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Il pilastro della saggistica universitaria: un'opera monumentale, scorrevole e ricca di contesto storico.
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In Quando si è qualcuno Luigi Pirandello mette in scena il paradosso di un artista imprigionato dalla propria celebrità. Qualcuno, scrittore ormai consacrato, scopre che la fama gli ha sottratto la libertà di mutare: agli occhi degli altri deve restare per sempre identico all’immagine pubblica costruita negli anni. L’incontro con la giovane Veroccia riaccende però in lui il desiderio di vivere, amare e creare come se fosse ancora possibile ricominciare.
▶ Riassunto | ▶ Analisi
▶ Analisi di Roberto Alonge
▶ Note di Regia – Giogio Albertazzi
Premessa
Quando si è qualcuno appartiene all’ultima stagione del teatro pirandelliano e porta sulla scena, in forma scopertamente autobiografica, il dramma di un artista ormai celebre che avverte la propria fama come una prigione. Il protagonista non ha un nome: è indicato con tre asterischi e definito semplicemente «Qualcuno», perché la sua persona privata è stata quasi interamente assorbita dall’immagine pubblica.
Intorno a lui tutti custodiscono e amministrano quella forma ormai consacrata: la moglie Giovanna, i figli, l’editore Modoni, l’amico Giaffredi e gli ammiratori. La celebrità, che dovrebbe costituire il coronamento di una vita, diventa così una specie di imbalsamazione. Qualcuno è vivo, ma gli altri lo contemplano come se fosse già un monumento.
Il soggiorno presso il nipote Pietro apre una breccia in questa immobilità. Qui Qualcuno incontra Veroccia, giovanissima, irruente e insofferente di ogni posa. La ragazza gli taglia i capelli, lo provoca, lo costringe a guardarsi fuori dall’immagine ufficiale e soprattutto crede nella vitalità delle nuove poesie pubblicate sotto lo pseudonimo di Dèlago.
Dèlago diventa allora molto più di un semplice pseudonimo: è la possibilità di una seconda giovinezza artistica e sentimentale. Qualcuno può scrivere diversamente, amare diversamente, sentirsi ancora mobile e aperto al futuro. Ma questa rinascita può durare soltanto finché il nuovo poeta resta separato dalla celebrità precedente.
Quando viene rivelato che Dèlago è proprio lui, il meccanismo sociale si richiude. Ciò che i giovani avevano salutato come voce nuova viene reinterpretato come artificio di un vecchio maestro. L’età anagrafica e la reputazione diventano più forti dell’opera stessa: non conta più ciò che è stato scritto, ma chi lo ha scritto.
Il terzo atto trasforma questa condanna in immagine scenica. Durante una solenne celebrazione pubblica Qualcuno viene letteralmente fissato nel proprio monumento. Veroccia comprende che l’uomo vivo che aveva tentato di liberare è ormai irraggiungibile: resta il personaggio, la gloria, la statua.
Riassunto
Qualcuno è un grande scrittore maturo, celebrato da anni e ormai identificato da tutti con una figura pubblica rigida e solenne. Nella villa del nipote Pietro, lontano dall’ambiente familiare e ufficiale, sperimenta per un breve periodo la possibilità di sottrarsi a quella forma.
Accanto a Pietro, a Natascia e soprattutto alla giovane Veroccia, Qualcuno si lascia trasformare. Veroccia gli taglia i capelli, lo deride quando ricade nei suoi atteggiamenti da celebrità e lo spinge a riconoscere che sotto l’immagine del maestro esiste ancora un uomo capace di desiderare e di cambiare.
Intanto circolano le poesie di un misterioso giovane autore, Dèlago. Sono testi nuovi, liberi, appassionati, ammirati proprio perché sembrano appartenere a una generazione diversa da quella di Qualcuno. In realtà Dèlago non esiste: quelle poesie sono state scritte da Qualcuno stesso, che ha trovato nello pseudonimo uno spazio dove poter creare senza il peso della propria fama.
Fra lui e Veroccia nasce un legame profondo. La ragazza riconosce in Dèlago l’uomo vivo che la celebrità nasconde. Qualcuno, però, teme che rivelare la verità distrugga quella nuova identità: se Dèlago venisse ricondotto al grande autore ufficiale, sarebbe subito interpretato come una semplice maschera o un gioco stilistico.
