01.02. Richiesta d’un tendone

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Richiesta d’un tendone

01.02. Richiesta d’un tendone

Nella Riviera Ligure, maggio 1907, e in Nuova Antologia, 16 agosto 1910.

Voglio un tendone e vi dico perché

M’ero già fatto della terra schiavo;
entrato nell’armento,
per cui la sola verità ch’esista
è l’erba che gli cresce sotto il mento,
da molto tempo il ciel piú non guardavo.
Era, non nego, risparmio di vista;
ma ov’ero giunto? a far con gli altri al re,
nell’ora del passeggio, riverenza;
riverenza alle chiese; alla bandiera
d’ogni fanfara, sul far della sera;
ai vivi, ai morti; ed anche a dir fra me
che – se in dote ebbe l’uom la pazienza –
contentar ci dovessimo del poco
che di goder ci è dato;
che obbedire alle leggi dello Stato
debba ognun, sia grand’uomo o sia dappoco;
ero giunto a scoprir belle contrade
in questa Terra e, tronfio, per le strade
di Roma andavo; e, allo splendor di tante
altre città pensando,
di nuovo orgoglio mi gonfiavo, in bando
l’invidia; ed animali e pietre e piante
con amoroso e lungo studio m’ero
a memoria già messi; e, a provar vero
quanto ha di sé
l’uomo ognor detto – microcosmo e re
della natura –, in degni
versi pensavo, e a rilevare i segni
del suo poter, gl’ingegni
varii, per cui del mondo alfin l’invitto
mister certo sconfitto
sarà: dictum quam re
facilius
.

Sciagura volle che alla fin, del cielo
(tenendo all’aria il naso
cosí per caso)
rivedessi la vôlta. Un fuoco, un gelo
di vergogna e sgomento, all’improvviso,
mi presero per quelle
mie magnifiche idee, calde nel petto.
Ilari in ciel mi parvero le stelle,
e mi sentii deriso;
sentii che la celeste
vôlta non era per le nostre teste
regali incoronate
quel che si dice un ragionevol tetto.
Zitti, zitti, affrettatevi, tirate
un tendone, un tendon, per carità!
Di portarvi rispetto ho buona volontà;.
potrei fors’anche la nostra grandezza
riconoscere ancor, sul serio; ma –
mi ci vuole il tendone,
a giusta altezza,
e che non sia di velo.
Conditio sine qua
non. Sicut in theatro item in coelo.


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