04.02. Melbthal

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Melbthal

04.02. Melbthal

Nella Tavola rotonda, Napoli, anno V, N. 28, 14 luglio 1896, col sottotitolo Il patto, e con la nota «Dal Labirinto, Lib. V, La rete», e in Nuova Antologia, 1° marzo 1907.

1.
Quella giubbetta a maglia
come le stava bene!
e, ornato di vermene,
quel gran cappel di paglia.

D’un subito s’accorse
che mi piaceva assai:
rise negli occhi gaj
ed il labbro si morse.

«Vengo sú al bosco a un patto,
poi disse, – e bada, tu!
che d’amore, lassú,
noi non si parli affatto.»

Else! – esclamai. Ma lesta
sui labbri ella una mano
mi pose; io, piano piano,
gliela baciai. La testa

scosse. – «Cominci male!…
Se fai cosí… Sú, andiamo.
Ricordati: io non t’amo
piú – passato il viale.»

 

2.
Il bosco parea fatto
per perderci ambidue.
Ma su le labbra sue
leggevo ancora il patto.

Tutti, tutti gli uccelli
m’incitavan dai rami:
«Dille, dille che l’ami!
Baciale gli occhi belli!»

E, vedendo ogni fiore
il mio cipiglio fosco:
«Perché venire al bosco,
se non fate all’amore?»

E ov’era piú raccolta
l’ombra, volgeansi gli occhi:
«Oh ben voi siete sciocchi!
Qui l’erba è molle e folta…»

E in basso ecco garrire
la Melb, il ruscel tenue:
«Oh quante coppie ingenue
qui vengonsi a scaltrire!»

 

3.
Ella ciarlava molto,
senza guardarmi, e certo
sentia col senso esperto
ch’io non le davo ascolto.

Dicea: – «La Melb ha foce
nel Reno, sai? Di fronte hai
di Venere il monte
e il monte della Croce.

Nessun dei due t’adeschi!
Qua il fuoco e lì la cenere:
la Croce accanto a Venere.
Filosofi, i Tedeschi!»

S’accorse o non s’accorse
che, tra i discorsi vani,
s’eran le nostre mani
cercate e avvinte? Forse.

Che cominciò man mano
a tremarle la voce.
E la Melb, dunque, ha foce
nel Reno? Oh caso strano…

«Sí sí, proprio laggiú,
dopo i molini, a manca…
Oh Dio, sono già stanca.
Di’, non sei stanco tu?»

Sedemmo all’ombra. Ah, il patto
fu mantenuto appieno.
D’amor, sen contro seno,
noi non parlammo affatto.


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