I personaggi Pirandelliani

I personaggi Pirandelliani

I personaggi Pirandelliani “senza autore”, tra grottesco e convenzione

Coesistendo la narrazione come antefatto della nascita del personaggio assieme alla dimensione scenica e a una forte tendenza dialogica presente nelle sue novelle, Pirandello giunge quasi spontaneamente alla scoperta del teatro. Ciò avviene al termine di una ricerca ideologica pirandelliana, che tende a delineare un bisogno irrinunciabile, la creazione del personaggio senza autore, che gioca alla roulette del Caso e agisce in modo apparentemente del tutto autonomo. Ma quali sono le caratteristiche dei suoi personaggi? Il drammaturgo, all’interno di scelte realistiche quali la dimensione temporale e i contenuti borghesi, decide di andarli a pescare in situazioni grottesche, al limite della sofferenza umana (non tanto fisica, quanto dell’anima), uomini che non riescono a liberarsi da vincoli sociali dell’apparenza, spesso condannati alla solitudine oppure al riso beffardo dei loro compaesani. E’ questo il vero dramma del personaggio pirandelliano: l’incapacità di realizzare la propria libertà tanto sospirata, schiavi come sono dei pregiudizi sociali.

E’ quello che incontriamo in “Così è (se vi pare)”, ove l’autore analizza la realtà quotidiana, percependo l’impossibilità di raggiungere la verità dei fatti, dato che molteplici e differenti sono le interpretazioni della realtà da parte di ogni singolo personaggio. In secondo luogo appare chiaro il tema della solitudine dell’uomo, di ogni uomo, che ne fa un mondo a sé, a volte insondabile. Così è (se vi pare) si presenta drammaturgicamente come opera corale e la trama verte attorno al tentativo di una intera comunità di chiarire se la follia sia del signor Ponza o della signora Frola. Redatta nella primavera del 1917 e rappresentata per la prima volta a Milano nel 1918 al Teatro Olimpia, è una commedia che si muove attorno al tentativo di scoprire la vera identità della signora Ponza, per capire di conseguenza chi dei due sia il pazzo. Gli esponenti di spicco del piccolo centro, in cui è inserita la vicenda, si chiedono quale sia la verità. Varie ipotesi si affermano per poi essere contraddette, senza giungere ad una soluzione se non quella in cui lo spettatore coglie la relatività delle singole verità e l’incapacità umana di impossessarsi della sostanza delle cose. In un contesto borghese di provincia, dove il desiderio di conoscere come stanno i fatti conduce al pettegolezzo e alla curiosità spasmodica delle donne, la burocrazia minima del luogo giunge a definire che il Prefetto deve sapere tutto su questa contorta vicenda.

Assistiamo a un movimento incalzante di entrata e uscita di scena, di dichiarazioni di follia dell’uno verso l’altra e viceversa; anche il confronto fra il signor Ponza e la signora Frola non porta a nulla, ognuno mantiene la propria tesi. Nel terzo atto si dovrebbe giungere alla risoluzione con “l’interrogatorio” della moglie del signor Ponza

Tuttavia la verità ricercata non emerge e questa “inchiesta” rimane insoluta, senza alcuna vittoria tra i due indagati. La signora Ponza contemporaneamente resta la figlia della signora Frola e la seconda moglie del signor Ponza, così come ognuno dei due crede che sia, e a conclusione del testo dichiara: “Io sono colei che mi si crede“. Si comprende da questa affermazione il dramma della follia che la signora Ponza intendeva celare agli occhi del mondo, recitando la doppia parte per i due suoi cari, ed esistendo nella misura in cui è creduta dal marito e dalla signora Frola, così come ognuno vorrà crederla tale.

Sempre del 1917 è la commedia in tre atti “Il piacere dell’onestà”, interpretata con successo da Ruggero Ruggeri, che invece non portò sulle scene “Così è (se vi pare)”, scusandosi di non avere una compagnia adatta al testo. In realtà perché preferiva recitare un’opera in cui emergesse la sua bravura di mattatore piuttosto che una commedia corale.
Infatti “Il piacere dell’onestà” si giustappone a “Così è (se vi pare)”, perché chiaramente più vicina a un teatro tradizionale, a parti sceniche più ampie e definite per un primo attore. La vicenda tratta di un matrimonio riparatore “bianco”: Baldovino deve sposare Agata, messa incinta dal marchese Fabio, già maritato a una donna che lo tradisce.
Matrimonio per dare un nome al figlio di Agata e per consentire in futuro che la relazione tra i due continui. Considerato un fallito e un poco di buono, Baldovino appare molto adatto alla situazione; egli accetta di sposare per finta Agata, ma nel contempo decide di seguire l’onestà e un rigido codice morale. Nato il bambino, la donna non desidera più avere contatti con il marchese, il quale intende, invece, intrappolare Baldovino, che ora sente quasi antagonista nei confronti di Agata. Ma il disegno del marchese Fabio fallisce.

