Pirandello: Lingua e grammatica nella scuola primaria – Tesi di Laurea

Pirandello: Lingua e grammatica nella scuola primaria.

di Caterina Villani

Col consenso dell’autrice

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Pirandello: Lingua e grammatica nella scuola primaria

    Considerata la complessità delle tematiche affrontate nelle sue opere, mi sembra evidente il motivo per cui un autore come Luigi Pirandello non venga contemplato nelle programmazioni dei docenti di scuola primaria. L’intento del mio lavoro rappresenta, in questo senso, una vera e propria sfida: un tentativo di proporre anche ai lettori più piccoli e inesperti non solo i contenuti, ma anche la lingua – al pari dei contenuti non sempre di palese comprensibilità – del vibrante universo pirandelliano. L’intera opera di Pirandello può essere definita come una finestra spalancata sulla realtà; una realtà, però, che lungi dall’essere coerente ed unitaria, è spesso contraddittoria e frammentata. L’unico modo per poterla rappresentare è quello di coglierne ogni sfaccettatura, di osservarla da ogni angolatura, attraverso un’adeguata conoscenza e comprensione dello strumento linguistico. Al loro ingresso nella scuola primaria i bambini hanno già una rappresentazione interna del mondo che li circonda; e questa idea ha radici nelle esperienze regresse del bambino, interpretate sulla base di strutture logiche non ancora completamente evolute. Mentre l’adulto ha maggiori capacità di cogliere l’oggettività del mondo, per il bambino i confini tra realtà e fantasia, tra percezione ed immaginazione non sono sempre così netti; ne deriva una categorizzazione del mondo estremamente diversa da quella degli adulti: un universo parallelo in cui la comprensione della realtà si interseca spesso con prospettive fantastiche e surreali. È compito della scuola fornire agli studenti strumenti di analisi e chiavi di lettura attraverso cui dare significato al mondo circostante, orientandosi nella complessità del reale. Proporre un testo di Pirandello a bambini di scuola primaria significa, innanzitutto, presentare loro un universo variegato di situazioni e di personaggi assimilabile al loro mondo: un intrecciarsi continuo di casi ed imprevisti, realtà e finzioni; un mondo anche comico, prima che umoristico, di cui ridere ma soprattutto su cui riflettere allo stesso tempo. Un mondo, quello pirandelliano, che sembra rispecchiare in qualche modo quello ampio e problematico dei bambini della società odierna, una società in cui le informazioni possono essere facilmente recuperate attraverso la rete, annullando completamente qualsiasi categoria di tempo e spazio, in cui si assiste ad una ristrutturazione continua della forma mentis e, di conseguenza, delle modalità di lettura e di interpretazione del reale; una società in cui i vissuti di ciascuno sono sempre più frammentati in una molteplicità di esperienze e i saperi sempre più tesi alla divisione e alla specializzazione. Partendo da storie divertenti e di piacevole lettura, in cui si configurano condizioni paradossali, l’opera di Pirandello può diventare un mezzo di riflessione sulla frammentazione del reale, ma anche un tentativo di recupero dell’unità, attraverso l’esplorazione dei diversi punti di vista dei personaggi e delle diverse situazioni di vita proposte. Una riflessione che, se non potrà approdare alla metabolizzazione di una poetica tanto complessa, come quella umoristica, dal momento che i bambini non hanno le capacità introspettive proprie dell’adulto, tuttavia potrà servire da impalcatura per il futuro. Così per esempio, nella lettura della novella Mondo di carta, tralasciando il più profondo dramma esistenziale di un uomo che nella metafora cartacea vede le sue certezze sgretolarsi e partendo dalla considerazione che quest’uomo si rifugia nei suoi libri perché la vita vera non lo soddisfa, risulterà meno difficoltoso operare riflessioni sul mondo circostante, sui suoi piaceri e dispiaceri. La lingua di Pirandello è, dunque, la lingua del reale, della complessità, della modernità, della frammentazione dell’uomo. Una lingua che coglie ogni minimo particolare presente nella scena, tanto da farcela immaginare come se fosse davanti a noi. È una lingua scorrevole, dialogata, semplice, viva, piena di espressioni del parlato; una lingua che serve a comunicare emozioni, sentimenti, riflessioni; una lingua che riesce a dare anche il senso della concretezza e che, per questo motivo, ben si adatta ai bambini di scuola primaria, i quali non hanno ancora sviluppato una solida capacità di astrazione. In effetti, ciò che l’insegnante dovrebbe sempre tenere bene a mente è che lo studio di una lingua deve essere motivato da reali esigenze comunicative, che si esplicano anche nel comunicare la complessità del reale. La varietà di toni e di registri che l’autore utilizza, insieme ad una molteplicità di scelte lessicali può costituire l’humus su cui innestare percorsi di acquisizioni linguistiche basate sul testo.

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