Marta Abba – “Signor Pirandello, eccomi”

Di Luciano Lucignani

Articolo su Repubblica del 26 giugno 1988 in ricordo di Marta Abba deceduta due giorni prima. Pirandello incontrò la Abba nella primavera del 1925. Lui era in cerca di una prima attrice un po’ particolare, per la compagnia del Teatro d’Arte di Roma.

da Archivio Repubbica.it

Marta Abba - "Signor Pirandello, eccomi"
Marta Abba

E’ giovanissima e di meravigliosa bellezza. Capelli fulvi, ricciuti. Occhi verdi, lunghi, grandi e lucenti, che ora, nella passione, s’intorbidano come acqua di lago; ora, nella serenità, si fermano a guardare limpidi e dolci come un’alba lunare; ora, nella tristezza, hanno l’opacità dolente della turchese. La bocca ha spesso un atteggiamento doloroso, come se la vita le desse una sdegnosa amarezza; ma se ride, ha subito una grazia luminosa, che sembra rischiari e avvivi ogni cosa. Questa, che si legge quasi all’inizio del primo atto, in Diana e la Tuda di Pirandello, è la didascalia di presentazione della modella Tuda, dal corpo della quale il giovane scultore Sirio Dossi trae ispirazione per una sua grande statua di Diana. Ma è anche il ritratto di Marta Abba, l’attrice che lo scrittore siciliano riconobbe come sua sola e unica musa e che è morta l’altra sera.

Pirandello incontrò la Abba nella primavera del 1925. Lui era in cerca di una prima attrice un po’ particolare, per la compagnia del Teatro d’Arte di Roma. In un primo momento aveva fermato la sua attenzione su Emma Gramatica, che apprezzava molto. Poi però scartò l’idea: la Gramatica era una prima attrice già famosa e quindi difficile da sottomettere alle esigenze d’ un direttore.

Quando lesse un articolo di Marco Praga, in cui si faceva l’elogio d’una giovanissima debuttante (la Abba era nata col secolo, non aveva compiuto ancora venticinque anni), sorprendente interprete del ruolo di Nina nel Gabbiano di Cechov messo in scena da Virgilio Talli, non esitò un istante a spedire a Milano il suo assistente, Guido Salvini, per scritturarla.

In una intervista di non molti anni fa (1973), la Abba ha ricordato il suo incontro con lo scrittore. Era arrivata a Roma accompagnata dalla madre ed era subito andata al Teatro Odescalchi. Il maestro stava sul palcoscenico, racconta la Abba, a provare con gli altri attori. Signor Pirandello, sono qui gli dissi. Lui si alzò di scatto dalla sedia che occupava. Aveva il volto emaciato e la barba e i capelli grigi. A dispetto di questa apparenza, rivelò una agilità e una giovinezza enormi. Mi strinse la mano, mi disse poche parole gentili: ma bastarono per comunicarmi la sua forza, la sua squisitezza, l’amore autentico che egli aveva per il teatro e per gli attori.

Marta Abba debuttò nel sesto spettacolo del Teatro d’Arte, Nostra Dea di Massimo Bontempelli, il 22 aprile 1925. Nel ruolo di Dea, la donna che cambia personalità col mutare degli abiti che indossa, fu una rivelazione; i critici più influenti (D’Amico, Alvaro, Cardarelli) ne parlarono come d’una nuova promessa della scena italiana. Lo spettacolo fu il più replicato della stagione romana e il solo rimasto in cartellone (a parte le opere di Pirandello) per l’intero triennio. Per i tempi, insomma, un vero e proprio successo, per la commedia e per l’interprete. Pirandello, artefice di quel trionfo, ne fu anche, per così dire, la vittima. Da quel momento la sua vita cambiò, la passione mise il fuoco nelle vene dello scrittore ormai cinquantottenne. Marta Abba divenne l’interprete preferita dei suoi drammi, alcuni dei quali furono scritti appositamente per lei (oltre a Diana e la Tuda, L’amica delle mogli, Come tu mi vuoi, Trovarsi). Lo scrittore filosofo, cerebrale, divenne poeta d’amore; d’un amore violento, contorto, feroce; un amore che non poté (o non volle?) essere corrisposto.

