Mastrodonato Michela – Pirandello e l’ossessione dantesca

Pirandello e la Sicilia

Con quale rebus, nell’«Uno, nessuno e centomila», Pirandello gioca a nascondino sfidando dal 1925 il suo lettore? Questo saggio critico, col piglio avvincente di uno scavo giornalistico, svela i tanti enigmi dell’ultimo romanzo pirandelliano, ricomponendo i tasselli musivi di un clamoroso archetipo occulto: Dante, incarnato dallalter ego Vitangelo Moscarda e dal suo naso «che pende verso destra»; eroe di una commedia che parola per parola Pirandello riscrive allegoricamente nell’intreccio, nei personaggi, in oggetti e scenari.

Michela Mastrodonato
Pirandello e l’ossessione dantesca.
Uno, nessuno e centomila riscrittura allegorica della Commedia

Carocci Editore – 2021 – pp. 244
Collana Lingue e Letterature Carocci
prezzo di copertina Euro 24,00

Pirandello e l ossessione dantesca

Con quale rebus, nell’Uno, nessuno e centomila, Pirandello gioca a nascondino sfidando dal 1925 il suo lettore? Questo saggio critico, col piglio avvincente di uno scavo giornalistico, svela i tanti enigmi dell’ultimo romanzo pirandelliano, ricomponendo i tasselli musivi di un clamoroso archetipo occulto: Dante, incarnato dallalter ego Vitangelo Moscarda e dal suo naso «che pende verso destra»; eroe di una commedia che parola per parola Pirandello riscrive allegoricamente nell’intreccio, nei personaggi, in oggetti e scenari.

Sotto il segno della deformazione umoristica e della dissimulazione stilistica, nel sottosuolo del romanzo si muove, insomma, l’universo parallelo della nostra più nobile e dolente memoria letteraria: come Moscarda, anche Dante è infatti figlio idealista di un usuraio, orfano di madre in tenera età e col setto nasale deviato a destra. Anch’egli è in guerra di liberazione dalle prigionie del mondo, attirato da una sublime creatura femminile verso la luce ariosa della vita pura.

Michela Mastrodonato
Dottore di ricerca in Letteratura e cultura italiana alla Sorbonne Université di Parigi, è saggista e giornalista professionista. Ha lavorato per Reuters, Mediaset, Rai, Euronews, Radiotelevisione della Svizzera Italiana, Radio Montecarlo e “La Stampa”. È docente di Lettere nel Liceo scientifico “Augusto Righi” di Roma. È nel novero degli studiosi impegnati al fianco di Roberto Benigni.

Scheda Editoriale 

Pirandello e l’ossessione dantesca. Uno, nessuno e centomila, riscrittura allegorica della Commedia

di Michela Mastrodonato

Il saggio, attraverso un’analisi allegorica e stilistica di personaggi e scenari del romanzo pirandelliano Uno, nessuno e centomila, ricostruisce come in un mosaico, la vera identità del protagonista, Vitangelo Moscarda. Si intende cioè dimostrare che attraverso un linguaggio intessuto di doppi sensi, sinonimie e libere associazioni di origine etimologica, Pirandello cala nella maschera di Vitangelo Moscarda la vicenda esistenziale e letteraria di Dante Alighieri: una vicenda trecentesca dissimulata nelle mentite spoglie di una vicenda novecentesca. Gli indizi danteschi che suggeriscono di sovrapporre Vitangelo Moscarda a Dante Alighieri, sono analizzati uno per uno in ordine di apparizione, in un linguaggio fluido e non accademico che conserva il gusto della suspance.

Di tali indizi danteschi quello più rilevante, sebbene poco noto, è naturalmente il «naso che pende verso destra» di Vitangelo Moscarda, dato anatomico che emerge dalla ricognizione dei resti mortali di Dante eseguita dal Prof. Fabio Frassetto, Antropologo dell’Università di Bologna, tra il 28 e il 31 ottobre del 1921 nel quadro delle celebrazioni per il sesto centenario dalla morte di Dante. Gli esiti di questo esame campeggiano in prima pagina e con tutti gli onori del caso, nei Rendiconti dell’Accademia dei Lincei del 1923 che precisano, tra altri dettagli, che «le ossa nasali» di Dante «sono deviate verso il lato destro».

Gli altri indizi danteschi esplorati sono perlopiù di tre ordini: 

  • indizi che alludono alle poche notizie biografiche che abbiamo di Dante: i genitori, la statura, i tratti fisiognomici del volto, la nascita, l’infanzia, il lutto materno, il contratto prematrimoniale, il padre usurario, il trauma, le professioni esercitate da Dante;
  • indizi incarnati dai personaggi del romanzo, che nel nome e nel carattere sembrano prestare sé stessi a figure archetipiche della Commedia dantesca: Vitangelo Moscarda è mosca portatrice di morte, e insieme aspirazione alla vita allo stato puro dell’angelo; Dida è alias della seducente Dido dell’Eneide virgiliana cui Enea rinuncia a malincuore in nome dell’ideale di Roma; Anna Rosa, personaggio plurimo, sintetizza in sé lo spirito di Piccarda, di Beatrice e quello di Anna, sorella di Didone nell’Eneide; l’inquilino, vecchio colonnello in pensione «silenziosissimo» che Moscarda incontra «sempre per le scale» è descritto con i tratti Virgilio; Firbo con i tratti del «gran nimico» Plutone; Quantorzo è il trifauce Cerbero che ogni parola urlando ripete tre volte; il padre usurario è descritto con i tratti infernali del mostro Gerione (sintesi delle tre fiere) e con i colori che brillano nelle tasche appese al collo degli usurai del XVII canto dell’Inferno; Marco di Dio e la sua inseparabile moglie Diamante alludono al sodomita Brunetto latini e al suo Tresor. Ma indizi stilistici danteschi illuminano nel dettaglio anche i personaggi minori: la cagnolina Bibì, il Notaro Stampa, il commesso Turolla, Monsignor Partanna, il canonico Antonio Sclepis, il giudice, il suocero di Vitangelo, etc;
  • indizi che potremmo definire “di scenario”, che alludono cioè a luoghi e ambientazioni allegoriche della Commedia: la mezza età del protagonista al momento del trauma; lo specchio iniziale privo di passioni come il «lago del cor»; la «corte in pendio» della casa paterna in cui vive Moscarda che ricostruisce lo scenario infernale; il terreno scavato della chiacchierata con Bibì, riedizione della selva dei suicidi; la banca descritta con il lessico infernale del lago Cocito; la Badìa dei Chiaramonte che allude al «chiaro monte» Purgatorio; la «cameretta rosa» di Anna Rosa che evoca la «candida rosa» del Paradiso. Anche il vento, il libro, l’albero e il nome (tutti decodificati) fanno parte di questa terza

Conclusioni 

Il saggio si conclude con poche pagine di Appunti per una Conclusione, che tentano di tirare le somme su aspetti contestuali: la lunga gestazione del romanzo (oltre quindici anni); l’idea che Pirandello aveva del romanzo Uno, nessuno e centomila come «sintesi completa di tutto ciò che ho fatto e la sorgente di quello che farò» e dunque un’attenzione insistente per Dante presente nella novellistica e nella drammaturgia. E infine l’identificazione sotterranea di Pirandello con Dante, entrambi figli idealisti di padri pragmatici e concretamente legati al mondo del denaro; entrambi inciampati in una rivoltella (viottolo che devia dalla retta via): entrambi caduti nella tentazione suicidale; entrambi salvati dallo studio umanistico: la salvezza ritrovata da Pirandello in Dante, e da Dante in Virgilio.

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