Pirandello, passione degli attori

Di Emilia Costantini

I De Filippo, Angelo Musco, Salvo Randone, Turi Ferro, Romolo Valli e Rossella Falk… Gli attori e le rappresentazioni storiche più celebri delle opere del premio Nobel. 

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Pirandello, passione degli attori
Da sinistra, Peppino ed Eduardo De Filippo, Luigi Pirandello, Titina De Filippo nel 1935.

Pirandello, passione degli attori

Da Corriere.it

Quel lontano 9 maggio 1921, poco più di un secolo fa, vero e proprio scandalo. Al Teatro Valle di Roma andava in scena, per la prima volta, quello che in seguito è stato considerato il capolavoro di Luigi Pirandello: Sei personaggi in cerca d’autore con la compagnia diretta da Dario Niccodemi e con il grande Luigi Almirante nel ruolo del Padre. In sala era presente anche l’autore e fu un delirio di applausi e urla «Manicomio! Manicomio!».

Ma l’opera, definita il metateatro pirandelliano, quello del teatro nel teatro dove gli schemi si sovvertono e tutto diventa possibile, persino la rivolta dei personaggi contro gli attori da cui non si sentono bene impersonati, è stata protagonista assoluta sui palcoscenici, interpretata dai più grandi attori e diretta dai più illustri registi. Memorabile la rappresentazione realizzata nel 1965 dalla Compagnia dei Giovani, con Romolo Valli (il Padre), Elsa Albani (la Madre), Rossella Falk (la Figliastra), Piero Sammataro (il Figlio), Ferruccio De Ceresa (il Capocomico), Nora Ricci (Prima Attrice) e Carlo Giuffrè (Primo attore) con la regia di Giorgio De Lullo. E poi, procedendo negli anni, la reinterpretazione sperimentale di Memè Perlini con il suo Pirandello chi? (1973); la rilettura filogoldoniana di Mario Missiroli (1993); e il più recente e fortunato adattamento di Carlo Cecchi (2003). Infine, anche Luca Ronconi nel 2012 ne ha diretto, dopo un approfondito laboratorio, una nuova, inedita lettura con i giovani attori diplomati dell’Accademia d’Arte drammatica Silvio d’Amico, consegnando al pubblico una versione scevra da paradossi retorici e convenzionali.

Un legame particolarmente stretto fu quello tra il drammaturgo agrigentino e i fratelli De Filippo. Fu proprio il Premio Nobel a proporre, agli allora giovanissimi Eduardo e Peppino, di interpretare una versione napoletana del Liolà: era il 21 maggio 1935, la commedia debuttò al Teatro Odeon di Milano e fu un successo, tanto che alcuni spettatori, riconoscendo l’autore seduto in platea, lo condussero in trionfo sul palcoscenico per raccogliere gli applausi insieme agli attori e i critici si dissero grati ai De Filippo per aver riproposto «un’edizione ammirevole sotto tutti i punti di vista». La fortunata collaborazione tra Pirandello e i De Filippo proseguì con la messinscena, cui si aggiunse anche Titina, del Berretto a sonagli al Teatro Fiorentini di Napoli il 14 febbraio 1936. Un’opera che fu ripresa più volte da Eduardo, in tutti i maggiori teatri italiani, a cominciare dal 1943, quando venne proposta a Roma come una sorta di manifesto ostile contro l’occupazione nazi-fascista della città. Nel finale della commedia, infatti, Eduardo diceva la celebre battuta: «Voi non sapete cosa vuol dire non poter parlare, non poter sputare in faccia a tutti la verità». Per finire nel 1981, con una delle ultime apparizioni del mitico attore-autore napoletano (scomparso nel 1984), sempre nel ruolo dello scrivano Ciampa, affiancato dal proprio figlio Luca De Filippo e dalla figlioccia Angelica Ippolito.

Tra gli attori più amati da Pirandello, non poteva mancare il conterraneo Angelo Musco, che interpretò le sue drammaturgie, anche sul grande schermo, sin dai primi anni del Novecento, in certi casi anche in dialetto siciliano, come per esempio Pensaci Giacuminu!. E proprio Pensaci Giacomino! è tra i testi pirandelliani più frequentati: resta impressa nella storia, l’interpretazione di Salvo Randone, così quella di Turi Ferro che, con la regia di Luigi Squarzina, si è cimentato anche in Ciascuno a suo modo e con la regia di Giorgio Strehler ne I giganti della montagna. Dramma incompiuto, quest’ultimo, cui il regista triestino del Piccolo di Milano ha dedicato una triplice ripresa: nel 1947 (con Lilla Brignone nel ruolo di Ilse la Contessa), nel 1966 (con Valentina Cortese nel medesimo ruolo) e nel 1994 (con Andrea Jonasson) .

Scriveva in proposito Strehler: «Non si tratta di “rifare”, per chissà quale inesistente comodità, uno spettacolo, ma di riaffermare, ancora più tragicamente di sempre con uno spettacolo di oggi, il grande smarrimento che ci circonda. I giganti della montagna rappresentano nel “mio” teatro un antico amore. Nel copione, dalle pagine leggere e gualcite, ritrovo segni misteriosi». Impossibile esaurire il vasto repertorio pirandelliano, senza ricordare altre due storiche rappresentazioni della Compagnia dei Giovani: Il gioco delle parti, che Antonio Gramsci nel 1919 sul quotidiano «Avanti!» aveva accusato di «verbalismo filosofico», con Romolo Valli e Rossella Falk (nel 1970), e Così è (se vi pare), la commedia definita dall’autore «Parabola in tre atti», che lo stesso Valli recitò con Paolo Stoppa e Rina Morelli.

Emilia Costantini
15 settembre 2022

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