Pirandello: il sistema dei personaggi

Di Biagio Lauritano

Per gentile concessione dell’Autore.

Pirandello fa un uso costante della poetica dell’umorismo in tutte le sue opere: realtà oggettiva che viene relativizzata dall’io dei personaggi, situazioni che divengono incomprensibili man mano che l’intreccio narrativo prosegue per riservare nell’epilogo l’effetto sorpresa.

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Pirandello: il sistema dei personaggi
Sei personaggi in cerca d’autore – Compagnia dei giovani. Teatro Valle, Roma, 1964.

Pirandello fa un uso costante della poetica dell’umorismo in tutte le sue opere: realtà oggettiva che viene relativizzata dall’io dei personaggi, situazioni che divengono incomprensibili man mano che l’intreccio narrativo prosegue per riservare nell’epilogo l’effetto sorpresa. Possiamo tranquillamente affermare che il punto di vista di ogni personaggio è relativo a prescindere dalla coscienza che di ciò ha il personaggio stesso finendo così per influire anche sulla posizione del narratore che da esterno, nel caso del personaggio cosciente della relatività del proprio punto di vista, diventa interno, nel caso del personaggio convinto che la sua posizione sia inattaccabile.

La realtà è che poi interviene sempre la sequenza narrativo-descrittiva ad equilibrare l’intreccio lasciando al lettore, attraverso l’illusione di realtà formatasi durante la lettura, la facoltà di “distribuire” la propria attenzione sia sui vari personaggi sia sulle descrizioni di ambienti arrivando così, durante le sequenze riflessive, ad immedesimarsi nei personaggi stessi indipendentemente dalla relatività del loro punto di vista.

Procedendo in tal senso sono, in effetti, le sequenze dialogiche che, denotando uno scambio di concetti tra i personaggi, mantengono inalterato l’equilibrio io-realtà all’interno dell’opera finendo così, grazie alla fusione reciproca delle emozioni di detti personaggi, per richiamare alla memoria di ognuno di essi il valore intrinseco delle loro azioni ovvero la presunta veridicità del loro punto di vista indipendentemente dall’approvazione di esso da parte di  personaggi che ne possiedono uno diverso: tutto ciò avviene a livello inconscio del singolo personaggio e rende impossibile prevedere da parte del lettore l’evolversi dell’intreccio. Ecco perché il personaggio che riconosce la relatività del proprio punto di vista possiede una sana dose di umorismo ovvero dentro di lui avviene una “conversione” che lo accompagna per tutta l’opera che perde, in tal senso, la propria tradizionale struttura ottocentesca: a questo punto affermo che il vecchio sistema dei personaggi risulta stravolto ed è in questo modo che il lettore impara cos’è l’umorismo.

A mio avviso esistono altre due opere nella letteratura italiana in cui il sistema dei personaggi finisce col venir meno affinché l’autore possa affermare quella che oserei definire un’altra forma di umorismo ovvero un “umorismo religioso”, la fede: queste due opere sono la Divina Commedia e i Promessi Sposi. In fin dei conti cambiano i contesti storici, ma il desiderio dell’uomo di poter prevedere il futuro per dominare così il corso degli eventi risulta sempre irrealizzabile: si mette da parte il proprio punto di vista per poter così imparare dagli altri.

Biagio Lauritano
Ricevuto via mail l’11 agosto 2022

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