Sole e ombra – Audiolibro

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Sole e ombra audiolibro
Immagine dal Web.

Legge Lorenzo Pieri

Da Spreaker.com

Prima pubblicazione: Rassegna settimanale universale, 1 Novembre 1896.

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             Tra i rami degli alberi che formavano quasi un portico verde e lieve al viale lunghissimo attorno alle mura della vecchia città, la luna, comparendo all’improvviso, di sorpresa, pareva dicesse a un uomo d’altissima statura che, in un’ora così insolita, s’avventurava solo a quel bujo mal sicuro:

             – Sì, ma io ti vedo.

             E come se veramente si vedesse scoperto, l’uomo si fermava e, spalmando le manacce sul petto, esclamava con intensa esasperazione:

             – Io, già! io! Ciunna!

             Via via, sul suo capo, tutte le foglie allora, frusciando infinitamente, pareva si confidassero quel nome: «Ciunna… Ciunna…» come se, conoscendolo da tanti anni, sapessero perché egli, a quell’ora, passeggiava così solo per il pauroso viale. E seguitavano a bisbigliar di lui con mistero e di quel che aveva fatto… ssss… Ciunna! Ciunna!

             Lui allora si guardava dietro, nel bujo lungo il viale interrotto qua e là da tante fantasime di luna; chi sa qualcuno… ssss… Si guardava intorno e, imponendo silenzio a se stesso e alle foglie… ssss… si rimetteva a passeggiare, con le mani afferrate dietro la schiena.

             Zitto zitto, duemila e settecento lire. Duemila e settecento lire sottratte alla cassa del magazzino generale dei tabacchi. Dunque reo… ssss… di peculato.

             Domani sarebbe arrivato l’ispettore:

             –    Ciunna, qui mancano duemila e settecento lire.

             –    Sissignore. Me le son prese io, signor Ispettore.

             –    Prese? Come?

             –    Con due dita, signor Ispettore.

             –    Ah sì? Bravo Ciunna! Prese come un pizzico di rapè? Le mie congratulazioni, da una parte; dall’altra, se non vi dispiace, favorite in prigione.

             –    Ah no, ah mi scusi, signor cavaliere. Mi dispiace anzi moltissimo. Tanto che, se lei permette, guardi: domani Ciunna se ne scenderà in carrozza giù alla Marina. Con le due medaglie del Sessanta sul petto e un bel ciondolo di dieci chili legato al collo come un abitino, si butterà a mare, signor Ispettore. La morte è brutta; ha le gambe secche; ma Ciunna, dopo sessantadue anni di vita intemerata, in prigione non ci va.

             Da quindici giorni, questi strambi soliloquii dialogati, con accompagnamento di gesti vivacissimi. E, come tra i rami la luna, facevan capolino in questi soliloquii un po’ tutti i suoi conoscenti, che eran soliti di pigliarselo a godere per la comica stranezza del carattere e il modo di parlare.

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