Il relativismo pirandelliano

Di Biagio Lauritano. 

l’uomo va contro la ragione, contro la realtĂ  delle norme imposte dalla societĂ , crea un alter ego capace di riconoscersi nella societĂ , ma anche in questo caso deve tener conto che il suo tentativo di uscire dal circolo vizioso è solo un’ipotesi futuribile

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Il relativismo pirandelliano
RenĂ© Magritte – Doppio segreto (Le double secret), 1927. Museo Nazionale d’Arte Moderna Parigi

Il relativismo pirandelliano

Per gentile concessione dell’Autore.

In tutte le sue opere Pirandello approfondisce l’analisi dell’io cercando di metterne in luce le qualitĂ  nascoste; a mano a mano però che egli si avvicina ad identificare una qualitĂ , questa viene immediatamente negata dal sistema di regole in vigore nella societĂ . Ma non solo: la negazione non avviene solo esternamente ovvero nella realtĂ , ma anche all’interno della coscienza. Questo perchĂ© l’io cosciente agisce a livello della ragione, cioè nella realtĂ , individuando quindi gli obiettivi da raggiungere solo dopo aver fatto esperienza dei fatti; si crea cioè una discrasia tra l’io  cosciente, che pensa liberamente, e l’inconscio, vincolato al passato, di cui rimangono purtroppo solo i ricordi i quali, tradotti in pulsioni istintive dalla nostra natura ancestrale, tentano di riempire quei vuoti, quei blanks, che la nostra ragione, non essendo onnicomprensiva, non riesce a spiegarsi.

Allora viene da chiedersi perchĂ© l’inconscio è vincolato al passato; a mio avviso perchĂ© esso consiste in un coacervato di sensazioni che sono tali perchĂ© evidenziano   l’ombra del vissuto, la forma, non essendo capaci di cogliere l’essenza delle cose. Un momento! Ma a livello inconscio le pulsioni istintive non dovrebbero rappresentare la vita autentica? Niente affatto.

Nel ricordare l’uomo viene fuorviato dall’insieme delle norme della societĂ  in cui vive poichĂ© fa appello alle istanze superegoidi che non sono altro che un miraggio della ragione. In altre parole la ragione, in virtĂą dell’esperienza fatta, moltiplica all’infinito se stessa cioè l’io diviene cosciente solo della propria frantumazione in tanti io quante sono le situazioni in cui vive. La ragione non può quindi ridurre questi io ad uno solo, questo ci conduce ad un’amara constatazione: non esiste una veritĂ  immanente nè tanto meno noi possiamo coglierne una trascendente perchĂ© quest’ultima si riduce ad un’intuizione sensibile ovvero a sensazione che va poi a costituire il nostro ricordo. E l’uomo risulta perennemente bloccato in un circolo vizioso che, alimentando apparentemente la sua ansia di conoscere, in realtĂ  lo spinge verso il passato fatto di mere sensazioni.

Allora l’uomo va contro la ragione, contro la realtĂ  delle norme imposte dalla societĂ , crea un alter ego capace di riconoscersi nella societĂ , ma anche in questo caso deve tener conto che il suo tentativo di uscire dal circolo vizioso è solo un’ipotesi futuribile.

Biagio Lauritano

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