Il timore si realizza quando Pietro pubblica altre liriche di Dèlago e l’identità dell’autore viene scoperta. I giovani critici che avevano esaltato la novità dei versi cambiano giudizio non appena apprendono che appartengono al vecchio maestro. Qualcuno si ribella: rivendica il diritto di essere spiritualmente più giovane di loro e di creare in forme nuove, ma la sua protesta non riesce a cancellare l’etichetta che gli è stata imposta.
La frattura coinvolge anche Veroccia. Qualcuno comprende con crescente dolore la distanza d’età che li separa e teme di legare a sé una vita ancora capace di mutare. La giovane continua a rappresentare movimento, futuro e possibilità; lui sente invece di essere sempre più ricondotto alla forma immobile che gli altri esigono.
Nel terzo atto si celebra pubblicamente la gloria di Qualcuno. La villa si trasforma quasi in un luogo monumentale e l’uomo viene collocato al centro di una cerimonia che lo consacra definitivamente. Veroccia arriva prima di partire e vuole vederlo un’ultima volta senza essere vista.
Ciò che vede la sconvolge: Qualcuno appare ormai separato da ogni cosa viva, fissato nella propria immagine pubblica fino a confondersi con una statua. Mentre intorno continuano i discorsi, gli applausi e gli omaggi ufficiali, Veroccia comprende che l’uomo che aveva conosciuto non esiste più per lei. La gloria ha compiuto la sua opera di pietrificazione.
Analisi
Quando si è qualcuno porta all’estremo uno dei nuclei centrali del pensiero pirandelliano: il contrasto fra la vita, che muta incessantemente, e la forma, che pretende di fissarla. Qui la forma non è soltanto familiare o sociale; è la fama stessa, cioè l’immagine pubblica costruita attorno a un artista fino a diventare più reale dell’uomo.
La fama come forma morta
Qualcuno ha ottenuto ciò che ogni artista potrebbe desiderare: riconoscimento, prestigio, autorità. Ma proprio il successo lo rende prigioniero. Ogni gesto viene confrontato con il personaggio che il pubblico conosce; ogni novità rischia di apparire incoerente con la figura consacrata.
La celebrità funziona così come una maschera che non può più essere tolta. L’individuo continua a trasformarsi, ma la società pretende che il personaggio famoso resti identico a se stesso.
Dèlago e il diritto di ricominciare
Dèlago rappresenta la possibilità di sottrarre la creazione al peso del nome. Finché le poesie vengono attribuite a un giovane sconosciuto, possono essere ascoltate per ciò che sono. Quando si scopre che appartengono a Qualcuno, vengono immediatamente ricondotte alla biografia, all’età e allo stile atteso del maestro.
Pirandello mostra così quanto il giudizio estetico possa essere condizionato dall’identità dell’autore. Il medesimo testo cambia valore agli occhi dei lettori perché cambia il nome stampato sulla copertina.
Veroccia: la vita che muta
Veroccia è il contrario della statua. È movimento, impazienza, gioco, desiderio, trasformazione continua. Tagliando i capelli a Qualcuno compie un gesto insieme comico e simbolico: tenta di liberarlo materialmente dalla fisionomia che tutti riconoscono e venerano.
Il loro rapporto non è soltanto sentimentale. Veroccia restituisce a Qualcuno la percezione di una vitalità ancora presente e gli permette di immaginare che la giovinezza non sia un numero di anni, ma una qualità creativa.
Età biologica e giovinezza dello spirito
Il conflitto con i giovani critici rende esplicito il tema generazionale. Qualcuno rivendica il diritto di innovare anche da vecchio; i suoi interlocutori, invece, identificano la novità con l’appartenenza anagrafica a una nuova generazione.
La tragedia consiste nel fatto che anche Qualcuno finisce in parte per accettare questa logica. Pur sentendosi ancora vivo, considera la propria età un limite morale nel rapporto con Veroccia e teme di sottrarle il futuro.
La statua finale
Nel finale l’idea astratta della forma diventa immagine teatrale concreta. La celebrazione trasforma Qualcuno nel monumento di se stesso. Non è necessario che l’uomo muoia fisicamente: per Veroccia è già morto nel momento in cui non può più cambiare.
Il titolo acquista così il suo significato più amaro: quando si è diventati «qualcuno» per tutti, si rischia di non poter essere più nessun altro. La consacrazione pubblica coincide con la perdita della libertà individuale.