Agata, che ormai già da tempo ha compreso l’umanità e la vera indole del marito, lo stima e intende seguire Baldovino, come una vera moglie, ovunque egli andrà. In questi due testi drammaturgici Pirandello adombra il significato ultimo della condizione umana, il perpetuo esilio dell’uomo dagli altri e da sé, prigioniero delle convenzioni e incapace assolutamente di ribaltarle. Sta qui la vera natura del dolore dei personaggi pirandelliani, che vivono una realtà illusoria e di sconfitti.
Sembra quasi che l’autore voglia dirci che la verità non esiste, semmai vive la sua vanificazione nella frantumazione dell’io di ogni personaggio. Ma vi è pure una possibilità di riscatto, come in Baldovino, il quale in tutta la sua vita ha truffato e speculato, privo di ogni freno morale e di impulso passionale.
Tuttavia la maschera che ha creato fino a un certo punto della propria esistenza, crolla miseramente: Baldovino si trova coinvolto nell’umana energia degli affetti e di una scelta radicale di redenzione, nell’anelito verso il Bene.

 

I personaggi Pirandelliani vittime delle contraddizioni

La drammaturgia di Pirandello si fonda sulla spontaneità del rapporto tra situazione e condizione, persona e personaggio, realtà e finzione scenica. Il che rese necessario un lungo periodo di osservazione, compiuto dal drammaturgo, sugli esseri umani e il loro comportamento. Dall’analisi della realtà deriva l’utilizzo di eventi grotteschi, casi apparentemente senza via d’uscita, una folla di creature dissociate, schiave di pregiudizi e desiderose di una libertà impossibile.

Tra i diversi lavori pirandelliani pare emblematica di quanto si è appena detto la commedia “Ma non è una cosa seria”, rappresentata la prima volta a Livorno nell’autunno del 1918 dalla compagnia di Emma Gramatica.

Divisa in tre atti, la pièce descrive la decisione paradossale del protagonista, Memmo Speranza, di sposarsi per finta al fine di non correre il rischio di giungere a un autentico matrimonio che gli avrebbe potuto creare strascichi e complicazioni a non finire, visto che per carattere Memmo si innamora perdutamente e, per giunta, con molta frequenza. La scelta della “moglie” cade su una giovane donna apparentemente insignificante e trasandata che dirige una pensione, Gasparina. Tra i due si sancisce un patto da rispettare assolutamente: il matrimonio sarà valido giuridicamente, ma solo per apparenza, e in cambio Memmo offrirà alla donna tranquillità economica e una casetta in campagna con un po’ di giardino. La decisione dell’uomo non è campata in aria, ha una sua logica, una serie di ragionamenti assurdi la sostiene, anche perché si è appena salvato da un duello contro un possibile futuro ex cognato. Memmo / Don Giovanni vede in Gasparina la risoluzione alle proprie questioni amorose: divenire un uomo sposato alla luce del sole sarà per lui una maggior difesa nei confronti delle altre donne e per Gasparina un vantaggio economico e una vita più serena e meno pesante. Il matrimonio avviene in allegria alla presenza degli altri frequentatori della pensione; a breve Memmo perderà la testa di nuovo per una donna, che aveva lasciato poco prima, e si pentirà della “pazzia” del finto matrimonio, ma per un breve periodo. Gasparina, nel contempo, conducendo un’esistenza tranquilla e meno faticosa, diviene radiosa, quasi si trasforma, mentre il vecchio signor Barranco, che da sempre la ama, vorrebbe togliere Gasparina da questa situazione, invocando l’annullamento del matrimonio perché non è stato consumato. Per questo consiglia alla donna di far visita a Memmo e di invitarlo nella casetta in campagna, dove il signor Barranco gli esporrà la soluzione da lui escogitata, e cioè la libertà per Gasparina di tornare nubile. A questo appuntamento Memmo non mancherà e capirà subito di non desiderare affatto l’annullamento delle nozze, anzi scoprirà di essersi innamorato veramente di Gasparina che ora è diventata affascinante, amabile, ridente negli occhi.

