Testo Teatrale – Sei autori in cerca d’un personaggio

Di Andrea Mazzola

Per gentile concessione dell’Autore. 

Proponiamo qua l’estratto di questo testo teatrale dove si celebra Luigi Pirandello mettendo in scena non una sua opera ma lui stesso assieme a sei autori, ciascuno con una sua opera e ai quali il nostro autore deve fare un’ultima, importantissima domanda.

Il lavoro, edito da Scripta Volant Edizioni, 130 pagine è disponibile qua.

Indice Tematiche

Sei autori in cerca d'un personaggio
La copertina dell’opera

Note quarta di copertina:

Alle dieci del mattino una regista, in un teatro, sta aspettando sei autori, ognuno dei quali porterà un testo e il personaggio che più ritengono affine all’anima del drammaturgo siciliano. Ad aspettarli c’è anche lui, Pirandello, che alle sue creature ha da fare un’ultima domanda, la più importante. Gli autori hanno amato così tanto il personaggio che sono entrati in loro (o il contrario ma questo rimarrà sempre un mistero) e non riusciamo più a distinguerli, a capire chi dei due sta parlando. L’autore vive la vita sua e quella dei suoi personaggi, ma più questa di quella, proprio come nella vita di tutti i giorni.“Dedicate più tempo a far vivere i vostri personaggi che vivere voi. Vi dà più gioia e soddisfazione le loro vite che la vostra. E questa, signori, è pazzia!” Una pazzia che infittisce ancor più il beffardo mistero che avvolge il nostro universo interiore, quello di essere-malgrado i sofisticati mezzi di comunicazione a nostra disposizione- sconosciuti agli altri e a noi stessi.

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Avvertenze

RIFERIMENTI AI TESTI DI  PIRANDELLO

Per rendere più fluida la lettura non vi sono note che rimandano al testo citato.

Eccoli  in ordine di apparizione:

  1. Uno, nessuno e centomila
  2. Sei personaggi in cerca d’autore
  3. Quaderni di Serafino Gubbio operatore
  4. Il fu Mattia Pascal
  5. Enrico IV
  6. L’uomo dal fiore in bocca
  7. La patente
  8. Trovarsi
  9. Prefazione di Pirandello ai “Sei personaggi in cerca d’autore”

IMPORTANTE

Le parole e i brani tratti dai testi di Pirandello sono racchiusi tra due apici (‘) all’inizio e alla fine della citazione.

Sei autori in cerca d’un personaggio

Personaggi

(tra parentesi i personaggi pirandelliani scelti dagli autori)

Pirandello
Regista

Autrice 1
(Donata Genzi, “Trovarsi”)

Autore 2
(Enrico IV)

Autore 3
(L’uomo dal fiore in bocca)

Autore 4
(Rosario Chiàrchiaro, “La patente”)

Autore 5
(Vitangelo Moscarda detto Gengè,“Uno, nessuno e centomila”)

Autore 6
(La figliastra, “Sei autori in cerca d’un personaggio”)

Atto unico

Luigi Pirandello è sul palco, solo; cammina mestamente con sguardo nostalgico, malinconico, stanco. Una leggera increspatura  della fronte e l’improvviso fermarsi

ci segnala che adesso è consapevole dei sentimenti che sta provando e allora ecco l’ironia e l’umorismo e anche  il sarcasmo sì, colpirlo amichevolmente e giocosamente  come pioggia in una calda giornata, il viso all’insù e gli occhi aperti.

Riprende a camminare: divertito, sfacciato, provocatorio, superstizioso, rassegnato, ridicolo, incredulo, spaurito, paranoico matto alienato. Rivede i suoi personaggi e tutti gli anni che sono passati, la vita che sta finendo, la solitudine di uomo tra gli uomini e dell’uomo nell’universo (al vociare confuso di persone e dei rumori della quotidianità si sostituisce il sibilar del vento, lo spumeggiar  del mare e soprattutto i suoni dell’universo, del rotear di stelle e dell’infinito abisso che ci sovrasta).