I tratti autobiografici si fecero evidenti: Nono Giuncano, l’anziano scultore innamorato della modella, in Diana e la Tuda, come Francesco Venzi, l’uomo dominato da un’oscura e segreta passione che lo spinge al delitto, nell’Amica delle mogli, come il vecchio, famoso scrittore di Quando si è qualcuno, sono tutti evidenti proiezioni dello stesso Pirandello. E altri personaggi femminili, dalla modella Tuda all’ Ignota di Come tu mi vuoi, da Donata Genzi, l’attrice di Trovarsi, a Marta Tolosani, L’amica delle mogli, sono altrettanto variazioni di un unico modello: la Abba.

Disgraziatamente, di questa insolita vicenda d’amore, così casta e infelice, sappiamo molto poco, almeno fino ad oggi. Il carteggio fra l’attrice e lo scrittore è ancora, ad oltre mezzo secolo dalla morte di Pirandello, gelosamente custodito dalle due parti in causa. Ed è il motivo per cui le biografie del drammaturgo sono tutte, per quanto si riferisce agli ultimi anni della sua vita, lacunose e imperfette. Ora finalmente sembra che si stia per giungere ad un accordo: il carteggio Abba-Pirandello dovrebbe uscire contemporaneamente negli Stati Uniti e in Italia (edito da Bompiani). Sembra da escludere, stando alle testimonianze di chi li conobbe da vicino, che i due siano stati amanti.

Paola Masino che, con Bontempelli, frequentò assiduamente tanto Pirandello che la Abba, assicura che per lo scrittore Marta era una signorina e tale doveva restare sino al suo matrimonio. Pirandello l’ha amata, ma a suo modo e di questo lei forse ha sofferto…. Si è parlato, ma molto vagamente, di un episodio, rimasto piuttosto oscuro, che sarebbe accaduto in Germania, durante una tournée del Teatro d’ Arte (o, forse, delle successive compagnie pirandelliane); ma sono soltanto voci delle quali non è stato mai possibile verificare la consistenza.

Pirandello era di un moralismo severo, dice ancora la Masino, non tollerava il tradimento tra marito e moglie, tra amanti…. E forse, aggiungiamo noi, riteneva immorale il rapporto tra una donna giovane e un uomo di trent’anni più vecchio. Siciliano, dotato di temperamento, non provava certo disinteresse nei confronti delle donne e dell’amore; ma le esperienze della vita (dai traumi dell’ infanzia al drammatico fidanzamento con la cugina Lina e al tragico matrimonio segnato dalla follia) non erano fatte per dargli fiducia, in questo senso.

Corrado Alvaro, altro intimo amico dello scrittore, nella bellissima prefazione alle Novelle per un anno (che una singolare sentenza della Corte d’Appello di Milano del 2 luglio 1965, presidente il dott. Carlo Viviani, ha impedito di ristampare), diceva: …Cercando in quel famoso cassetto della sua scrivania mi venne per le mani un foglio ingiallito in cui (Pirandello) confessava la fine della giovinezza, un corpo travagliato dagli anni, e perciò la fine dell’amore. Segnava il punto giusto: la fine della stagione dei piaceri propri nel tempo in cui l’uomo non può dare più gioia di quanta ne riceva…. Perciò, forse, si prese negli ultimi anni la parte di chi dà quello che è sicuro sia un dono: l’amicizia, una calda ammirazione e affezione, una protezione e una esperienza. Questa prefazione fu tolta dall’edizione mondadoriana delle Novelle per un anno, come quella di Silvio d’ Amico dalla raccolta delle Maschere nude, in seguito ad un procedimento giudiziario promosso dai legali di Marta Abba, perché contenente apprezzamenti lesivi della sua personalità morale e artistica.

Luciano Lucignani

26 giugno 1988

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