Le donne precedenti gli appaiono vanesie e superficiali, non fanno più per lui e desidera con tutto se stesso Gasparina, che da tempo lo ama in silenzio ed aveva accettato il matrimonio più che per interesse con la speranza di trasformare la loro unione in una cosa seria e duratura. Questa commedia, iniziata nell’assurdo, termina con un lieto fine: le presunte follie amorose pertanto si mutano in amore verso una donna che alle qualità fisiche associa anche quelle di bontà d’animo e onestà. Ma, nonostante il finale, Memmo rimane nel novero delle persone alla ricerca di sé, con un inevitabile destino di sofferenza, è della schiera di chi è prigioniero delle convenzionalità della società borghese, un’anima ribelle che si consuma all’interno di limiti sociali precostituiti.Tutto questo appare ancor più evidente nel personaggio di Leone Gala della commedia “Il gioco delle parti”. Anche lui è uno sconfitto dalla vita, da uomo sensibile subisce la tragedia dell’esistere. Tuttavia dopo il disinganno, dopo il naufragio dei suoi sogni e delle sue aspirazioni, che si concretizza nel fallimento coniugale, dopo aver capito il gioco che gli è toccato in sorte, Leone si difende e si rende conto che esiste una possibile via d’uscita nel diventare, contro la propria indole, a sua volta disumano, uccidendo i sentimenti, rallegrandosi delle pene altrui, cercando di vivere senza passioni, ma con una sorridente disperazione.
E’ infatti il tema del matrimonio, della separazione di comune accordo, della finzione agli occhi altrui ad essere il motore de “Il gioco delle parti”. Oltre a Leone, gli altri vertici del triangolo amoroso sono sua moglie Silia e l’amante di lei, Guido Venanzi. Da intellettuale ironico, apparentemente distaccato e superiore, senza scandali ha lasciato, per volere di lei, l’appartamento alla moglie, portandosi via solo i libri a lui cari e gli arnesi di cucina, elementi primari dell’arte culinaria di cui si diletta.
Silia, la moglie interiormente infelice e tormentata, non sopporta più il carattere di Leone, la sua presenza composta, anche nei confronti del suo amante Guido. Nei patti della separazione vi è anche l’accordo che Leone ogni sera passi da casa per informarsi sulle possibili novità. Una sera, mentre viene fatto salire apposta da Silia per farlo ritrovare a faccia a faccia con Guido, imbarazzato e inetto, al contrario Leone mostra di non essere scalfito dalla presenza dell’amante e in quest’occasione espone la propria filosofia di vita imperniata sul superamento delle passioni, sulla razionalità che vince tutto grazie a una corazza-scudo nei confronti della vita: ogni sentimento, accadimento o persona va svuotato o ridotto a puro ragionamento, compensando questo vuoto con un giocattolo buffo, la filosofia e la cucina nel suo caso, pensando così di aver raggiunto un equilibrio interiore invidiabile.
Così come un uovo che la vita ti getta contro, se non sei pronto a prenderlo, si disintegra per terra o addosso a te, mentre se lo afferri con le mani, puoi fargli un buchino e bertelo, e il guscio che ti resta è come il concetto, ci giochi un po’, poi, frantumandolo, lo getti via. Silia entra in scena, recando per l’appunto un guscio d’uovo per il marito, il quale a sua volta lo porge ridendo all’amante, perché non è Leone ad averlo bevuto.

