Il corvo di Mìzzaro – Audiolibro

Il corvo di Mìzzaro audiolbro
Vincent van Gogh (1853-1890), Campo di grano con volo di corvi, 1890

Legge Enrica Giampieretti

Da LibriVox.org

Prima pubblicazione: Il Marzocco, 26 ottobre 1902 col titolo Corvo, 77 – Asino, 23 – Caduta, 80;

col nuovo titolo nella raccolta Il carnevale dei morti, Battistelli, Firenze 1919.

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             Pastori sfaccendati, arrampicandosi un giorno su per le balze di Mìzzaro, sorpresero nel nido un grosso corvo, che se ne stava pacificamente a covar le uova.

             – O babbaccio, e che fai? Ma guardate un po’ ! Le uova cova! Servizio di tua moglie, babbaccio!

             Non è da credere che il corvo non gridasse le sue ragioni: le gridò, ma da corvo; e naturalmente non fu inteso. Quei pastori si spassarono a tormentarlo un’intera giornata; poi uno di loro se lo portò con sé al paese; ma il giorno dopo, non sapendo che farsene, gli legò per ricordo una campanellina di bronzo al collo e lo rimise in libertà:

             – Godi!

             Che impressione facesse al corvo quel ciondolo sonoro, lo avrà saputo lui che se lo portava al collo su per il cielo. A giudicare dalle ampie volate a cui s’abbandonava, pareva se ne beasse, dimentico ormai del nido e della moglie.

             – Din dindin din dindin…

             I contadini, che attendevano curvi a lavorare la terra, udendo quello scampanellio, si rizzavano sulla vita; guardavano di qua, di là, per i piani sterminati sotto la gran vampa del sole:

             – Dove suonano?

             Non spirava alita di vento; da qual mai chiesa lontana dunque poteva arrivar loro quello scampanio festivo?

             Tutto potevano immaginarsi, tranne che un corvo sonasse così, per aria.

             «Spiriti!» pensò Ciche, che lavorava solo solo in un podere a scavar conche attorno ad alcuni frutici di mandorlo per riempirle di concime. E si fece il segno della croce. Perché ci credeva, lui, e come! agli Spiriti. Perfino chiamare s’era sentito qualche sera, ritornando tardi dalla campagna, lungo lo stradone, presso alle Fornaci spente, dove, a detta di tutti, ci stavano di casa. Chiamare? E come? Chiamare: – Ciche! Ciche!  – così. E i capelli gli s’erano rizzati sotto la berretta.

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