Quando Milano fischiò Pirandello

Di Guido Lopez

Il teatro di Luigi Pirandello agli inizi ebbe vita assai difficile, ma trovò supporto fondamentale a Milano, quando mio padre, Sabatino Lopez, era direttore della Società Autori. Il consorzio era nato come sodalizio privato a Milano nel 1882, in via Brera 19, ed ebbe sempre a Milano la sua sede, in luoghi diversi, sino al 1925; ma io ero nato decisamente tardi per metterci piede.

da La Repubblica Archivio

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Quando Milano fischiò Pirandello
Luigi Pirandello con Sabatino Lopez. Immagine dal Web.

Il teatro di Luigi Pirandello agli inizi ebbe vita assai difficile, ma trovò supporto fondamentale a Milano, quando mio padre, Sabatino Lopez, era direttore della Società Autori. Il consorzio era nato come sodalizio privato a Milano nel 1882, in via Brera 19, ed ebbe sempre a Milano la sua sede, in luoghi diversi, sino al 1925; ma io ero nato decisamente tardi per metterci piede.

Ho però stampato nella memoria quel 10 dicembre del 1936, quando la morte precoce di Pirandello ci colse il giorno del compleanno di mio padre (più giovane, ma di solo 6 mesi) e la consueta giornata con brindisi in famiglia lasciò il posto a commenti e ricordi di tutt’altro soggetto.

Una trentina d’anni dopo ebbi il privilegio di mettere insieme l’epistolario Pirandello-Lopez, aperto da questa lettera, capace di illuminare tutto il seguito.

«Caro Pirandello, io La ringrazio molto delle cose gentili che mi dice, e ne sono molto contento perché me lo dice Lei che prediligo fra tutti gli scrittori italiani. E’ destino che le mie simpatie letterarie sieno per la Sicilia: Verga, De Roberto, Lei… Ha fatto bene a lasciarsi tentare del teatro. I precedenti saggi sono deliziosi. Di “Se non così” Marco Praga mandandomi il contratto mi scrive che è di rara forza e bellezza. In base al contratto stipulato con Praga Le invio, secondo il Suo desiderio, mille lire, e poiché Ella stesso si dichiara disposto a lanciare una seconda commedia per la stessa somma al 31 marzo 1915, Lei me la mandi per maggior regolarità. S’intende che se anche il 31 marzo 1915 la somma dei diritti da Lei percepiti non avrà raggiunto tale cifra, io non Le chiederò quanto manca, attendendo dalle future rappresentazioni il restante. Prendo buona nota della Sua domanda di passare Socio Effettivo, domanda che risponde al nostro desiderio, e La saluto cordialmente».

Ne prende visione Marco Praga e, coerente col proprio rigore amministrativo, non può astenersi dal biasimare la generosità del suo successore alla Società, ma ospita il 19 aprile del 1915 il testo di «Se non così» al Teatro Manzoni. Dovrà astenersi dal recensirlo sulla rivista “Illustrazione Italiana”, ma al “Corriere della Sera” il pezzo di Renato Simoni ne tesse calorosamente il valore. Quanto agli spettatori, astenendosi o quasi da un giudizio ai primi due atti, al terzo passano per buona parte ai fischi, e il lavoro per il momento avrà una sola replica. Il testo, pubblicato da Casa Treves, comparirà con una premessa dell’ autore, che si rivolge alla sua protagonista Livia Alzati (attenzione: non alla sua eccellente interprete sulla scena, Irma Gramatica) nel tentativo di chiarire il gioco delle parti; e il testo verrà successivamente ripreso con varianti, incluso il titolo che diventa «La ragione degli altri».

Sarà a Milano anche il debutto – 18 giugno del 1917 al teatro Olympia – del “Così è se vi pare” con Annibale Betrone e Maria Melato che Pirandello commenterà in una lettera a Martoglio

«E’ stato veramente un grande successo, non dico per gli applausi ma per lo sconcerto e l’intontimento, e l’esasperazione e lo sgomento cagionati al pubblico. Quanto ci ho goduto!».

Paradosso a cui Lopez replicherà, proponendogli di passare “al tu”, nel sottolineare come tutto questo lo abbia portato in prima linea anche fra gli autori drammatici. Da cui, l’ inizio della lettera di Pirandello appena tornato a Roma.

«Caro Lopez, tu, tu, non più voi! ti sono tanto grato dell’ affettuosa assistenza, del sereno conforto che mi hai dato nei quattro giorni passati costì. Tu, dunque come un compagno, come un fratello. Vuoi? Ti scrivo, come vedi, dal Magistero, tra un esame e l’ altro, tra una partoriente domanda del professore mio collega e la mancata risposta della studentessa, nella crudele attesa di tanto in tanto del silenzio di un aborto…».

Un successivo scontro in partenza da Roma si chiuderà con lieto fine, ma il distacco dello stile teatrale dei due andava sempre più allargandosi. Non davvero si affievolì la stima e l’ amicizia. Dell’ ottobre del 1926 una lettera di Pirandello raggiungerà Milano con questa apertura:

«Mi promettesti una commedia e oggi ti ricordo la promessa. Tu non vorrai certo mancare all’appello, mio caro Lopez, esponente, come sei, di un periodo gloriosissimo del nostro teatro».

Era in vista la riapertura a Roma dell’ Argentina con la compagnia costruita attorno a Marta Abba, milanese al cento per cento, e cresciuta sulla scena del milanese Teatro del Popolo, anche questo diretto da mio padre. Quel progetto non andò a buon fine, ma i due si ritroveranno, su invito di Pirandello, al Teatro Manzoni per una riesumazione, interprete la Abba, di “Scrollina” di Achille Torelli. E come non ricordare la fruttuosa intesa fra Pirandello e Ruggeri, sigillata dalla première dell’ Enrico IV che ebbe la sua prima assoluta a Milano nel 1922? Tenne il cartellone sino alla sua ultima tournée a Londra e Parigi, organizzata da Remigio Paone, l’instancabile re del Teatro Nuovo.

Il 27 maggio del 1927 al Valle di Roma si debutta con “Sei personaggi in cerca d’ autore”. «Il pubblico fece prodigi di attenzione – scrive sul suo taccuino Dario Niccodemi – ma al terzo atto il pubblico si ribellò. E fu la battaglia. Poche volte ho veduto maggior passione di dissidio in un teatro». Qualche soddisfazione in alcune piazze successive; ma il capovolgimento trionfale si avrà, ancora una volta al Manzoni, il 27 di settembre.

L’ultimo incontro Luigi-Sabatino avvenne al tipico caffè di Castiglioncello: fu un ricapitolo di episodi della loro vita, di cui mi fu riferita più tardi la chiusura: «Caro Sabatino, potessi far saltare il mondo premendo un bottone… lo schiaccerei». Era di primo autunno del 1935.

Guido Lopez – 16 febbraio 2007

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