I nervi di Silia non reggono all’indifferenza apparente del marito e, sportasi dalla finestra, getta il guscio tentando di colpire con l’uovo vuoto il marito sul portone. Ma ciò non accade: colpisce un giovane che fa parte di un gruppo di ubriachi, i quali credono di trovarsi sotto casa della mondana Pepita e interpretano il lancio del guscio come un invito a salire. Mentre irrompono in casa di Silia, lei viene folgorata da un’idea. Dopo aver chiuso a chiave Guido, che non deve apparire in quanto amante, accoglie i quattro, si fa dare il biglietto da visita da uno di loro, mentre gli altri inquilini la soccorrono, attirati dal frastuono. Ma la donna ormai è stata oltraggiata, anche se il marchese Miglioriti, quello del biglietto da visita, rinsavito, si scusa con lei che però non intende ragioni. Il piano di Silia prevede che il marito si esponga in un duello con il marchese per il disonore arrecato alla moglie. L’indomani Silia narra l’accaduto a Leone, che la loda per la sua accortezza di aver serrato l’amante e mostra l’intendimento di difenderla come lei desidera. Pare non tirarsi indietro, anzi incarica Guido di fargli da secondo, mentre la notizia si sparge in tutta la città. Per questo Leone, sicuro di sé, ha dato a Guido un mandato tassativo, senza possibilità di riconciliazione. Il marchese Miglioriti, oltre a tirare bene di scherma, ha un’ottima mira con la pistola, elementi che non dovrebbero lasciare scampo al povero Leone, che mostra un’estrema tranquillità di fronte al pericolo. Tuttavia la mattina del duello Leone se la dorme: il medico e i suoi padrini giungono in casa, ma lui, alle richieste pressanti di vestirsi per il duello, afferma che non intende cadere in questo tranello preparatogli ad hoc, e che nel gioco delle parti spetta a Guido difendere l’onore della propria donna. Così nel duello l’amante troverà la morte, mentre Silia e Leone riprenderanno a vivere ciascuno nella propria infelicità. In ogni caso soprattutto per Leone, che si crede una persona lucida e che presume di aver capito il gioco, è una sconfitta, perché forse non ha compreso che lui stesso è una parte di un gioco freddo e disperato.
Alla fine è proprio il marito filosofo la vera vittima, poiché si era illuso di avere la meglio con la ragione, mentre la sua ricerca di esistere si trasforma in una rovinosa caduta nel vacuo abisso dell’inconsistenza.

Elenco opere teatrali. In versione integrale.
  • 1910 – La morsa – Epilogo in un atto

    1910 – La morsa – Epilogo in un atto

    L’atto unico è comunemente classificato nell’ambito della commedia borghese o collocato nel filone teatrale verista dì fine Ottocento. Ma va rilevato che tutto pirandelliano è il pregio del puntuale sviluppo psicologico dei personaggi, e pirandelliana è la monde che se ne deduce: al di là delle leggi sociali, Giulia, l’adultera, …
  • 1910 – Lumíe di Sicilia – Commedia in un atto

    1910 – Lumíe di Sicilia – Commedia in un atto

    Il tempo e le circostanze possono far cambiare la persona amata fino a farla diventare altra da quello che era: dolorosamente labile e mutevole si rivela l’oggetto dell’amore per chi è rimasto legato alla sua immagine originaria con purezza d’affetti. FONTE Novella «Lumíe di Sicilia» (1900) STESURA 1910? PRIMA RAPPRESENTAZIONE …
  • 1913 – Il dovere del medico – Dramma in un atto

    1913 – Il dovere del medico – Dramma in un atto

    La soluzione pirandelliana di questo delicato tema si basa sull’idea di una libertà umana che nessuno può coartare, nemmeno in una situazione così drammatica. E ancora una volta c’è la contrapposizione tra il tribunale degli uomini e quello della propria coscienza. FONTE «Il gancio» 1902, poi intitolato «Il dovere del …
  • 1915 – Cecè – Commedia in un atto

    1915 – Cecè – Commedia in un atto

    E’ un testo inconsueto nella produzione di Pirandello: un’esile commedia di ambiente alto-borghese, un divertimento lontano dalle caratteristiche del suo teatro impegnato, con un’azione scenica dal ritmo veloce e una vicenda scherzosa messa in moto dal protagonista Cecè. STESURA luglio 1913 PRIMA RAPPRESENTAZIONE 14 dicembre 1915 – Roma, Teatro Orfeo, …
  • 1915 – La ragione degli altri – Commedia in tre atti

    1915 – La ragione degli altri – Commedia in tre atti

    È la prima commedia di Pirandello in tre atti, in lingua italiana. Il soggetto è il contrasto tra la moglie e l’amante del marito, tra la rispettabilità della famiglia, l’ordine costituito, e la maternità che resta umanamente valida anche se ottenuta trasgredendo le regole della società civile. FONTE  Novella «Il …
  • 1916 – Liolà – Commedia campestre in tre atti

    1916 – Liolà – Commedia campestre in tre atti

    Si suol dire che la commedia risulta del tutto priva di ogni complicazione di tipo intellettualistico, ed è vero, nel senso che l’attenzione dello spettatore è catturata dalla festosa gioia di vivere di Liolà; il quale trasgredisce alle regole della società in cui vive, come tutti i personaggi di Pirandello, …
  • 1916 – Pensaci, Giacomino! – Commedia in tre atti