Guarda in platea: chiude gli occhi e sorride come chi si sta godendo l’applauso (si sentono gli applausi), allarga le braccia come chi non si ritiene degno di  tanto riconoscimento e calore ma anche  di chi si stupisce di essere così apprezzato e capito; si inchina per ringraziare; si raddrizza e qualcosa improvvisamente lo rabbuia, lo innervosisce (si sentono  fischi,  ululati di disapprovazione, alcuni gridano  “manicomio! manicomio!”), contrae i muscoli facciali, i suoi occhi scagliano frecce! Si scuote e torna il silenzio.

Vede  sul pavimento dei fogli di carta, dei bicchiere di plastica, un sacchetto; lentamente li raccoglie. (Entra la Regista)

REGISTA (con tono ostentatamente umile): Ohhh… ben arrivato egregio signore! Che onore vederla su questo umile palco! E di mattina, così presto! ché sicuramente avrà cenato tardi ieri sera – come son soliti fare i gran signori – vederla qui a quest’ora, vediamo… (guarda l’orologio, quindi con tono severo, di rimprovero) le dieci e mezzo!  Non gliel’hanno detto egregio signore che le pulizie devono essere finite prima dell’inizio delle prove? E non ha una scopa? Cosa fa pulisce tutto il palco con le mani? (prende una scopa e gliela dà) Oggi non è giornata! Già non sopporto la presenza di un autore, figuriamoci di sei!

PIRANDELLO: Non le piacciono gli autori?

REGISTA (sorpresa): Cosa? Che dice?

PIRANDELLO: Gli autori, non le piacciono?

REGISTA: (senza curarsi di Pirandello, come ragionasse tra sé) Oh, quelli! Non sono mai contenti! Vorrebbero essere loro a dirigere gli attori e a volte vorrebbero persino essere attori loro stessi!

PIRANDELLO: Anche voi registi però, vi prendete certe spregiudicate libertà!

REGISTA (confusa e ancor più sorpresa): Come? Che dice? Quali spregiudicate libertà!

PIRANDELLO: Tagliate intere frasi, così, come se le parole non fossero umane, non contenessero sentimenti, come fossero vegetali senz’anima e non invece carne e sangue e occhioni imploranti! Avete le mani insanguinate e nemmeno ve n’accorgete!

REGISTA (pulendosi le mani “insanguinate” sulla gonna e poi realizzando  di aver fatto una cosa ridicola): Ma che dice, ma lei è pazzo! Che ne sa lei…

PIRANDELLO: Per non dire poi di quel che uno scrive e di quel che l’altro legge.

REGISTA: Eh?!?

PIRANDELLO: ‘Alla fine pare tutta un’altra cosa, che vorrebbe esser la stessa, e intanto non è!’

REGISTA (interdetta): Non è?

PIRANDELLO: Non è! Punto esclamativo!

REGISTA: Ma cosa non è! Di preciso dico… che intende!

PIRANDELLO: Che l’autore scrive una cosa, il regista la legge e ne intende un’altra; l’attore poi la interpreta a modo suo che magari lei nemmeno se n’accorge e il pubblico… (lasciandola in sospeso)

REGISTA (lo avrebbe ascoltato se Pirandello non avesse sospeso la frase e questa interruzione innervosisce la Regista ancora di più): E basta con questo “non se n’accorge”!  Ma come si permette! Ma che ne vuole sapere lei se mi accorgo o non mi accorgo ma stia zitto mi faccia il favore! Non se n’accorge! Ha parlato Pirandello ha parlato! E io qua ad ascoltarla e a pulirmi le mani dal sangue di chi… di chi? Non l’ho mica capito! e gli occhioni che guardano… ma cosa guardano! (guardandolo bene in faccia  per la prima volta e calmandosi) E il pubblico?

PIRANDELLO: Eh?

