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Il relativismo pirandelliano


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Luigi Pirandello osserva i propri riflessi in uno specchio incrinato, simbolo del relativismo pirandelliano e della crisi dell’identità.

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Di Biagio Lauritano — Un’analisi del relativismo pirandelliano che indaga la frantumazione dell’identità e la crisi della verità nell’opera di Pirandello. Il saggio esplora il conflitto tra coscienza e memoria, mostrando come l’io si moltiplichi in percezioni divergenti e renda impossibile ogni verità assoluta.

Il relativismo pirandelliano

Per gentile concessione dell’Autore

In tutte le sue opere Pirandello approfondisce l’analisi dell’io cercando di metterne in luce le qualità nascoste; a mano a mano però che egli si avvicina ad identificare una qualità, questa viene immediatamente negata dal sistema di regole in vigore nella società. Ma non solo: la negazione non avviene solo esternamente ovvero nella realtà, ma anche all’interno della coscienza. Questo perché l’io cosciente agisce a livello della ragione, cioè nella realtà, individuando quindi gli obiettivi da raggiungere solo dopo aver fatto esperienza dei fatti; si crea cioè una discrasia tra l’io cosciente, che pensa liberamente, e l’inconscio, vincolato al passato, di cui rimangono purtroppo solo i ricordi i quali, tradotti in pulsioni istintive dalla nostra natura ancestrale, tentano di riempire quei vuoti, quei blanks, che la nostra ragione, non essendo onnicomprensiva, non riesce a spiegarsi.

Allora viene da chiedersi perché l’inconscio è vincolato al passato; a mio avviso perché esso consiste in un coacervato di sensazioni che sono tali perché evidenziano l’ombra del vissuto, la forma, non essendo capaci di cogliere l’essenza delle cose. Un momento! Ma a livello inconscio le pulsioni istintive non dovrebbero rappresentare la vita autentica? Niente affatto.

Nel ricordare l’uomo viene fuorviato dall’insieme delle norme della società in cui vive poiché fa appello alle istanze superegoidi che non sono altro che un miraggio della ragione. In altre parole la ragione, in virtù dell’esperienza fatta, moltiplica all’infinito se stessa cioè l’io diviene cosciente solo della propria frantumazione in tanti io quante sono le situazioni in cui vive. La ragione non può quindi ridurre questi io ad uno solo, questo ci conduce ad un’amara constatazione: non esiste una verità immanente né tanto meno noi possiamo coglierne una trascendente perché quest’ultima si riduce ad un’intuizione sensibile ovvero a sensazione che va poi a costituire il nostro ricordo. E l’uomo risulta perennemente bloccato in un circolo vizioso che, alimentando apparentemente la sua ansia di conoscere, in realtà lo spinge verso il passato fatto di mere sensazioni.

Allora l’uomo va contro la ragione, contro la realtà delle norme imposte dalla società, crea un alter ego capace di riconoscersi nella società, ma anche in questo caso deve tener conto che il suo tentativo di uscire dal circolo vizioso è solo un’ipotesi futuribile.

Biagio Lauritano
Ricevuto via mail

Approfondimenti nel sito
La base teorica della poetica umoristica e del relativismo pirandelliano.
Una lettura del primo romanzo pirandelliano tra verismo, relativismo e crisi dell’identità.
Approfondimento sui nuclei centrali della poetica pirandelliana tra verità, maschera e molteplicità dell’io.
Raccolta dei saggi e degli approfondimenti critici dell’autore pubblicati su PirandelloWeb.

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