    1916 – Pensaci, Giacomino! – Commedia in tre atti

    Scritta in dialetto siciliano all’inizio del 1916 per il grande attore dialettale Angelo Musco, andata trionfalmente in scena nel luglio dello stesso anno, Pensaci, Giacomino! fu poi “tradotta” in italiano e offerta invano ad alcuni dei maggiori capocomici italiani dell’epoca, da Alfredo De Sanctis a Ruggero Ruggeri, da Ermete Novelli …
  • 1917 – Così è (se vi pare) – Parabola in tre atti

    1917 – Così è (se vi pare) – Parabola in tre atti

    È una commedia dichiaratamente a tesi; Pirandello l’ha definita: «Parabola in tre atti». L’argomento è la verità, invano cercata concitatamente da tutti i personaggi dall’inizio alla fine, invano affermata e contraddetta in un intrecciarsi di ipotesi senza sbocco, sì da condurre naturalmente lo spettatore a considerarne la relatività. FONTE  Novella …
  • 1917 – Il berretto a sonagli – Commedia in due atti

    1917 – Il berretto a sonagli – Commedia in due atti

    La società costringe gli individui ad apparire rispettabili, obbedendo a precisi codici di comportamento; ma, in realtà, nessuno intende infierire sulle debolezze umane, soffocare le passioni, impedire rapporti extraconiugali: tutto è permesso purché si salvino le apparenze, e ognuno possa mostrare tranquillamente «il pupo», il burattino rispettabile che s’è costruito …
  • 1917 – Il piacere dell’onestà – Commedia in tre atti

    1917 – Il piacere dell’onestà – Commedia in tre atti

    Ancora una volta Pirandello si serve di un matrimonio «bianco» come ad esempio in “Pensaci Giacomino!” e in “Ma non è una cosa seria”, per creare situazioni che finiscono per svelare la vera natura dei personaggi. E un modo di contravvenire alle regole sociali per mettere in evidenza virtù non …
  • 1917 – La giara – Commedia in un atto

    1917 – La giara – Commedia in un atto

    La commedia, di gusto campestre e giocoso, vive tutta nel contrasto fra due personaggi di opposto carattere, pittoreschi rappresentanti di una civiltà contadina, vivacemente messa in evidenza dal colorito dialogo e dalla corale partecipazione agli avvenimenti di tutti gli abitanti del fondo rustico. FONTE  Novella «La giara» (1909) STESURA ottobre? 1916 …
  • 1918 –  Ma non è una cosa seria – Commedia in tre atti

    1918 – Ma non è una cosa seria – Commedia in tre atti

    E’ fra le meno rappresentate commedie pirandelliane. I temi in essa trattati non sono nuovi rispetto anche allo stesso terreno di indagini di Pirandello e molti concetti li troviamo in altri lavori dell’autore agrigentino espressi in toni più drammatici ed impegnativi. FONTE  Novelle «La signora Speranza» (1903) – «Non è …
  • 1918 – Il giuoco delle parti – Commedia in tre atti

    1918 – Il giuoco delle parti – Commedia in tre atti

    È una commedia costruita sul grottesco, sul capovolgimento di situazioni, sull’ironia. Vi si trova l’espressione e la rappresentazione del cosiddetto “sentimento del contrario” da Pirandello esposto nel saggio “L’umorismo” del 1908. Appartiene alla seconda fase del teatro pirandelliano, quando cioè i personaggi decidono di vedersi vivere, di estraniarsi dalla realtà, …
  • 1919 – L’innesto – Commedia in tre atti

    1919 – L’innesto – Commedia in tre atti

    L’innesto – Tutta la problematica della commedia, che si svolge a Roma e a Monteporzio, si concentra intorno alla violenza subita da Laura, a opera di un bruto, con un’approfondita analisi dei sentimenti e delle reazioni che il fatto orribile ha suscitato nell’animo della donna e di suo marito Giorgio. …
  • 1919 – L’uomo, la bestia e la virtù – Apologo in tre atti

    1919 – L’uomo, la bestia e la virtù – Apologo in tre atti

    La prima rappresentazione fu accolta sfavorevolmente dal pubblico e dalla critica, tanto singolare è lo sviluppo farsesco e a forti tinte del dramma, da rivelare apparentemente persino un fondo di cinismo. Marco Praga capì invece che Pirandello «sotto l’apparenza della farsa, ha voluto mettere qualcosa, una satira tragica e atroce… …
  • 1919 – La patente – Commedia in un atto