REGISTA (innervosita di nuovo): Lei ha detto “e il pubblico…” sospendendola  così,  a mezz’aria, come se uno potesse afferrarla… lassù… a mezz’aria…

PIRANDELLO: Eh… il pubblico… (guarda il pubblico) Ognuno con una testa e un cuore e un mondo dentro diverso uno dall’altro e delle orecchie diversissime che sentono cose differenti anche se ciò che vien detto è lo stesso per tutti. E proprio qua sta il male…

(Entra l’Autrice 1, con un’ immaginetta “sacra” di Pirandello appesa al collo e due collane con attaccati tutt’intorno foglietti con le sue citazioni)

AUTRICE 1: ‘E’ tutto qui il male! Nelle parole! Abbiamo tutti dentro un mondo di cose; ciascuno un suo mondo di cose! E come possiamo intenderci, signore, se nelle parole ch’io dico metto il senso e il valore delle cose come sono dentro di me; mentre chi le ascolta, inevitabilmente le assume col senso e col valore che hanno per sé, del mondo com’egli l’ha dentro. Crediamo d’intenderci; non c’intendiamo mai!’

(Silenzio)

REGISTA: Non ho capito.

AUTRICE 1: Esatto!

REGISTA: Lei deve essere una degli…

PIRANDELLO: Un’attrice, un’attrice

AUTRICE 1: Non sono un’attrice, signore, sono un’autrice!

PIRANDELLO: Che scrive parole di altri?

AUTRICE 1: Di altri?!? Quali altri? Non provochi signore! Di Lui! Solo di Lui io scrivo! (mostrando l’immaginetta e avvicinandosi con piglio battagliero)

REGISTA (frapponendosi tra i due): Aspetti aspetti! (a Pirandello) Senta, adesso arriveranno anche gli altri, le dispiace andare… può rimanere se vuole, se deve pulire ma non qui (si accomoda su una sedia all’estremità sinistra del palco; all’Autrice 1) Quanto manca?

AUTRICE 1: Una mezz’ora ma io non resisto e appena vedo un palco io ci salgo sopra e do voce all’unica voce che dovrebbe aver cittadinanza in  teatro.

REGISTA: Proprio l’unica, via, mi sembra esagerato.

AUTRICE 1: E non solo a teatro badi… badi… non solo a teatro ma ovunque vi sia…

REGISTA: Senta, guardi, mi sono già guastata il  fegato con quello (indicando Pirandello ma soffermandosi alcuni secondi a fissarlo con un misto di stupore e dubbio) che mi confonde e mi  accusa di aver ucciso non so chi e… gli occhioni i tagli il sangue… (si guarda le mani e se le pulisce ancora); in teatro rappresentiamo tutti, trovano posto tutti gli autori che abbiano un po’…

AUTRICE 1: Ah! (puntandole l’indice accusatorio) Quindi lei è tra quelli che pensano basti aver imparato a scrivere per saper scrivere? Che basti riempire dei fogli di parole per poter dire “Ecco la mia commedia! Ecco il mio dramma! Ecco l’opera che arricchirà l’umanità!”. Ma via! Un po’ di coscienza della propria pochezza. Passatempo, signora mia, ecco come lo chiamo io: passatempo!

REGISTA: Il teatro è anche passatempo, sì!

AUTRICE 1: Che cosa?! Perché dovrei andare a teatro per passare il mio tempo? Alla fine di una giornata di lavoro, lavarmi cambiarmi mettermi in macchina cercare parcheggio rischiare una multa pagare il biglietto sopportare il chiacchiericcio fin che non entrano gli attori se non addirittura fino alla prima battuta e quelle lucine da reparto d’ospedale quando le luci sono spente perché devono leggere l’ultimo messaggio, cosa ci sarà in quell’ultimo messaggio proprio prima dello spettacolo? Nessuno che si prenda cinque minuti per prepararsi al nuovo mondo che tra poco apparirà davanti ai loro occhi.

REGISTA: E’ fastidioso, è vero, su questo ha ragione.

