Va bene – Audiolibro

Va bene
Fritz von Uhde (1848-1911), Alla finestra, 1890

Legge Enrica Giampieretti

Da LibriVox.org

Prima pubblicazione: Nuova Antologia, 1 novembre 1905, poi in Erma bifronte, Treves, Milano 1906.

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             Stato di servizio (fino addì 5 marzo del 1904). A Sorrento, da Corvara Francesco Aurelio e Florida Amidei, nella notte dal 12 al 13 febbrajo dell’anno 1861, nasce Cosmo Antonio Corvara Amidei, e subito è accolto male: a sculacciate; preso per i piedi dalla levatrice e tenuto per qualche momento a testa giù, perché, quasi strozzato a causa delle doglie stanche della madre, è entrato nel mondo senza strillare.

             Botte, finché non strilla.

             Entrando, bisogna strillare.

             Dal 13 di febbrajo del 1861 al 15 di marzo del 1862, cinque balie. La prima e la seconda, cambiate perché scarse di latte; la terza, perché nel fargli il bagno, una mattina, lo tuffa nell’acqua ancor quasi bollente, scordandosi di temperarla. Scottatura di secondo grado. E per morirne; Dio misericordioso non vuole; ma gli muore, invece, la madre. La quarta balia lo lascia cadere tre volte dal letto e non di più; e gli fa poi ruzzolare la scala, insieme con lei, una volta sola. Ferite di poco conto: la più grave, rottura dell’osso del naso.

             A nove anni, dopo aver sofferto tutte le malattie, che sono come i gradini per cui dalla tenera infanzia – con l’ajuto del medico da un lato e del farmacista dall’altro – si sale alla vispa fanciullezza, Cosmo Antonio Corvara Amidei, animato da fervido zelo religioso, entra in seminario.

             Pochi giorni prima d’entrarvi, seguendo alla lettera una delle sette opere corporali di misericordia, s’era spogliato d’un bell’abituccio nuovo che il babbo gli aveva portato da Napoli; ne aveva vestito un povero ragazzetto che se ne stava su la spiaggia ignudo nato, ed era ritornato a casa col solo berrettino da marinajo in capo. In compenso, il babbo gli aveva detto tante belle cose, imbecille, somaro, scimunito, e gli aveva carezzato con tanto slancio gli orecchi, che per miracolo non glieli aveva strappati.

             In seminario Cosmo Antonio Corvara Amidei studia e attende alle pratiche religiose con grandissimo fervore; tanto che – a sedici anni – minaccia di dare in tisico. Tutt’a un tratto, però, quando ha già preso i primi ordini religiosi, gli avviene d’impuntarsi in questo passo del trattato De Grafia:

             «Si quis dixerit gratiam perseverantiae non esse gratis datam, anathema sit».

             Perché la perseveranza, per il caso che qualcuno volesse saperlo, è – secondo la teologia cattolica cristiana – una grazia che Dio concede a chi vuol salvare, senza attenzione ai meriti o ai demeriti del salvando.

             Deus libere movet, dice San Tommaso.

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