    1919 – La patente – Commedia in un atto

    È uno dei più originali e grotteschi atti di ribellione di un personaggio pirandelliano contro le ingiustizie della società. Pirandello mette in evidenza la tragica situazione in cui viene a trovarsi un poveretto bollato dalla società col marchio di menagramo, portasfortuna, jettatore: è odiato e sfuggito da tutti. FONTE  Novella …
  • 1920 – Come prima, meglio di prima – Commedia in tre atti

    1920 – Come prima, meglio di prima – Commedia in tre atti

    L’intera trama ha il suo punto centrale di riferimento in Fulvia Gelli, donna tormentata, coinvolta in situazioni che la fanno soffrire e che la portano persino a sdoppiarsi, per sostenere una situazione familiare nella quale il marito l’ha ricondotta, dopo essere stato da lei abbandonato, insieme con la figlia, da …
  • 1920 – La signora Morli, una e due – Commedia in tre atti

    1920 – La signora Morli, una e due – Commedia in tre atti

    Un doppio affetto, per l’amante e per il marito, può albergare nella stessa persona, fino al punto di farla sentire due persone diverse. Questo particolare aspetto della pirandelliana molteplicità dell’io è la «verità» della commedia, che non manca certo di un concreto fondamento psicologico e che come tutte le verità …
  • 1920 – Tutto per bene – Commedia in tre atti

    1920 – Tutto per bene – Commedia in tre atti

    È una commedia in tre atti tratta dall’omonima novella (1906); la stesura ha avuto luogo tra il 1919 e il 1920. E stata rappresentata la prima volta al Teatro Quirino di Roma il 2 marzo 1920 dalla Compagnia di Ruggero Ruggeri. Nella vita di ogni individuo può verificarsi un fatto …
  • 1921 – Sei personaggi in cerca d’autore – Commedia da fare

    1921 – Sei personaggi in cerca d’autore – Commedia da fare

    Uno dei testi più prestigiosi della tradizione teatrale italiana. Un dramma che contiene in sé tutte le future evoluzioni e trasformazioni della drammaturgia e della ricerca contemporanea. Uno spettacolo che raffigura una metafora insuperabile della condizione dell’uomo moderno, in bilico tra realtà e apparenza, verità e finzione. Un racconto di come vita e teatro possano incontrarsi …
  • 1922 – All’uscita – Mistero profano in un atto

    1922 – All’uscita – Mistero profano in un atto

    All’uscita. Il «mistero profano», come Pirandello definì quest’opera, è un breve atto unico scritto nel 1916.  La meditazione sulla morte, naturale risvolto di quella sulla vita, che occupa molto spazio nell’opera creativa e saggistica di Pirandello, diventa qui situazione, una situazione davvero particolare. STESURA aprile 1916. PRIMA RAPPRESENTAZIONE 29 settembre …
  • 1922 – Enrico IV – Tragedia in tre atti

    1922 – Enrico IV – Tragedia in tre atti

    L’Enrico IV è un’opera centrale nel teatro di Pirandello in quanto è un riepilogo dei temi pirandelliani: la maschera, la verità e la finzione, l’illusione, il vivere e il vedersi vivere, la follia. È un’opera centrale, ancora, nella sua dimensione autoriflessiva, e quasi esplicitamente metateatrale. Essa è, al contempo, un …
  • 1922 – L’imbecille – Commedia in un atto

    1922 – L’imbecille – Commedia in un atto

    L’imbecille – commedia in un atto, è uno straordinario spaccato dell’Italia che si avvia in marcia verso una Roma sempre più nera ed è anche un quadro convulso e paradossale dell’animosa faziosità politica che ci fa scoprire la viltà dell’inganno, il rovesciamento del senso della realtà. È una satira politica …
  • 1922 – Vestire gli ignudi – Commedia in tre atti

    1922 – Vestire gli ignudi – Commedia in tre atti

    “Vestire gli ignudi” è un’opera di grande forza e attualità: analizza l’importanza dei mezzi di comunicazione di massa, la sofferenza che diventa spettacolo, il voyeurismo morboso che infetta la società contemporanea. Un’indagine profonda, che passa attraverso i consueti dubbi pirandelliani sull’identità: sono ciò che appaio? Sono davvero come gli altri …
  • 1923 – L’altro figlio – Commedia in un atto