Quando si è Qualcuno (e si è repressi…)” di Roberto Alonge
Da danilovitale.com (non più attivo)
Da ormai quarant’anni Pirandello fa parte, in maniera persino martellante, dei cartelloni dei teatri italiani, pubblici e privati, stabili e in-stabili. E tuttavia non c’è curiosità negli italici uomini di spettacolo (e nemmeno negli studiosi italiani, a dire il vero). Poco studiati e poco rappresentati sono infatti i testi dell’ultima stagione pirandelliana, quella che si svolge sotto la costellazione di Marta Abba, e, fra questi, a Quando si è qualcuno tocca la palma del disinteresse.
Un testo praticamente inedito per le scene, nonostante abbia la peculiarità (che in teoria dovrebbe risultare accattivante) di essere un’opera autobiografica, che in maniera scoperta (e quasi spudorata) dice l’amore di Pirandello per la sua interprete. Ho dimostrato che frasi intere di una lettera di Pirandello a Marta Abba del 1931 diventano battute di Quando si è Qualcuno, scritto nel settembre-ottobre del ’32.
Come dire che Pirandello isola e mette da parte frammenti del suo epistolario d’amore che torneranno buoni per i testi teatrali ancora da scrivere. L’amore scoppia nel 1925, quando Pirandello si inventa capocomico del Teatro d’Arte di Roma, e Marta è la sua primattrice. Pirandello ha 58 anni, e Marta ne ha 25.
Da sei anni Pirandello ha chiuso in manicomio sua moglie, pazza al punto di immaginare una relazione incestuosa fra il marito e la figlia Lietta. Marta ha tre anni meno di Lietta. E’ anche lei, e maggior ragione, figura filiale, e Pirandello è da sempre sotto il segno del fantasma dell’incesto, come ha mostrato genialmente Massimo Castri, sin da uno dei suoi primi spettacoli pirandelliani, sin da quel Così è (se vi pare) del 1979, che parve alla critica del tempo una provocazione inaudita, e che invece colpiva perfettamente nel segno). Certo, è curioso che nelle lettere Pirandello chiami ogni tanto Marta con l’appellativo di “figlia mia“. Ed è parimenti curioso che, nell’inventare il plot di Quando si è Qualcuno, abbia bisogno di immaginare una relazione fra Qualcuno e la sorella della cognata di un suo nipote. Come dire che, in un modo o nell’altro, è sempre un pocolino di rapporto incestuoso che dà pepe alla situazione…
Amore contrastato e infelice, quello fra Pirandello e Marta, come sono sempre i legami fantasmaticamente incestuosi. Forse ci fu una notte d’amore, una sola, contrastata e infelice essa pure, nell’ottobre del ’25, la misteriosa “atroce notte passata a Como”, come scrive Pirandello in una lettera a Marta. Secondo Benito Orlani (che ha curato l’epistolario di Pirandello all’attrice), Marta si offrì, e fu il drammaturgo a sottrarsi. Ma all’indomani i ruoli si rovesciano: Pirandello la insegue, ed è Marta a fuggire. Per tre anni sono però costretti a stare insieme, legati all’esperienza del Teatro d’Arte, che Mussolini finanzia, ma non abbastanza da impedirne la chiusura, nel 1928. Pirandello sa bene che solo il teatro può unirli. Nel teatro è nato l’amore, e nel teatro può riavvitarsi. Marta tiene Pirandello a distanza; nelle lettere gli dà del lei, mentre lui le dà del tu.
Ma la speranza, si sa, è l’ultima a morire. Pirandello ha fatto un sogno: guadagnare con il cinema un sacco di soldi, da poter mettere in piedi una compagnia Pirandello-Abba senza più bisogno delle sovvenzioni di Mussolini.
Pirandello scriverà sceneggiature per il cinema internazionale, e forse anche Marta diventerà una stella cinematografica. Il sogno è contagioso, e Pirandello, nell’ottobre del ’28, parte per Berlino (la capitale europea del cinema), portandosi dietro Marta (che si porta dietro la sorella Cele, a ogni buon conto…).
Per cinque mesi il Maestro e Marta vivono a Berlino in due stanze contigue (Marta e la sorella in una; Pirandello nell’altra), aspettando di firmare uno straccio di contratto, a conclusione di tante trattative, che però non arriva. Nel marzo del ’29 Marta, frustrata, torna in Italia. Pirandello persiste nel suo sogno (che durerà fino alla morte, nel ’36): sarà lui a guadagnare comunque tanti di quei soldi da poter pagare il Teatro di Marta Abba. Così Pirandello resta a vivere a Berlino; poi vivrà per un po’ a Parigi.