AUTRICE 1: E quelli che arrivano in ritardo? Ma non così in ritardo da rimanersene fuori, no,  in ritardo il giusto per avere il diritto di farti alzare per farli passare; perché  ovviamente sono nella tua fila! Ha mai visto lei uno in ritardo che entri dieci file dietro la sua?

REGISTA: No. Così indietro…no.

AUTRICE 1: E io dovrei sopportare tutto questo perché? Per passare un paio d’ore? Per riempire il mio tempo? Ma io per passare un paio d’ore vado in un parco sotto casa e fischietto per due ore, lo sa lei? Non pago biglietti e non cerco parcheggio. Se scendo dalla macchina proprio per vedere il suo spettacolo, voglio portarmi a casa qualcosa di prezioso, voglio portarmi a casa almeno una perla, almeno una!  Le parole che mi arrivano  là (indica la platea) mi devono sgambettare anche se sono seduta, voglio che mi arrivi un dito nell’occhio, un pugno nello stomaco, voglio slogarmi una caviglia per una buca su una strada che ho sempre visto liscia…ahi! ahi! ahi! (viso dolorante, si tocca la caviglia, la Regista si spaventa perché sembra che si sia veramente fatta male ma in un attimo ritorna come prima), voglio parole che mi catturino il fiato e lo tengano in ostaggio fino a che… (trattiene il fiato)

REGISTA: Ho inteso, ho inteso, però a teatro si può venire anche per…

AUTRICE 1: …fino a che mi aprano una finestra in una parete di cemento armato e affacciandomi io possa vedere una porzione di mondo che non avevo mai visto, un mondo che non  pensavo esistesse e solo allora (riprende con un po’ d’affanno la normale respirazione) tornare a respirare… e senza disturbare, tra me e me,  esclamare: WOOOOOW! Mi capisce?

REGISTA: Credo di capirla, sì.

AUTRICE 1: Ce le ha lei queste parole-finestra? Mi basta uscire da teatro con almeno una finestra, sa, solo una, una finestrella da portami sottobraccio fino a casa. Non datemi testi inutili per riempire il mio tempo di inutili parole. Non  piacerebbe anche  a lei dopo ogni serata a teatro portarsi a casa una finestrella? Aprirla quando ha bisogno di aria nuova, di una vista diversa, vedere ciò che non pensava si potesse vedere, che non pensava potesse esistere. Oppure guardi, guardi, ascolti: aprire la finestra, guardarci dentro e vedere per la prima volta quel che non aveva mai visto pur avendoci già guardato. Mi capisce? Perché forse già da qualche parte le abbiamo sentite, già in qualche libro le abbiamo lette o comunque qualcosa di simile ma sentire quelle parole proprio quella sera, dette in quel modo, con quel tono, con quel  personaggio che guardava proprio lei! (scuote la Regista per le spalle) Proprio lei! Parole che decollano da qui e volano fino a me che sto seduta laggiù, mi entrano dentro e capisco che non ne usciranno più. Una serata a teatro deve cambiarmi la vita! Mi capisce?

REGISTA: Cambiarle addirittura la vita, non so…

AUTRICE 1: E allora io sto volentieri (fa un rapido conteggio mentale) 16 ore fuori di casa, cerco volentieri parcheggio, mangio un panino al volo qui sotto per lei, per voi, per il vostro spettacolo, per i vostri attori! Mi capisce?

REGISTA: Tutta questa responsabilità…

AUTRICE 1: Non so che farmene di piscine nel parco né di collane d’oro (indica i fogli appesi al collo) Ecco qui le mie collane, le mie perle; il mio pane, il mio ossigeno. Non ho bisogno d’altro!