    1923 – L’altro figlio – Commedia in un atto

    Ambientato in Sicilia ai primi del ’900, il dramma, che ha come disperato sottofondo storico l’emigrazione massiccia della povera gente del Sud, è basato sul tema della maternità, così caro a Pirandello. Una semplice popolana di una contrada siciliana, Maragrazia, soffre perché i suoi due figli, partiti per l’America e …
  • 1923 – L’uomo dal fiore in bocca – Dialogo in un atto

    1923 – L’uomo dal fiore in bocca – Dialogo in un atto

    È un «dialogo» in un atto, che si svolge in un bar notturno tra un uomo condannato a morte per un epitelioma («il fiore in bocca») e un «pacifico avventore» che ha perduto il treno, L’eccezionalità del momento, per chi sente la morte addosso – per usare un’espressione pirandelliana – …
  • 1923 – La vita che ti diedi – Tragedia in tre atti

    1923 – La vita che ti diedi – Tragedia in tre atti

    Scritta nel 1923 per Eleonora Duse, che però non fece in tempo a interpretarla, perché morì a Pittsburg nel 1924. «La vita che ti diedi è il testo più struggente di Luigi Pirandello sul tema della maternità. Leggendolo si capisce bene che, mentre lo scriveva, avesse in mente una donna …
  • 1924 – Ciascuno a suo modo – Commedia in due o tre atti con intermezzi corali

    1924 – Ciascuno a suo modo – Commedia in due o tre atti con intermezzi corali

    Come i “Sei personaggi in cerca d’autore” rappresentano il conflitto tra Personaggi, Attori e Capocomico, così questa seconda commedia della Trilogia del teatro nel teatro rappresenta il conflitto tra gli Spettatori e l’Autore e gli Attori. I protagonisti di “Ciascuno a suo modo” sostengono punti di vista che successivamente ritrattano, …
  • 1925 – Sagra del Signore della Nave – Commedia in un atto

    1925 – Sagra del Signore della Nave – Commedia in un atto

    Una pièce ricca di effetti spettacolari e corali: masse in movimento partecipano alla «Sagra» entrando dalla porta d’ingresso, alle spalle degli spettatori; la scena è animata da paesani, rivenditori, marinai, donne di malaffare, ubriachi che fanno festa e discutono tra rullii di tamburi e richiami di imbonitori, in una piazza …
  • 1927 – Bellavita – Commedia in un atto

    1927 – Bellavita – Commedia in un atto

    Bellavita, un insignificante omuncolo tradito per lunghi anni dalla bella e vivace moglie, è rimasto vedovo. Se, mentre la moglie era viva, finse di non accorgersi o peggio di accettare quel tradimento, ora dopo la morte di lei, escogita una inusitata forma di vendetta; non può certo scontrarsi ad armi …
  • 1927 – Diana e la Tuda – Tragedia in tre atti

    1927 – Diana e la Tuda – Tragedia in tre atti

    Il dualismo di vita e forma, tema dominante della più matura drammaturgia pirandelliana, in «Diana e la Tuda», fa addirittura da esplicito protagonista nella suggestiva personalizzazione delle due entità astratte che dominano l’intero dramma rendendo vivente e concreto quel conflitto teorico. FONTE  Novella «La trappola» in «Corriere della Sera», 22 …
  • 1927 – L’amica delle mogli – Commedia in tre atti

    1927 – L’amica delle mogli – Commedia in tre atti

    L’amica delle mogli – commedia che ha un testo estremamente attuale, porta in primo piano l’analisi spietata di un gruppo di borghesi, mariti e mogli, dietro la cui apparente tranquillità si intravede uno scenario devastante, una forma felice pronta ad esplodere in un dramma di insolita crudezza. FONTE Novella «L’amica …
  • 1928 – La nuova colonia – Mito con Prologo e tre atti

    1928 – La nuova colonia – Mito con Prologo e tre atti

    Ne «La nuova colonia» Pirandello ci racconta in modo paradigmatico le conseguenze nefaste dell’utopia socio – politica di costruire ex-novo un mondo «buono e giusto». Il testo teatrale appartiene alla «trilogia del mito» (Lazzaro, La nuova colonia, I giganti della montagna), tre opere in cui il drammaturgo negli ultimi anni della sua vita (dal 1928 …
  • 1929 – Lazzaro – Mito in tre atti

    1929 – Lazzaro – Mito in tre atti

    Il titolo – riferito chiaramente all’episodio evangelico – esplicita immediatamente il tema religioso del dramma, affrontato con sorpresa, e per la prima volta, dall’ateo Pirandello. Il tutto è però inserito in una vicenda più ampia che già il primo dei “miti” (questo è il secondo) aveva trattato, e cioè il …
  • 1929 – O di uno o di nessuno – Commedia in tre atti