E’ il suo esilio volontario, la sua protesta contro il regime fascista, che non lo ha valorizzato sufficientemente.
Ma anche la sua protesta segreta contro Marta, che non lo vuole vicino a sé. Sta all’estero perché, in Italia, non potrebbe stare accanto a lei. Ma sta all’estero anche per riuscire ad attrarla, almeno sui tempi lunghi. Esalta l’aria libera dell’estero per affascinarla. La invita con insistenza a studiare le lingue, soprattutto l’inglese, per poter recitare sulle scene del mondo. L’Italia non merita l’arte drammaturgica di Pirandello, ma non merita nemmeno l’arte attorica di Marta Abba. Marta è partita da Berlino da un anno, e Pirandello le scrive, il 20 marzo del 1930:
“Qua pare che le cose si mettano molto bene. L’interesse per le cose mie cresce sempre più. Bisogna far grandi danari. Lavorare, lavorare… I giganti della montagna e poi un’altra diavoleria, che già mi balena… Una donna rossa, di sogno… la felicità… con un poeta, pupazzo di pezza, che ha una moglie pazza… che lo affoga in un pozzo. Staremo a vedere! La mia fantasia non è mai stata tanto fertile… Ma l’anima mia è in un’ansia terribile… come in preda a un vento che non so dove mi debba portare… Al porto della felicità? Ma quella moglie pazza… Forse la mia morte è vicina.”
E’ il primo accenno che l’epistolario ci offre della genesi di Quando si è Qualcuno. Manca il titolo, ma c’è il “poeta”, Qualcuno, definito “di pezza” (e nell’opera teatrale è il poeta ad autodefinirsi “fantoccio”); e c’è la “donna rossa”, cioè Veroccia, che la didascalia dell’opera presenta “rossa di capelli, nasino ritto, occhi sfavillanti, tutta un fremito”, chiarissina trasfigurazione di Marta, anche lei rossa di capelli. Ma si noti la definizione della commedia, “un’altra diavoleria”. In una lettera del 6 aprile 1930 compare il titolo: “Ne ho pensato uno nuovo [di lavoro] che può aver per titolo Quando si è qualcuno. Cosa strana! Ho pensato il titolo in tedesco, la prima volta: Wenn man jemand ist“. Ma poi, due giorni dopo, in una lettera dell’8 aprile 1930: “I giganti della montagna sono qua, a mezzo, sulla mia scrivania ingombra di carte. M’è entrato ora nella mente il diavolo di Quando si è Qualcuno…“.
Ritroviamo lo stesso termine: diavoleria e diavolo, a connotare un’opera sfrontatamente autobiografica. Si rifletta sull’accenno alla “moglie pazza” della prima citazione, che non viene recepita veramente in Quando si è Qualcuno, ma che rimanda in modo del tutto trasparente alla moglie di Pirandello. Il fatto è che c’è un risvolto diabolico in Pirandello stesso, per la sua capacità di guardare dentro le caverne dell’inconscio. Lo dice lui stesso, in un’altra lettera alla Abba, da Parigi, il 27 gennaio 1931, mentre parla ancora di Quando si è Qualcuno (rimasto però sempre allo stato di abbozzo): “Io ho per mia disgrazia uno sguardo che penetra e due occhi da diavolo. Tu me li conosci bene”.
Nell’intimità dell’epistolario Pirandello riesce a dire delle cose ardite, in qualche modo davvero impudiche. Per esempio già in questa del 15 aprile 1930, da Berlino, proprio nel torno di giorni in cui nasce e si solidifica l’idea di Quando si è Qualcuno: “Tutti i nemici si morderanno le dita. Il più giovane di tutti sono sempre io, sono sempre io, e finché campo il più giovane di tutti sarò sempre io, perché Dio me l’ha messa nel sangue e nel cuore e nel cervello questa eterna giovinezza VERA!”. Il maiuscolo è dell’autore, e testimonia la fase di grande eccitazione del drammaturgo.
Il tema dell’artista vecchio che però è giovane lo ritroviamo pari pari nell’intreccio di Quando si è Qualcuno. Così grida il protagonista ai suoi giovani interlocutori: “Non posso essere – io – più giovine di tutti voi, e aver sentito in me ciò che in voi s’agita ancora inespresso – sentito! sentito! – tanto da esprimerlo prima di voi – e perché nuovo, altrimenti da come ho fatto finora?”. E’ la vicinanza del giovane partner femminile che porta allo scoperto ed esalta la dimensione giovanilistica della personalità di Qualcuno (con una ovvia trascrizione diretta del rapporto Pirandello-Abba).
