239. Incontro – Novella

Da “Novelle estravaganti”


1. Incontro – 1898

Prima pubblicazione: Ariel, anno I, numero 5, 15 gennaio 1898.

Introduzione editoriale (Novelle per un anno, I Meridiani vol. III, Arnoldo Mondadori editore, Milano 1990)
A titolo di integrazione e, per cos√¨ dire, di restauro diamo qui per intero – nella stesura che l‚ÄôAutore che pubblic√≤ in ¬ęAriel¬Ľ nel 1898 con titoli diversi dai definitivi – il testo di due novelle: Incontro e Disdetta, comprese rispettivamente nelle raccolte In silenzio (col titolo La veglia) e Il vecchio Dio (col titolo La disdetta di Pitagora); nella presente edizione, volume II, tomo I, pp. 149-169 e volume II, tomo II, pp. 770-780. Una volta di pi√Ļ siamo in debito di gratitudine nei confronti di Alfredo Barbina: cfr. il suo ¬ęAriel¬Ľ. Storia d‚Äôuna rivista pirandelliana, ¬ęPubblicazioni dell‚ÄôIstituto di Studi Pirandelliani¬Ľ, n. 7, Roma, Bulzoni, 1984.

Incontro
Sir Frank Dicksee (1853-1928) The Crisis, 1891

          Scendendo in fretta la scala al bujo Marco Mauri alzò la mano in cui teneva il fiammifero e domandò a un signore che s’affrettava a salire:

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† – √ą lei il medico? Venga! Muore… muore, senza un medico…

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Quel signore s‚Äôarrest√≤ un tratto sul pianerottolo e guard√≤ con le ciglia corrugate il Mauri che singhiozzava e gestiva senza poter pi√Ļ parlare, poi sal√¨ dietro a lui.

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† – Venga… – ripet√© il Mauri, pervenuto al pianerottolo del secondo mezzanino, indicando la porta accostata. Entr√≤ innanzi e condusse l‚Äôaltro, per tre stanzette, alla camera da letto in fondo.

          Alla vista della moribonda il nuovo arrivato, che respirava a stento, pallidissimo, ebbe come un singulto nel naso e socchiuse gli occhi, poi si accostò al letto e contemplò la giacente quasi inabissata nel letargo.

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† – Dottore, dottore… – preg√≤ piano tra le lagrime irrefrenate, il Mauri. – Le dia subito ajuto, mi muore.

          Quegli si voltò a guardarlo biecamente, poi sollevò cauto dal seno fasciato della giacente la vescica di ghiaccio.

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† – √ą qui… – riprese il Mauri premendosi forte l‚Äôindice d‚Äôuna mano sul petto dalla parte del cuore, per indicare il luogo della ferita. – Qui… e par che la palla sia andata a conficcarsi sotto la scapola…

          РSon già quattro giorni? Рdomandò l’altro, rivolgendosi a un vecchio sacerdote che se ne stava taciturno all’altro canto del letto.

          РSì, oggi è il quarto giorno, Рrispose il Mauri, senza dar tempo.

          Il vecchio sacerdote si levò da sedere come in preda a un’agitazione improvvisa, e squadrando il nuovo arrivato, che teneva tra le dita il polso deva moribonda, disse:

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† – Scusi, ma lei, signore…

          РCaffeina, ce n’è? Рlo interruppe questi.

          Il Mauri si recò subito nella stanza attigua e rientrò tosto con una boccetta e una piccola siringa in mano.

          РEccola! Рdisse. РStavo quasi per fargliela io una iniezione. Iersera gliene ha fatte due il medico curante.

          Restò con la boccetta in mano guardando prima il vecchio sacerdote, il quale, turbatissimo, teneva gli occhi fissi sul nuovo arrivato, poi questi, che s’era nascosta la faccia con ambo le mani.

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† – √ą morta? – domand√≤ forte, in un singhiozzo. – E morta? Ditemelo!

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† – No… no… – gli rispose accorrendo il prete ricordante. – Venga, venga con me… – E gli bisbigli√≤ qualche altra parola nell‚Äôorecchio.

          РLui? Рfece odiosamente il Mauri additando con l’indice teso il nuovo arrivato e lasciandosi trascinare nell’attigua stanzetta. РLui? E che è venuto a far qui?

