Effetti d’un sogno interrotto – Lettura e commento

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Di Lucia Cambria

La cosa che rende questo scritto pirandelliano particolarmente interessante è la presenza di particolari che hanno dell’irreale e donano al racconto un’impalcatura dai tratti goticheggianti e inquietanti.

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Effetti di un sogno interrotto
Immagine dal Web

“Effetti d’un sogno interrotto”:

la novella di Luigi Pirandello sul confine tra realtà e sogno

da La città immaginaria

Qual è il confine tra realtà e sogno? Sembra chiederselo Luigi Pirandello in Effetti d’un sogno interrottoÈ il 9 dicembre del 1936 – il giorno precedente la scomparsa del Premio Nobel – e sul Corriere della Sera appare questa novella, che farà poi parte della raccolta postuma Una giornata (1937).

La cosa che rende questo scritto pirandelliano particolarmente interessante è la presenza di particolari che hanno dell’irreale e donano al racconto un’impalcatura dai tratti goticheggianti e inquietanti. «Abito una vecchia casa che pare la bottega d’un rigattiere. Una casa che ha preso, chi sa da quanti anni, la polvere»; così si apre il racconto della misteriosa vicenda. L’ambientazione si presta ad accogliere qualcosa di arcano e di occulto, nascosto alla normale sensibilità quotidiana. Tutto nella casa sembra presagire l’arrivo di qualcosa d’inspiegabile e di estremamente criptico: gli odori, i suoni, i colori, tutto appartiene a un non ben precisato passato, depositario di misteri mai risolti che si ripropongono nel presente per stravolgere il senno dei comuni mortali.

Apprendiamo in seguito che la voce narrante appartiene a un uomo che vive nella casa di un conoscente emigrato in America, il quale gli ha ceduto quella dimora per poter estinguere dei debiti che aveva nei suoi confronti. L’elemento sul quale si concentra l’attenzione, e che sarà il perno della narrazione, è un quadro seicentesco che si trova appeso sul caminetto raffigurante la Maddalena in penitenza: questa è rappresentata «bocconi in una grotta; un braccio appoggiato sul gomito sorregge la testa; gli occhi abbassati sono intenti a leggere un libro al lume d’una lucerna posta a terra accanto a un teschio, una spalla e il seno scoperti».

L’opera desta l’attenzione di un amico antiquario che fa venire in quella casa un uomo che pare interessato ad acquistarla. Poco dopo si comprende il motivo di questo interesse: l’uomo vuole a tutti i costi appropriasi di quel quadro perché la moglie, da poco deceduta, aveva fatto da modella per il ritratto. Spinto da un morboso senso di gelosia, non vuole più permettere che occhi estranei e indiscreti si posino su quel corpo seminudo. Nonostante ciò, il protagonista non vuole a nessun costo cedere il quadro e così l’antiquario porta via l’uomo dalla casa.

L’inspiegabile giunge la notte stessa: il narratore sogna il marito della Maddalena in pigiama sul divano e avverte dei movimenti veloci e sfuggenti che gli fanno credere che la donna sia velocemente rientrata nella cornice. Subito dopo, vede gli occhi della Maddalena aprirsi. Terrorizzato da quelle visioni, si riveste senza spostare lo sguardo da quel quadro, convinto che da un momento all’altro quelle palpebre possano rialzarsi, ed esce velocemente di casa per andare dall’amico antiquario e dirgli che non solo cede il quadro, ma l’intero appartamento a un prezzo stracciato.

Mentre discutono di questo, il vedovo appare con lo stesso pigiama che indossava nel sogno. Questo dettaglio manda in crisi il protagonista, che inizia a essere convinto che quell’uomo fosse davvero entrato in casa sua. L’antiquario attribuisce tutto a delle allucinazioni. La novella si conclude col protagonista che dice: «Quanto son cari questi uomini sodi che, davanti a un fatto che non si spiega, trovano subito una parola che non dice nulla e in cui così facilmente s’acquetano. “Allucinazioni”».

Ciò che Pirandello qui conduce è un’esplorazione della questione del sogno che sconfina nella realtà. L’uomo sta in effetti sognando quello che vede, ma nell’istante della veglia le immagini oniriche si proiettano nel reale, o meglio, sconfinano, attraversando la linea di demarcazione che divide sonno e veglia. Quello che ne risulta è il seguente dilemma: un fenomeno del genere può ancora chiamarsi sogno? O può già, dato che “realmente” sentito e avvertito, chiamarsi realtà?

Luigi Pirandello vuole molto probabilmente optare per la seconda possibilità: non bisogna trascurare le sensazioni che provengono dal mondo onirico, poiché esse hanno concrete ripercussioni sulla psiche umana e sulla realtà. Lo stesso argomento è trattato in un’altra novella intitolata La realtà del sogno: una donna sogna di aver tradito il marito e confessa tutto come fosse un reale tradimento, perché lei aveva davvero trovato godimento in quella surreale unione carnale.

Ecco perché il finale tende a sminuire la troppo facile ed evasiva soluzione dell’allucinazione. Gli «uomini sodi», così come definiti da Pirandello, ignorano un essenziale e inevitabile processo nella propria memoria esperienziale.

Lucia Cambria

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