REGISTA: Va beh va beh, senta, lei faccia come crede, venga a teatro per cambiarsi la vita, esibisca le sue perle di carta e parole, io so solo che devono arrivare altri cinque autori e non so veramente come arriverò – se arriverò – alla fine della giornata, sento già un peso, un’ansia, un…

AUTRICE 1 (con enfasi consapevole):  ‘A quanti uomini, presi nel gorgo d’ una passione, oppure oppressi, schiacciati dalla tristezza, dalla miseria, farebbe bene pensare che c’è sopra il soffitto il cielo, e che nel cielo ci sono le stelle. Anche se l’esserci delle stelle non ispirasse a loro un conforto religioso, contemplandole, s’inabissa la nostra inferma piccolezza, sparisce nella vacuità degli spazi, e non può non sembrarci misera e vana ogni ragione di tormento.’

REGISTA: No guardi, quando uno sta male sta male anche con le stelle. E’ che ognuno sente il proprio tormento mica quello di un altro. E comunque torniamo sulla terra con un po’ di sana realtà.

PIRANDELLO: ‘Nulla s’inventa che non abbia una qualche radice, più o meno profonda, nella realtà.’

REGISTA (con stupore e un po’ di  fastidio) Cosa?!?

AUTRICE 1 (continuando la frase sotto lo sguardo attonito della Regista): ‘E anche le cose più strane possono esser vere, anzi nessuna fantasia arriva a concepire certe follie, certe inverosimili avventure che si scatenano e scoppiano dal seno tumultuoso della vita’ (Pirandello ha accompagnato sottovoce alcune parole)

REGISTA (attonita, confusa,  turbata; a Pirandello): Ma lei scusi… Oh, ma qua mi fate diventare matta e siamo solo all’inizio! E chissà gli altri!

(Da dietro le quinte arriva una risata fragorosa, simile, verso la fine, alla risata di un pazzo)

AUTORE 2 (fuori scena, declamando): Essere pazzo o non essere pazzo?

(La Regista guarda dove proviene la voce, sempre più confusa; fa capolino l’Autore 2, di cui si vedrà solo il viso da pazzo, quindi entra)

AUTORE 2 (fissando la Regista): ‘Codesto vostro sgomento, perché ora, di nuovo, vi sto sembrando pazzo! Eppure, perdio, lo sapete! Mi credete; lo avete creduto fino ad ora che sono pazzo! È vero o no? Ma lo vedete? Lo sentite che può diventare anche terrore, codesto sgomento, come per qualche cosa che vi faccia mancare il terreno sotto i piedi e vi tolga l’aria da respirare? Per forza, signori miei! Perché trovarsi davanti a un pazzo sapete che significa? trovarsi davanti a uno che vi scrolla dalle fondamenta tutto quanto avete costruito in voi, attorno a voi, la logica, la logica di tutte le vostre costruzioni! Eh! che volete? Costruiscono senza logica, beati loro, i pazzi! O con una loro logica che vola come una piuma! Volubili! Volubili! Oggi così e domani chi sa come! Voi vi tenete forte, ed essi non si tengono più. Volubili! Volubili! Voi dite: «questo non può essere!» e per loro può essere tutto. Ma voi dite che non è vero. E perché?  Perché non par vero a te, a te, a te, e centomila altri. Eh, cari miei! Bisognerebbe vedere poi che cosa invece par vero a questi centomila altri che non sono detti pazzi, e che spettacolo danno dei loro accordi, fiori di logica! Io so che a me, bambino, appariva vera la luna nel pozzo. E quante cose mi parevano vere! E credevo a tutte quelle che mi dicevano gli altri, ed ero beato! Perché guai, guai se non vi tenete più forte a ciò che vi par vero oggi, a ciò che vi parrà vero domani, anche se sia l’opposto di ciò che vi pareva vero ieri! Guai se vi affondaste come me a considerare questa cosa orribile, che fa veramente impazzire: che se siete accanto a un altro, e gli guardate gli occhi –come io guardavo un giorno certi occhi– potete figurarvi come un mendico davanti a una porta in cui non potrà mai entrare: chi vi entra, non sarete mai voi, col vostro mondo dentro, come lo vedete e lo toccate; ma uno ignoto a voi, come quell’altro nel suo mondo impenetrabile vi vede e vi tocca…’

AUTRICE 1: ‘Pausa lungamente tenuta. Rimane assorto a contemplare una spaventosa miseria che non è di lui solo, ma di tutti.’

