La verità – Audiolibro

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La verità
Immagine da murderbygaslight.com

Legge Lorenzo Pieri

Da Spreaker.com

Prima pubblicazione: Corriere della Sera, 23 giugno 1912, poi in La trappola, Treves 1915.

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             Saru Argentu, inteso Tarara, appena introdotto nella gabbia della squallida Corte d’Assise, per prima cosa cavò di tasca un ampio fazzoletto rosso di cotone a fiorami gialli, e lo stese accuratamente su uno dei gradini della panca, per non sporcarsi, sedendo, l’abito delle feste, di greve panno turchino. Nuovo l’abito, e nuovo il fazzoletto.

             Seduto, volse la faccia e sorrise a tutti i contadini che gremivano, dalla ringhiera in giù, la parte dell’aula riservata al pubblico. L’irto grugno raschioso, raso di fresco, gli dava l’aspetto d’uno scimmione. Gli pendevano dagli orecchi due catenaccetti d’oro.

             Dalla folla di tutti quei contadini si levava denso, ammorbante, un sito di stalla e di sudore, un lezzo caprino, un tanfo di bestie inzafardate, che accorava.

             Qualche donna, vestita di nero, con la mantellina di panno tirata fin sopra gli orecchi, si mise a piangere perdutamente alla vista dell’imputato, il quale invece, guardando dalla gabbia, seguitava a sorridere e ora alzava una scabra manaccia terrosa, ora piegava il collo di qua e di là, non propriamente a salutare, ma a fare a questo e a quello degli amici e compagni di lavoro un cenno di riconoscimento, con una certa compiacenza.

             Perché per lui era quasi una festa, quella, dopo tanti e tanti mesi di carcere preventivo. E s’era parato come di domenica, per far buona comparsa. Povero era, tanto che non aveva potuto neanche pagarsi un avvocato, e ne aveva uno d’ufficio; ma per quello che dipendeva da lui, ecco, pulito almeno, sbarbato, pettinato e con l’abito delle feste.

             Dopo le prime formalità, costituita la giuria, il presidente invitò l’imputato ad alzarsi.

             –    Come vi chiamate?

             –    Tarara.

             –    Questo è un nomignolo. Il vostro nome?

             –    Ah, sissignore. Argentu, Saru Argentu, Eccellenza. Ma tutti mi conoscono per Tarara.

             –    Va bene. Quant’anni avete?

             –    Eccellenza, non lo so.

             –    Come non lo sapete?

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