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† – Un‚Äôopera di misericordia… – gli rispose il prete parlando a bassa voce come per indurlo a parlar basso anche lui. – Un‚Äôopera di misericordia… Gli ho scritto io, invocando a nome di quella poveretta il suo perdono… Ed √® voluto venir egli stesso in persona ad accordarglielo… Io La scongiuro: Ella se ne vada ora, se ne vada… non ha pi√Ļ nulla da far qui…

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† – No! – disse forte il Mauri abbandonandosi sul canap√© e guardando fisso il prete, con occhi da matto. – Io non me ne vado… io rimango qui! – Sentendosi forzar la gola da un altro √®mpito di pianto appoggi√≤ i gomiti su i ginocchi e squassando la testa ruppe in nuovi singhiozzi.

          Il vecchio sacerdote ritornò premuroso alla camera da letto, e accostandosi a colui, che teneva ancora la faccia nascosta tra le mani:

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Grazie, dottor Clerici; Dio la benedir√†… Lei salva un‚Äôanima col suo atto misericordioso…

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† – Lei mi ha scritto – disse Giacomo Clerici guardando il prete severamente – che costei moriva pentita e abbandonata… Chi √® colui?

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† – Un disgraziato… – s‚Äôaffrett√≤ a rispondere il prete. – Non so chi sia, so che tanto io quanto la poverina abbiamo fatto di tutto per tenerlo lontano: non ci √® stato possibile… Ma si affidi a me: ella muore pentita e ha chiesto ella stessa per mio mezzo il suo perdono… Gi√† Lei gliel‚Äôha accordato venendo…

          Giacomo Clerici, rivolse gli occhi intorbidati dall’interno tumulto su la moribonda; le mirò prima le palpebre livide, serrate; poi la fronte, e il suo sguardo ne sentì quasi il gelo.

          Lottavano in lui la imagine che egli aveva serbato della moglie e questa che ora ritrovava tanto mutata e in cos’ miserando stato, lottavano le due immagini, come se quella si ricusasse, tuttavia sdegnosa, al sentimento di pietà che questa gli ispirava, e non volesse distendersi su quel letto, colpita a morte, con quelle palpebre livide, con quella smunta effigie dolorosa.

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Soltanto nei capelli le due immagini s‚Äôidentificavano. Eran ben quelli di Fulvia, ancora, ¬ęla nube d‚Äôoro¬Ľ, com‚Äôegli nei primi anni del matrimonio li aveva chiamati; ma ora, cos√¨ disciolti e sparsi sul guanciale, quanto rendevan pi√Ļ misero quel volto cangiato! quanto pi√Ļ triste, la fronte solcata nel mezzo da una ruga incisa come una lunga ferita mal rimarginata… Egli vi appunt√≤ gli occhi, e in quel segno, che su la fronte della Fulvia da lui conosciuta sarebbe apparso come uno sfregio, e qui era testimonianza d‚Äôun lungo soffrire, lesse la trarotta vita di lei, il triste cammino fatto da quell‚Äôanima per cadere nella presente miseria.

          Circa undici anni eran trascorsi, da che ella aveva abbandonato la casa maritale: in questo lasso di tempo, sbollito a poco a poco l’odio, egli si era saputo riconoscere per la massima parte cagione se la moglie era fuggita da lui. Ed ora la presenza di lei, che finiva così tristamente, gli dava immagine della vita a cui dopo il tradimento egli si era con vergogna ed orrore sottratto, ritirandosi in campagna e trasformandosi colà man mano fino al punto di poter dare ora a sè stesso la prova generosa e consolante della superiore equità conquistata dal suo spirito, coll’accorrere al letto di quella infelice a riconoscere il danno degli antichi suoi torti e ad accordarle il perdono.

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Si chin√≤ su la giacente e la chiam√≤ due volte per nome, invano; fece per abbassarsi vieppi√Ļ su lei, poi si rizz√≤ con un sospiro, posando su quella fronte la mano, invece delle labbra. Al contatto del gelo mortale pens√≤ al rimedio non ancora apprestato.

          РLa boccetta, Рdisse rivolgendosi al vecchio sacerdote.

          Questi si recò subito nella stanza attigua per farsela dare dal Mauri. Lo trovò riverso su la spalliera del canapè col volto affondato tra le braccia.

          РNon gliela do! Рgli rispose il Mauri di scatto mostrando la faccia stravolta coi capelli e la barba scompigliati.

