Luigi Pirandello – La crisi intellettuale

Di Sara Maria Collura

Per gentile concessione dell’Autrice. 

Testimone e coscienza della crisi intellettuale, egli ebbe chiara consapevolezza del senso di disagio e di crisi della sua epoca, seguito alla dissoluzione delle certezze positive e seppe mascherarne, con lucidità e coraggio, le contraddizioni, mettendo a nudo l’insanabile contrasto tra le ipocrisie della vita sociale e le esigenze di realizzazione di un’autentica esistenza individuale.

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Luigi Pirandello - La crisi intellettuale
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Nato ad Agrigento nel 1867, Luigi Pirandello fu uno dei testimoni più attenti delle profonde contraddizioni delle società borghesi tra la fine dell’800 e l’inizio del 90, fra Naturalismo e inizio del Decadentismo.

Definito uno scrittore insolito, difficile da inquadrare in un movimento ben definitivo, egli è uno degli scrittori più famoso al mondo.

Premio Nobel per la letteratura, fu poeta, narratore e drammaturgo.

Testimone e coscienza della crisi intellettuale, egli ebbe chiara consapevolezza del senso di disagio e di crisi della sua epoca, seguito alla dissoluzione delle certezze positive e seppe mascherarne, con lucidità e coraggio, le contraddizioni, mettendo a nudo l’insanabile contrasto tra le ipocrisie della vita sociale e le esigenze di realizzazione di un’autentica esistenza individuale.

Questi aspetti vengono affrontati da Pirandello attraverso un’attività artistica estesa a tutti i generi letterari: dalla poesia alla saggistica, dalla narrativa al teatro, accomunati dalla tendenza alla rappresentazione di situazioni problematiche conflittuali.

I principali temi pirandelliani sono tutti di natura esistenziale, per esempio: il senso di smarrimento dell’uomo che non riesce più a riconoscersi all’interno di una realtà, diventa estraneo (crisi dell’io); indecifrabile l’insanabile condizione di solitudine dell’uomo moderno, il senso di esclusione e di sostanziale incomunicabilità; il relativismo, ovvero: la consapevolezza della frammentazione della realtà, il contrasto tra apparenza e realtà, cioè tra la “forma” (ciò che sembriamo) e la vita (ciò che siamo); il carattere illusorio ed effimero degli ideali politici e religiosi; l’assurdità condizionata del caos e delle convenzioni sociali. A tutto ciò, Pirandello non da soluzioni plausibili.

Il contrasto tra vita e forma è uno dei nodi fondamentali dell’epoca pirandelliana: alla vita, concepita come flusso istintivo e inesorabile che pulsa all’interno di ciascuno individuo, si oppone la forma, una sorta di maschera imposta all’individuo dalla società, costituita dall’insieme dei condizionamenti morali e comportamentali necessari alla vita di relazione, ma che costituiscono un ostacolo insormontabile alla libera e autentica manifestazione della vita.

Pirandello nega la possibilità di pervenire ad una conoscenza autentica e oggettiva delle cose: la realtà esiste, infatti, solo all’interno di noi stessi e viene, quindi, moltiplicata attraverso la concezione che di essa ha ciascun individuo; in questo modo, la verità, di ciascun individuo, non sono che semplici opinioni, tutte equivalenti sul piano conosciuto, perché la vita, in sostanza, è priva in se di ogni persistente e oggetto valore di verità.

Per Pirandello il compito fondamentale dell’arte è quello di mettere a nudo le assurdità e le contraddizioni dell’esigenza, che danno forma al conflitto insanabile tra l’essere e l’apparire; questa operazione viene attuata attraverso la poetica dell’Umorismo, che lo scrittore mette a punto in un testo teorico del 1908.

Il comico è solo la fase iniziale della conoscenza, il momento in cui si avverte la presenza di una contraddizione, ovvero l’avvertimento del contrario, come lo definisce Pirandello; l’umorismo è, invece, il sentimento del contrario, ossia il procedimento con cui l’artista, grazie all’intervento della riflessione, riesce a cogliere i motivi profondi di quella contraddizione, evidenziando, così, la realtà che si cela dietro le apparenze.

Pirandello coltivò, ininterrottamente, il genere della novella, con la quale apportò, nel teatro italiano ed europeo, un rinnovamento per novità e stile, infatti il teatro pirandelliano fu raccolto sotto il titolo complessivo di “Maschere nude”; il capolavoro di tale teatro resta “Sei personaggi in cerca d’autore”.

L’opera mette in scena un dramma familiare nella forma nuovissima del “teatro nel teatro”: ovvero di un teatro da fare davanti al pubblico, momento per momento.

Pirandello morì lasciando incompiuto un nuovo lavoro teatrale “I giganti della montagna”, per sua volontà, il corpo fu cremato e le sue ceneri furono portate nella sua tenuta di contrada “Caos”.

Fonti:

  • Libri italiani, biografie di autori;
  • L’opera di Pirandello, Loffredo Editore;
  • Documentario su YouTube.

Sara Maria Collura

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