Pirandello e la sua vita segreta ad Agrigento: “Il ragazzo un po’ tardo” che studiava l’umanità

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Di Elio Di Bella

L’infanzia e la prima giovinezza di Pirandello non furono sempre serene. Secondo alcuni studiosi, “ciò lo stimolò ad affinare le sue capacità espressive e a studiare il modo di comportarsi degli altri per cercare di corrispondervi al meglio”.

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Pirandello ad Agrigento
Agrigento 1880. Immagine dal Web.

Pirandello e la sua vita segreta ad Agrigento:
“Il ragazzo un po’ tardo” che studiava l’umanità

da balarm.it

“Addio, Sicilia; addio, Valsanìa; Girgenti che si vede da lontano, lassù, alta; addio, campane di San Gerlando, di cui nel silenzio della campagna m’arrivava il ronzìo; addio, alberi che conoscevo a uno a uno… Voi non vi potete immaginare, come da lontano vi s’avvistino le cose care che lasciate e vi afferrino e vi strappino l’anima!

Io vedevo certi luoghi, qua, di Valsanìa, proprio come se vi fossi; meglio, anzi; notavo certe cose, che prima non avevo mai notato; come tremavano i fili d’erba alla brezza grecalina, un sasso caduto dal murello, un albero un po’ storto a pendìo, che si sarebbe potuto raddrizzare, e di cui potevo contare le foglie, a una a una… Basta!”.

Prendiamo spunto da questa struggente pagina de “I vecchi e i Giovani” di Luigi Pirandello per sottolineare il profondo legame del premio Nobel di Agrigento con la sua terra.

Per Pirandello quei luoghi e quei particolari della sua città natale, non sono “visti da lontano” – in questa pagina e nella sua vita – solo geograficamente (spesso Pirandello è rimasto a lungo a Palermo, a Bonn, a Roma e in giro per il mondo), ma anche nel tempo.

Sono lampi della memoria, della sua infanzia e della sua prima giovinezza vissuta in gran parte nella Casa al Caos, la contrada poco lontana da Girgenti dove Pirandello nacque perché nel centro cittadino imperversava il colera e i suoi genitori decisero di allontanarsi per evitare il contagio.

E poi nelle case della sua famiglia a Girgenti e a Porto Empedocle. Ricordi comunque ancora vivi, come quelli descritti in quest’altra pagina dello stesso romanzo storico: “Nero, tutto nero, cielo e mare. Solo la vela, stesa, biancheggiava. Le stelle, fitte fitte, alte, parevano polvere, il mare si rompeva urtando contro i fianchi della tartana, e l’albero cigolava. Poi spuntò la luna, e il bestione si abbonacciò.

I marinai, a prua, fumavano la pipa e chiacchieravano tra loro; io, buttato là, tra le balle e il cordame incatramato, vedevo il fuoco delle loro pipe; piangevo, con gli occhi spalancati, senz’accorgermene. Le lagrime mi cadevano su le mani. Ero come una creatura di cinque anni; e ne avevo trentatré!”.

Quel sottolineare che si sentiva pari ad una “creatura di cinque anni” è molto significativo. Si tratta di un viaggio nel tempo, introspettivo, dentro di sé, nel proprio passato. Lo scrittore con la memoria compie degli incontri con il suo passato remoto, con la gente che ha lasciato. Pirandello ha fatto anche con il suo biografo, Vittorio Nardelli, questo viaggio della memoria.

Così nel libro Vita segreta di Pirandello possiamo leggere molti aneddoti legati alla sua infanzia e alla sua prima giovinezza ad Agrigento e che qui riportiamo.

Nel testo scopriamo la sorpresa di Caterina, sua madre, perché il suo Luigi ancora “cucciolo”, ricordava nitidamente la sua tata Filippa, ma anche un’eclissi totale di sole e il precettore privato Fasulo, che: “Mise dunque il nostro a far le aste, anzi a ricalcar le aste su certi quaderni all’uopo apprestati”.

