Dalla raccolta “Fuori di chiave” (1912)
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03.03. Il tesoro
Pubblicata in Roma letteraria, 25 agosto 1896, con l’indicazione: « Dal «Labirinto”, Libro III, Smanie e rimpianti ».
Ricco jeri, oggi povero. E non so
com’ita se ne sia tanta ricchezza.
Non del tesor perduto è l’amarezza;
ma il non saper come perduto io l’ho.
Nessun piacer, nessuna gioja, aimè,
la cui memoria avrebbe almen potuto
consolar la miseria e il viver muto,
o dello stato mio dirmi il perché
Come dunque ridotto mi son qui?
Con la ricchezza mia potea far tanto,
e nulla ho fatto, e son povero intanto…
L’ho sperduta in ispiccioli, cosí…
Non l’opera che dia lustro a un’età,
né la gioja ch’empir possa una vita.
Dunque tanta ricchezza m’è servita
per comperarmi questa povertà.
Noto soprattutto per le numerose e caratteristiche novelle, le singolari opere teatrali e gli altrettanto peculiari romanzi, Pirandello, agli albori della sua carriera, fu anche poeta. Un poeta che, nonostante fosse solo agli inizi, lasciava già intravedere chiare tracce non solo del suo inconfondibile stile, ma soprattutto della sua particolare visione del mondo e della natura umana.
Raccolta “Fuori di chiave”
1912
Introduzione
01.01. Preludii: orchestrale e di partenza
01.02. Richiesta d’un tendone
01.03. Ingresso
01.04. La mèta
02. Il pianeta
03.01. Credo
03.02. Lo stajo
03.03. Il tesoro
03.04. Bolla e palla
04.01. Vecchio avviso
04.02. Melbthal
04.03. Ritorno
05.01. Primavera dei terrazzi
05.02. L’occhio per la morte
05.03. Onorio
05.04. Dal fanale
06.01. Stormo
06.02. Pian della Britta
06.03. A un olivo
07.01. Sempre bestia
07.02. Chiù
07.03. Meriggio
07.04. Ultimo vate
08.01. Guardando il mare
08.02. Nuvole
09. Convegno
10.01. Leggendo la storia
10.02. La caccia di Domiziano
10.03. Tormenti
10.04. Comiato
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