REGISTA: Lei dev’essere…

AUTRICE 1: Il matto!

PIRANDELLO (a bassa voce, come suggerisse la risposta): Un matto.

AUTORE 2: Un matto!

PIRANDELLO: Uno dei tanti

AUTORE 2: Uno dei tanti (gesto col braccio a includere  anche il pubblico e accompagnandolo con un ghigno) ‘Sono guarito, signori: perché so perfettamente di fare il pazzo, qua; e lo faccio, quieto! Il guajo è per voi che la vivete agitatamente, senza saperla e senza vederla la vostra pazzia.’  Ah ah sì sì, il mondo non è diviso tra pazzi e assennati, ma tra pazzi che sanno di esserlo e pazzi che ancora non lo sanno; e chissà in quanti l’avranno detta ‘sta cosa (ride aumentando via via di intensità seguito  subito dall’Autrice 1 e Pirandello; la Regista non sa come prenderli, accenna un sorriso e poi una timida risata come si fa quando si asseconda un ubriaco per evitare che la situazione peggiori; si sente un pubblico infastidito che rumoreggia e distintamente una parola):

VOCE FUORI SCENA:  Ma-ni-co-mio! Ma-ni-co-mio! Ma-ni-co-mio! (Pirandello smette di ridere mentre gli Autori 1 e 2 continuano)

(Entra l’Autore 3 con un fiore all’occhiello e portandosi appresso un lampione  e un  cappio; si avvicina alla Regista, l’unica che rideva controvoglia e la fissa)

AUTORE 3 (tra il rimprovero e il minaccioso): Cosa c’è da ridere?!

REGISTA: Io? Guardi  hanno iniziato…

AUTORE 3: Che senso ha ridere se dobbiamo morire? A che serve tutto questo… affaccendarsi spiegarsi piegarsi, cadere rialzarsi soffrire amare vendicarsi se domani, o oggi stesso, o fra cento anni che importa!, finiremo in una fossa? Che sapore ha  un bacio se quelle labbra che ho conquistato per poterle baciare, domani saranno arrendevoli ai baci dei vermi? (si pulisce le  labbra con una smorfia di disgusto) Non la sentite anche voi? (ha un tremito lungo tutto il corpo; alla Regista) Non la sente anche lei?

REGISTA: Ma…cosa di preciso?

AUTORE 3: ‘La morte addosso!’ Per tutta la vita ti sei creduto immortale, poi un giorno scopri che anche tu, sì, persino tu, potresti morire.

AUTRICE 1: Eh no! No, no, no e ancora no!  Egregio signore, lei non può portare qui “L’uomo dal fiore in bocca” e cambiare le parole di Pirandello Luigi (si genuflette) così a suo piacimento! (Pirandello dal lato del palco, annuisce)

AUTORE 3: A mio piacimento?

AUTRICE 1: Conosco ogni parola dell’immenso drammaturgo commediografo scrittore autore poeta filosofo umorista regista saggista… e lei lo sta tradendo!