    1929 – O di uno o di nessuno – Commedia in tre atti

    Il dramma è incentrato sul tema incrociato della paternità e della maternità e, ancora una volta, Pirandello rileva come l’unica vera dimensione disinteressata e naturale sia la maternità; nella paternità intervengono, invece, motivazioni egoistiche, suscitate da un senso dell’avere e dell’onore, retaggio della società pia che della natura. FONTE  Novella …
  • 1930 – Come tu mi vuoi – Dramma in tre atti

    1930 – Come tu mi vuoi – Dramma in tre atti

    Pirandello, in ossequio alla sua filosofia, va oltre la semplice incertezza sulla identità della persona come percepita dal pubblico, ma si approfondisce sulla incertezza della identità che ogni persona sembra cercare e trovare in se stessa. E qui entra in gioco la memoria, non più come strumento di impostura, ma …
  • 1930 – Questa sera si recita a soggetto – Commedia in tre atti ed un Intermezzo

    1930 – Questa sera si recita a soggetto – Commedia in tre atti ed un Intermezzo

    «Questa sera si recita a soggetto» resta uno dei testi in cui Pirandello ha realizzato con la maggiore concisione possibile il grande tema del personaggio sequestrato. E la rappresentazione di un sacrificio dolente e ineluttabile, come in certi misteri medievali, ove il carnefice diventa anche la vittima e il torturatore …
  • 1931 – Sogno (ma forse no) – Commedia in un atto

    1931 – Sogno (ma forse no) – Commedia in un atto

    In «Sogno (ma forse no)», la visione onirica è il luogo in cui proiettare le ossessioni, le paure, i mostri dell’anima oppressa dal perbenismo di facciata: quel che non si può dire, per rispetto delle convenzioni e della morale comune, prende vita in una sorta di delirio cosciente e alimenta una tempesta inevitabile. STESURA dicembre 1928 – …
  • 1932 – Trovarsi – Commedia in tre atti

    1932 – Trovarsi – Commedia in tre atti

    Nella produzione finale di Luigi Pirandello – ispirata dall’amore tardivo ma intenso per Marta Abba – trova spazio una ricca galleria di figure femminili. “Trovarsi” è la cronaca del dramma di Donata Genzi, attrice che ha consacrato se stessa al palcoscenico, negandosi ogni legame sentimentale. La missione dell’attrice, il suo …
  • 1933 – Quando si è qualcuno – Rappresentazione in tre atti

    1933 – Quando si è qualcuno – Rappresentazione in tre atti

    Un testo praticamente inedito per le scene, nonostante abbia la peculiarità (che in teoria dovrebbe risultare accattivante) di essere un’opera autobiografica, che in maniera scoperta (e quasi spudorata) dice l’amore di Pirandello per la sua interprete. Frasi  intere di una lettera di Pirandello a Marta Abba del 1931 diventano battute …
  • 1934 – La favola del figlio cambiato – Favola in tre atti in cinque quadri

    1934 – La favola del figlio cambiato – Favola in tre atti in cinque quadri

    «La Favola del figlio cambiato», iniziata da Luigi Pirandello e condotta avanti fino a tutto il terzo episodio come preparazione al Mito dei «Giganti della Montagna», fu poi compiuta per la musica del Maestro G. F. Malipiero; al quale l’Autore, incapace di fornire un vero e proprio «libretto», aveva dato …
  • 1935 – Non si sa come – Dramma in tre atti

    1935 – Non si sa come – Dramma in tre atti

    Nell’anno in cui è insignito del Premio Nobel per la Letteratura, Pirandello scrive questo dramma che affronta il tema del rapporto tra coscienza e realtà quotidiana, tra i dettati della ragione e gli impulsi dell’istinto, seguendo il quale si compiono azioni senza saperne il perché, senza avere gli strumenti per …
  • 1937 – I giganti della montagna – Mito incompiuto in tre atti

    1937 – I giganti della montagna – Mito incompiuto in tre atti

    Questo tema dei Giganti è profondamente radicato nel cuore europeo. Pirandello nella sua ultima opera incompiuta lo esemplifica con il Teatro e la Poesia, lo innesta in una problematica che prende l’aspetto della Rappresentazione. I giganti vincono sempre I giganti perdono sempre. C’è un tema profondo, ricorrente nella grande cultura …

>>> Introduzione al teatro di Pirandello

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