Senza malizia – Audiolibro – Legge Lorenzo Pieri


Senza malizia audiolibro
Alfred Henry Maurer (1868-1932), Four sisters, 1931

Da Spreaker.com

Legge Lorenzo Pieri

Prima pubblicazione: Il Marzocco, 7 maggio 1905, poi in La vita nuda, Treves 1910.

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             I. Quando Spiro Tempini, con le lunghe punte dei baffetti insegate come due capi di spago lì pronti per passar nel foro praticato da una lesina, facendo a leva di continuo con le dita sui polsini inamidati per tirarseli fuor delle maniche della giacca; timido e smilzo, miope e compito, chiese debitamente alla maggiore delle quattro sorelle Margheri la mano di Iduccia, la minore, e se ne andò con quelle piote ben calzate ma fuori di squadra e indolenzite, inchinandosi più e più volte di seguito; tanto Serafina, quanto Carlotta, quanto Zoe, quanto Iduccia stessa rimasero per un pezzo quasi intronate.

             Ormai non s’aspettavano più che a qualcuno potesse venire in mente di chieder la mano d’una di loro. Dopo essersi rassegnate a tante gravi sciagure, alla rovina improvvisa e alla conseguente morte per crepacuore del padre, poi a quella della madre, e quindi a dover trarre profitto dei buoni studii compiuti per arricchire squisitamente la loro educazione signorile, s’erano anche rassegnate a rimaner zitelle.

             Veramente, certe loro amiche carissime non volevano credere a quest’ultima rassegnazione, perché pareva loro che le Margheri, da un pezzo, si fossero come impuntate: Serafina a trent’anni; Carlotta, a ventinove; Zoe a ventisette; Ida a venticinque. Il tempo passava, cominciava a urtarle un po’ sgarbatamente alle spalle; invano. Lì, ferme ostinatamente su la triste soglia di quegli anni oltrepassati, che stavano ad aspettare? Eh via, qualcuno che le inducesse finalmente a muoversene, ad andare innanzi non più sole. Quando queste care amiche sentivano dalle tre sorelle maggiori chiamar per nome l’ultima, si confessavano che faceva loro l’effetto che la chiamassero da lontano, da molto lontano, Iduccia. Perché, a conti fatti, Ida, via! doveva aver per lo meno ventotto anni.

             Intanto, ajutate da amici autorevoli, rimasti fedeli dopo la rovina, le Margheri erano riuscite col lavoro, cioè impartendo lezioni particolari di lingue straniere (inglese e francese), di pittura ad acquerello, d’arpa e di miniatura, a tener su intatta la casa, che attestava con l’eleganza sobria e semplice della mobilia e della tappezzeria l’agiatezza in cui eran nate e di cui avevano goduto; e andavano ancora a concerti e a radunanze, accolte dovunque con molta deferenza e con simpatia per il coraggio di cui davano prova, per il garbo disinvolto con cui portavano gli abiti non più sopraffini, per le maniere gentili e dolcissime e anche per le fattezze graziose e tuttora piacevoli. Erano magroline (forse un po’ troppo; spighite, dicevano i maligni) e di alta statura tutt’e quattro; Ida e Serafina, bionde; Carlotta e Zoe, brune.

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