Aguirre D’Amico Maria Luisa – Vivere con Pirandello

Vivere con Pirandello

I parenti dei ‘grandi’ ci offrono in genere testimonianze che sono o apologetiche o riduttive. Ma né l’uno né l’altro atteggiamento si possono attribuire a questo Vivere con Pirandello, che la nipote Maria Luisa Aguirre D’Amico ha scritto basandosi sulle carte, i diari, le lettere di sua madre Lietta, che era figlia dello scrittore, e di sua nonna Antonietta, che ne era la moglie.

Maria Luisa Aguirre D’Amico
Vivere con Pirandello
Collana Saggi di Letteratura
Mondadori Editore – 1989 – pp.174
Prezzo di copertina. Euro 16,53

Vivere con Pirandello

I parenti dei ‘grandi’ ci offrono in genere testimonianze che sono o apologetiche o riduttive. Ma né l’uno né l’altro atteggiamento si possono attribuire a questo Vivere con Pirandello, che la nipote Maria Luisa Aguirre D’Amico ha scritto basandosi sulle carte, i diari, le lettere di sua madre Lietta, che era figlia dello scrittore, e di sua nonna Antonietta, che ne era la moglie. La guida il desiderio di fare luce, con semplicità e verità, sulla propria storia famigliare, consapevole di dare un contributo prezioso alla comprensione di Pirandello, ma attenta con altrettanta sollecitudine alla vita delle persone che hanno intrecciato il loro destino al suo. Vengono rievocati in queste pagine i giorni del fidanzamento di Pirandello a Girgenti, le sue lettere ardenti alla fidanzata, la residenza a Roma, dove nasceranno i tre figli, che si alterna con ritorni periodici al casolare del Caos, il progredire del male che insidia le mente di Antonietta, il matrimonio di Lietta con Manuel Aguirre, addetto militare della Legazione cilena, e la sua corrispondenza da Santiago con i genitori, rivelatrice di rapporti intensi quanto inquieti. L’amore di Pirandello per la figlia si esprime in lettere di commosso trasporto: ma le separazioni diventano sempre più dolorose, perché amaraggiate da incomprensioni famigliari.

       Alla fine degli anni venti il successo internazionale di Pirandello e la vicinanza della donna che ama non riescono ad attenuare la sua angoscia; scrive nel 1931 da Parigi a Bontempelli: “Io mi sento qua (come dovunque) in un’atroce solitudine. Ma la consolazione di seguire a deperire corporalmente sempre più, di giorno in giorno, è come una promessa che presto finirò di patire. Ne sarebbe tempo!”. E il congedo estremo viene raccolto dalla nipote con la stessa toccante semplicità con cui viene raccolto quello dalla nonna e della madre.

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