Ho detto che l’idea della commedia germina nella fantasia pirandelliana già nel marzo del 1930, ma il drammaturgo si accinge a stenderla solo nel settembre-ottobre del 1932, cioè dopo che ha chiuso l’appartamento parigino (nel maggio del ’32), accettando di ritornare a vivere in famiglia, a Roma, con i figli. Ritorno all’ordine; rinuncia, almeno inconscia, al sogno di vivere con Marta. Ma Pirandello fa un esame di coscienza spietato, riconosce il suo errore capitale; ritorna alla atroce notte di Como: Marta si è offerta, ed è stato lui ad avere paura (forse semplicemente paura del fantasma dell’incesto, nella misura in cui sentiva Marta come figlia-amante). Di qui lo slancio appassionato di Veroccia che urla al suo uomo: “Io che non ti mancavo? Io che m’ero data a te tutta – tutta – e tu lo sai – tu che non hai voluto, vile… – tu lo sai che m’ero data a te tutta, e non hai avuto il coraggio di prendermi, di prenderti la vita ch’io t’ho voluto dare – per te, per te che soffrivi di non averne nessuna, di non poter più nemmeno sperare di averne”. Forse, davvero, Quando si è Qualcuno svela il mistero della atroce notte di Como, come ha ipotizzato Benito Ortolani.
Note di regia
…Qualcuno secondo Giorgio Albertazzi – 2003
Da danilovitale.com (non più attivo)
Il “Qualcuno del titolo” è un grande scrittore, celebrato e ricelebrato, che secondo alcuni esponenti della giovane critica letteraria sarebbe ormai da imbalsamare (“un fantoccio da lasciare lì, posato a sedere davanti alla scrivania”).
Ma l’amore per la giovane Veroccia (fantasma di Marta Abba?) spinge il grande scrittore a reinventarsi in un modo clamoroso, come dire che l’amore è capace di vincere sull’età, sui luoghi comuni, sul deja vu.
Il vecchio poeta diventa un giovane Werther: il plot non è tutto qui, naturalmente, ma questo è il punto di partenza essenziale.
Lui si fa da Qualcuno, Delago, per essere amato da lei (cioè si fa giovane, con il taglio di capelli, con il gioco). Poi, in seguito a un equivoco, una burla che è quasi un “giallo”, ritorna Qualcuno e sa di non essere amato come tale, perché non è persona: è un fantoccio, è un monumento, è inerzia, è mancanza di desiderio…”.
“Albertazzi, lei deve fare Quando si è Qualcuno”.
Questa è la frase con la quale mi accoglieva Marta Abba ogni volta che andavo a trovarla per parlare di Come tu mi vuoi, che avrei diretto nel 1967 con Anna Proclemer come protagonista.
E lei, sempre, implacabile:
“Albertazzi, lei deve fare Quando si è Qualcuno!”.
All’epoca, non avevo letto il testo, per cui rispondevo genericamente che sì, forse, ci avrei pensato.
L’ho letto molto più tardi (leggere Pirandello mi costa sempre fatica, meno recitarlo), esattamente quando abbiamo deciso di metterlo in scena con la regia di Massimo Castri al Teatro di Roma, come spettacolo di chiusura a coronamento di una stagione pirandelliana del nostro Stabile, cominciata con i Quaderni di Serafino Gubbio operatore per la regia di Andrea Liberovici, circa un anno fa.
C’è chi dice che in questi ultimi tempi mi dedico troppo (Adriano, Peters) ad essere un vecchio sulla scena. Il fatto è che “Qualcuno” non è detto che sia vecchio: è celebre, osannato e “giubilato”. Certo non è un ragazzo. E certo l’amore non condiviso o corrisposto in tempi diversi è, credo, uno dei temi di fondo del teatro di Pirandello. In questo caso poi, si tratta di uno struggente amore represso di un uomo maturo per una giovane e fatale creatura.
Non ho mai avuto un rapporto disinvolto con Pirandello: la forma del suo teatro, così chiusa nei punti e virgola, lineette, così scientificamente pensata, artificiosa, mi sembra un ostacolo, nel senso che le freccette vanno tutte in una direzione.
Il percorso, insomma, è obbligato. Sfuggire alla “trappola” non è facile.
Giorgio Albertazzi, Dicembre 2003
▶ Il Teatro di Luigi Pirandello
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