AUTORE 3: Ma che vuole conoscere lei! Ogni parola? Ma via! Se bastasse imparare a memoria le parole per conoscerne il significato, per capirne il senso, per esaurire tutto quel che quella parola ha da dire, da dirle! Certe parole vanno vissute, vissute! Mille parole lette cento volte valgono meno di una sola respirata. Respirata! capisce? La deve sentire dentro! E’ come una nebbia che si espande e l’avvolge da dentro e non le fa più veder niente fuori. Si è mai fermato lei all’improvviso, così,  mentre leggeva leggero una pagina di un libro, mentre i pensieri ariosi svolazzavano lontani annoiati e quasi irretiti da tante inutili parole, si è mai fermato, dicevo, su una parola fissandola per un minuto? Un minuto, una parola, lei, l’ha mai fissata? Sembra breve un minuto non è vero? Credo che nessuno abbia mai perso tutto quel tempo fissando una parola! Un minuto è un’eternità se fissi una bella donna, figurarsi una parola! Ma che ne sa lei! L’ha mai avuto, lei, un fiore in bocca, eh?  ‘Epitelioma, si chiama. Pronunzii, sentirà che dolcezza: epitelioma… La morte, Capisce? È passata. M’ha ficcato questo fiore in bocca e m’ha detto: “Tientelo, caro: ripasserò fra otto o dieci mesi!” Se la morte, signor mio, fosse come uno di quegli insetti strani, schifosi, che qualcuno inopinatamente ci scopre addosso…Lei passa per via; un altro passante, all’improvviso, lo ferma e, cauto, con due dita protese le dice: “Scusi, permette? Lei, egregio signore, ci ha la morte addosso”. E con quelle due dita protese, la piglia e la butta via… Sarebbe magnifica! Ma la morte non è come uno di quegli insetti schifosi. Tanti che passeggiano disinvolti e alieni, forse ce l’hanno addosso. Nessuno la vede ed essi pensano quieti e tranquilli a ciò che faranno domani e doman l’altro.’

AUTRICE 1 (con tono meno battagliero e baldanzoso rispetto a prima): Ma le albicocche non diventano più buone?

AUTORE 3 (con un leggero sorriso): Ah sì, le albicocche…  Come fa?

AUTRICE 1: ‘Ma ci sono, di questi giorni, certe buone albicocche…’

AUTORI  1 e 2: ‘Come le mangia lei? Con tutta la buccia, è vero? Si spaccano a metà; si premono con due dita, per lungo… come due labbra succhiose… Ah, che delizia!’

REGISTA (sciogliendosi dalla rigidezza mantenuta durante tutto  il monologo; all’Autore 3): Finalmente un po’ di buonumore e l’ho anche vista sorridere.  Dopotutto siamo a teatro! Realtà sì, ma fino a un certo punto. Finzione, finzione! Gioco, gioco!

AUTRICE 1 (offesa da queste parole con uno scatto che spaventa la Regista,  le si para davanti): “Gioco”!? “Gioco”!?

REGISTA: Ma sì, il teatro è anche gioco, non è che lo dico solo io…

AUTRICE 1: Giuoco! Giuoco! con la “u” tra la “i” e la “o”, giuuuoooco (sollecitandola a pronunciare insieme), giiiuuuoco…

REGISTA Giiiuuoco…giuo…giuo…giuooooco… (rendendosi improvvisamente conto del ridicolo della scena) Eh basta! Basta! Giùoco giòco  giuco, che importa!

AUTORE 3 (alle spalle della Regista): Sorridere?! (la Regista si volta di scatto e l’espressione triste dell’Autore 3  la spaventa ancora di più) Lo sa da quanto tempo non sorrido? (la Regista a bocca aperta trattiene il respiro e fa no con la testa)  Cinque… (mostrando le cinque dita)

REGISTA (sospiro di sollievo): Eh va beh, pensavo molto di più, vedrà che oggi sicuramente…

AUTORE 3: Secoli!

REGISTA (guarda gli altri cercando lo stupore anche nei loro occhi che però non trova e anzi la guardano stupiti che non capisca; torna a guardare l’Autore 3): Secoli!?

AUTORE 3:  Da quando la Terra ha iniziato a girare. A girare… girare… girare… capisce? Cinque secoli! Tutta colpa sua! (gli altri fanno sì con la testa a certificare che capiscono e sono d’accordo)

REGISTA (guardando gli Autori 1 e 2): Sua…?

AUTORI 1e2: Sua!

REGISTA: Ma sua di chi di preciso?

AUTORE 3:  Copernico!

REGISTA:  Copernico?

AUTORE 3: Proprio lui.

AUTORI 1 e 2: Lui!

REGISTA: Ah! (apre le braccia in segno di sconforto e di resa)

CONTINUA…
Andrea Mazzola

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