Luigi Pirandello piangeva. Si vede che anche in quel tempo lontano egli era di carattere piuttosto insofferente. Piangeva perché le aste e le aste e le aste gli erano venute a noia. “Sempre star dietro a ricalcar le aste?”. Ricordo, questo, che mette in evidenza una intelligenza già vivace e ribelle. “Incompreso dal suo precettore che alla madre di Luigi, donna Caterina, diceva che il ragazzo era tardo: «— Che vuole che le dica? Il ragazzo è un po’ tardo» (sic!)”.

Il piccolo dei Pirandello tardo non era ma in quegli anni impaurito sì: “aveva una sacrosanta paura degli spiriti. La sua famiglia abitava, a Girgenti, una casa che a tergo dava su d’una tenebrosa via malfamata e la superstiziosa donna di servizio, Maria Stella, “volentieri gli parlava” di spiriti e di gente assassinata che “quasi in foggia d’uomo” chiedeva “vendetta gridando a gran forza e aggirandosi perpetuamente la notte sul luogo insanguinato… passeggiare in su e in giù, aggirarsi con insistenza forsennata nella via, picchiare alle porte”.

Secondo alcuni biografi, fu Maria Stella ad aver dato a Luigi il senso del soprannaturale, iniziandolo ai misteri del sacro. Sappiamo bene che l’interesse per lo spiritismo non manca nella pagine pirandelliane, in particolare nel romanzo “Il fu Mattia Pascal”.

Ogni domenica Luigi andava con Maria Stella nella vicina chiesa di San Pietro, dove officiava don Spanna, prete piuttosto servile con le famiglie benestanti, come lo erano i Pirandello. In quella piccola chiesa nel centro storico di Agrigento si procedeva spesso ad una lotteria, la cui posta era una statuina cerea della Madonna. Sulle polizze ciascuno scriveva il proprio il nome e cognome.

Luigi un giorno regalò la sua polizza a un fanciullo povero, cancellando le proprie e riportando le generalità di quello. Ma accadde che il prete fece l’estrazione, “dispiegò la carta e rimase un attimo soprappensiero: da ultimo, con cerimoniosa voce, lesse il nome di Pirandello…Ma nel sacro silenzio dei fedeli Luigi levò un urlo: “Non è vero !”.

Ben sapendo che non poteva aver letto il suo cognome. Rimase cosi deluso da quell’imbroglio del sacerdote che non volle più avere a che fare con la Chiesa. Pirandello nel 1913 ha riportato l’episodio nella novella “La Madonnina”.

In un’altra occasione il piccolo Luigi, avendo saputo che in una delle torri delle mura di Girgenti, che faceva all’occorrenza da sala mortuaria, avevano portato un suicida, sconosciuto, per un irragionevole desiderio volle vederlo. Andò così dentro la torre e vide il corpo giacente.

“Luigi contemplava il poveraccio disteso. Regnava intorno uno spaventevole silenzio… Nel tacito della chiusa atmosfera tuttavia Luigi percepì un piccolo rumore, quasi un frullo… V’eran altri, forse ? Qualcuno nascosto negli angoli profondi della torre, qualcuno che si fosse (o non si fosse) accorto di lui?”.

Presto scoprì due amanti: “Erano allacciati insieme. Non fermi. Compivano anzi con lentezza un movimento bizzarro, ininterrotto, quasi che si cullassero agitati da uno spasimo o regolati da una molla. Stretti: e la femmina aveva le sottane alzate”.

Ma Luigi non lo comprese che dopo molti anni dopo ciò che aveva visto. Un contrasto tra la passione e la morte che ritroviamo ad esempio nella novella pirandelliana “Il No di Anna”.

L’infanzia e la prima giovinezza di Pirandello non furono quindi sempre serene. Secondo alcuni studiosi, “ciò lo stimolò ad affinare le sue capacità espressive e a studiare il modo di comportarsi degli altri per cercare di corrispondervi al meglio”.

Elio Di Bella
21 febbraio 2021

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