, strappandogli tutte le maschere. Complessivamente, non un’esperienza episodica, ma il fuoco di un’iniziazione. Mattia Pascal torna vittorioso e sconfitto, ma Pirandello non può più tornare indietro. Il regno delle ombre gli ha svelato troppe cose. Nel 1908, quando pubblicherà il saggio su L’umorismo, vorrà significativamente dedicarlo alla memoria di Mattia Pascal, il confratello che più di qualunque altro ha modificato la sua stessa visione della vita e della letteratura.   >>> Continua

Pirandello e Brecht: un incontro possibile?
    Riaprire la questione, peraltro parcamente dibattuta, di un confronto tra i due maggiori drammaturghi di primo Novecento impone innanzitutto un riesame dei dati disponibili. Radunando i non rari contributi dedicati al volontario esilio pirandelliano in Germania, quei pochi elementi accertati di un possibile contatto con Brecht non paiono incoraggiare ulteriori indagini, lasciando affiorare la reciproca indifferenza dei due autori e una conclamata distanza delle rispettive poetiche.  >>> Continua

Come leggere Pirandello (anche senza capirlo)
Occorre ricordarsi che Pirandello “scrive teatro”, e che se di  fronte a un’opera narrativa, o storica, o poetica al lettore che “non capisce” o che non ha afferrato bene, o che si è distratto, e che si è stufato, o che ha sonno, è data la possibilità di ritornare sul già letto, di fermarsi a pensare, di sviscerare e chiarire; a teatro questo non è possibile.  Il tempo teatrale è sempre “in presa diretta”: la parola va colta nel suo farsi, e tutto ciò che non viene raccolto è perduto. Pertanto: leggere correttamente un testo di Pirandello significa leggerlo in un “tempo” teatrale: a un dipresso nel tempo, cioè, che gli attori impiegano a recitarlo. Chi si ferma (anche solo per “capire”) è perduto. >>> Continua

Teatro

1923 – L’altro figlio
Commedia in un atto

L'altro figlio - Commedia
Teatro del Navile, Bologna. L’altro figlio, 2013

Novella

L’onda – 1894

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Io penso che la vita è una molto triste buffoneria, poiché abbiamo in noi, senza sapere né come né perché né da chi la necessità di ingannare di continuo noi stessi con la spontanea creazione di una realtà (una per ciascuno e non mai la stessa per tutti) la quale di tratto in tratto si scopre vana e illusoria.
Chi ha capito il gioco non riesce più a ingannarsi; ma chi non riesce più a ingannarsi non può più prendere né gusto né piacere alla vita. Così è.
(Dalla lettera autobiografica inviata a Filippo Sùrico direttore del periodico romano Le Lettere e pubblicata sul nel numero del 15 ottobre 1924)

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