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† – Meglio che muoia… senza vederlo… √ą una crudelt√†! una crudelt√†!

          Ma si lasciò prendere dalla mano la boccetta, e si riversò novamente su la spalliera mormorando: РVuol finirla, vuol finirla!

          Alla puntura dell’ago sul braccio, la moribonda si scosse. Il Clerici terminò l’iniezione, abbassando il capo; poi si mostrò alla moglie.

          РFulvia!

          Ella sbarrò gli occhi e fece quasi per rannicchiarsi, sgomenta, nel fondo del letto.

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† – Fulvia! – chiam√≤ egli di nuovo. – Povera Fulvia…

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Sgorgarono dagli occhi di lei due grosse lagrime che non poterono scorrerle per le guance, e le invetrarono lo sguardo smarrito. Poco dopo le palpebre si richiusero. Ella non diede pi√Ļ altro segno di vita.

          Dalla stanza attigua si sentiva la voce del Mauri, che ripeteva:

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† – La ammazza… la ammazza…

          Il Clerici, urtato, venne a dirgli:

          РAncora qui Lei?

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† – Non me ne vado! – gli rispose pronto il Mauri, voltandosi e rimanendo seduto. – Lo so, Lei pu√≤ scacciarmi… Lei ha tutto il diritto di scacciarmi…

          РE La scaccio! Рlo interruppe con violenza il Clerici.

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† – No… M‚Äôinsulti… mi bastoni… ma mi lasci star qui… Che le faccio io, ora?… Che ombra posso darle?… Mi lasci star qui… Lei non pu√≤ piangerla, signore… La lasci piangere a me, perch√® ella ha bisogno d‚Äôesser pianta, pi√Ļ che perdonata, ha bisogno di tante lagrime per quella sua povera esistenza spezzata. E Lei, lo comprendo, non pu√≤ dargliene… Lei, mi perdoni… dovrebbe uccidere colui che dopo avergliela tolta, ha avuto cuore d‚Äôabbandonarla… non deve scacciar me che l‚Äôho raccolta, che l‚Äôho adorata e che per lei ho spezzato anche la mia vita… Per lei, io, Marco Mauri, sappia che ho abbandonato la mia famiglia… mia moglie… i miei figli…

          Si levò in piedi con gli occhi stravolti, le braccia alzate e aggiunse: РVeda un pò se è possibile che Lei mi scacci!

          Si mise a passeggiare per la stanza, storcendosi le mani fin quasi a spezzarsi le dita, mentre lagrime silenziose gli scorrevano per la faccia fieramente contratta e andavano a inzuppargli l’ispida barba nera qua e là un po’ brizzolata. A un tratto si arrestò su la soglia della camera da letto.

          РNon entri! Рgl’intimò il Clerici.

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† – No… non entro… Mi permetta di sporgere il capo di qua dall‚Äôuscio per guardarla soltanto… Non entrer√≤, come vuol Lei.

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Continu√≤ a passeggiare e, passeggiando, a sparlare come in un delirio, gestendo continuamente. Il Clerici sedette presso al tavolino, su cui ardeva la candela, e si prese la testa tra le mani, non sapendo pi√Ļ in che modo regolarsi con colui, e provando quasi uno stordimento di vergogna, che l‚Äôavviliva.

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† – Lei, signore, – parlava intanto il Mauri come tra s√® medesimo – non ha nessuna ragione d‚Äôesser geloso di me: perch√®, lo vede?, ella sta per morire… E lei √® venuto a perdonarla perch√® ha saputo che ella stava per morire… altrimenti non sarebbe certo venuto… Oh, lo comprendo… Io comprendo. Lei non pu√≤ esser geloso di me perch√® Fulvia, quand‚Äôio l‚Äôho amata, non Le apparteneva pi√Ļ… Ora essa, guardi, appartiene pi√Ļ a me… Lei, signore, √® stato veramente generoso a venire: ma deve essere generoso anche con me, poich√© ella muore, e dinanzi alla morte non c‚Äô√® pi√Ļ rivalit√†… E poi Fulvia non si √® uccisa per Lei, sa? Si √® uccisa per me. Perch√® √® venuta da lei mia moglie a scongiurarla d‚Äôabbandonarmi; ed ella, poveretta, lusingandosi di ridar la pace a una famiglia, mi ha abbandonato, √® fuggita, se n‚Äô√® venuta qui… Appena l‚Äôho saputo, l‚Äôho raggiunta; e allora la disgraziata, dopo avermi pi√Ļ volte respinto, mi si √® uccisa… Capisce? Lei, signore, in questo momento prova una bella sodisfazione… oh magnifica!… la sodisfazione della propria generosit√†… Compatisca chi prova invece lo strazio d‚Äôun doppio delitto…

          Si fermò innanzi al Clerici e gli tese una mano.

¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† – Sia generoso, mi stringa la mano… mi dica: – S√¨, pover‚Äôuomo ti voglio degnar di tanto! – Me lo merito, glie lo giuro. Quantunque io, sa? d‚Äôora in poi non possa pi√Ļ metter piede laggi√Ļ, nel mio paese. Tutti, tutti mi griderebbero: – Sciagurato! Cinque figliuoli innocenti in mezzo alla strada… – Stia zitto, per carit√†! Guardi, se mi lanciasse uno sputo e mi dicesse Tieni! lavati la faccia! – debbo cavare il fazzoletto dalla tasca e asciugarmela cos√¨, guardi cos√¨… Perch√® mi merito anche questo… Ah, lo so… lo riconosco… Lei si vergogna di stringermi la mano? Ha ragione; ma crede che me ne offenda e me n‚Äôimporti? Non m‚Äôimporta di nulla, purch√© ella mi resti, purch√® ella non muoia… Ah. qualunque cosa, qualunque cosa, purch√© ella non muoia! Lei non l‚Äôha conosciuta, signore, mi perdoni… Lei non ha saputo apprezzarla, se lo lasci dire da me… Di tutto il tesoro di cui¬† lei non ha saputo valersi, eccola qui una prova: io! mi vede? io che per acquistare questo tesoro ho dato la pace di tutta la mia vita… la mia fama d‚Äôonest‚Äôuomo perduta ormai nel concetto di tutti, anche di Fulvia s√¨… perch√® ho mentito con lei: le avevo detto ch‚Äôio ero solo, che non avevo legami di sorta… altrimenti ella non avrebbe mai risposto al mio amore… tanto vero che, appena scoperto il mio inganno, √® fuggita… e ora, eccola l√¨… s‚Äô√® uccisa… Ah lei, signore no, non ha dovuto indovinar neppure che cuore avesse quella donna… Glielo dimostro io. Ho voluto dirle la mia vita, perch√® conosco la sua: Fulvia stessa me l‚Äôha narrata… senza mai accusarla, cercando anzi di scusarla… incolpando dei torti di Lei le donne, ch‚Äôella odiava tutte profondamente in s√® stessa… E quando, pochi giorni or sono, son venuto a raggiungerla qui, ha voluto scusare anche il mio tradimento, la mia menzogna, incolpando s√® stessa, certi suoi vezzi involontarii, il malvagio istinto, com‚Äôella lo chiamava, il bisogno cio√® che sentono tutte le donne di piacere al marito della propria sorella… E anche quell‚Äôaltro, quel vigliacco che, dopo averla sedotta, l‚Äôha abbandonata, anche quell‚Äôaltro ella scusava, mentr‚Äôio ne fremevo: diceva d‚Äôaverlo stancato coi suoi timori… Ecco il concetto ch‚Äôella aveva, signore, di noi uomini che la abbiamo ridotta in quello stato… Vada, vada a inginocchiarsi innanzi al letto di lei… e si faccia perdonare…

          Il Clerici aveva conserte le braccia sul tavolino e vi aveva affondato la faccia. Quando da lì a poco, il prete ricordante si fece, sgomento, alla soglia della camera per chiamarlo, alzò la testa, poi balzò in piedi, ma non ebbe animo di accorrere al letto della morta, sentendo già i gridi e il pianto del Mauri accorso innanzi. Poco dopo, al pianto disperato di questo s’unì la preghiera dei defunti recitata dal vecchio sacerdote.

Novelle estravaganti (non comprese in nessuna raccolta)
01 – Incontro – 1898
02 – Disdetta – 1898
03 РDisdetta (continuazione e fine) Р1898
04 – Pianto segreto – 1903
05 – Personaggi – 1906
06 – I muricciuoli, un fico, un uccellino – 1931

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