I tre pensieri della sbiobbina – Audiolibro

I tre pensieri della sbiobbina audiolibro
Caspar David Friedrich (1774-1840), Donna alla finestra, 1822. Immagine dal Web.

Legge Lorenzo Pieri. 

Da Spreaker.com. 


Prima pubblicazione: Il Campo, 5 febbraio 1905, poi in La trappola, Treves, Milano 1915.

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             Bene, fino a nove anni: nata bene, cresciuta bene.

             A nove anni, come se il destino avesse teso dall’ombra una manaccia invisibile e gliel’avesse imposta sul capo: – Fin qua! -, Clementina, tutt’a un tratto, aveva fatto il groppo. Là, a poco più d’un metro da terra.

             I medici, eh! subito, con la loro scienza, avevano compreso che non sarebbe cresciuta piĂą. Linfatico, cachessia, rachitide…

             Bravi! Farlo intendere alle gambe, adesso, al busto di Clementina, che non si doveva piĂą crescere! Busto e gambe, dacchĂ©, nascendo, ci s’erano messi, avevano voluto crescere per forza, senza sentir ragione. Non potendo per lungo, sotto l’orribile violenza di quella manaccia che schiacciava, s’erano ostinati a crescere di traverso: sbieche, le gambe; il busto, aggobbito, davanti e dietro. Pur di crescere…

             Che non crescono forse così, del resto, anche certi alberelli, tutti a nodi e a sproni e a giunture storpie? Così. Con questa differenza però: che l’alberello, intanto, non ha occhi per vedersi, cuore per sentire, mente per pensare; e una povera sbiobbina, sì; che l’alberello storpio non è, che si sappia, deriso da quelli dritti, malvisto per paura del malocchio, sfuggito dagli uccellini; e una povera sbiobbina, sì, dagli uomini e sfuggita anche dai fanciulli; e che l’alberello infine non deve fare all’amore, perchĂ© fiorisce a maggio da sĂ©, naturalmente, così tutto storpio com’è, e darĂ  in autunno i suoi frutti; mentre una povera sbiobbina…

             Là, via, era una cosa riuscita male, e che non si poteva rimediare in alcun modo. Chi scrive una lettera, se non gli vien bene, la strappa e la rifa da capo. Ma una vita? Non si può mica rifar da capo, a strapparla una volta, la vita.

             E poi, Dio non vuole.

             Quasi quasi verrebbe voglia di non crederci, in Dio, vedendo certe cose. Ma Clementina ci credeva. E ci credeva appunto perchĂ© si vedeva così. Quale altra spiegazione migliore di questa, di tutto quel gran male che, innocente, senz’alcuna sua colpa, le toccava soffrire per tutta, tutta la vita, che è una sola, e che lei doveva passar tutta, tutta così, come fosse una burla, uno scherzo, compatibile sì e no per un minuto solo e poi basta? Poi dritta, su, svelta, agile, alta, e via tutta quella oppressione… Ma che! Sempre così.

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