Non si sa come – Atto secondo

Premessa
Personaggi, Atto Primo
Atto Secondo
Atto Terzo

Non si sa come - Atto II
Compagnia Lombardi-Tiezzi, Non si sa come, 2014. Immagine dal Web.

Non si sa come
Atto Secondo

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†La stessa scena del primo atto. Pomeriggio inoltrato del giorno dopo. Al levarsi della tela sono in iscena Ginevra e Bice. Apparir√† dall‚Äôespressione del volto dell‚Äôuna e dell‚Äôaltra che il discorso tra loro √® arrivato al punto pi√Ļ penoso. L‚Äôanimo di Ginevra s‚Äô√® indurito e quello di Bice invelenito.

        BICE: No, no: bisogna che mi dica, Ginevra: tu devi aver capito qualche cosa.

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†GINEVRA: Ma no, cara, te l‚Äôho detto: niente pi√Ļ di te.

        BICE: Non è possibile!

        GINEVRA: Non so spiegarmi proprio la tua insistenza. Che vuoi che abbia ca­pito?

        BICE: Ho quest’impressione. L’ho avuta subito.

        GINEVRA: Ah, forse perché t’ho detto (ma anche davanti a tutti e a lui stesso) che ti vuol legger dentro?

        BICE: No. Questo l’avevo capito da me; non ci vuol molto! Dico di ciò che gli è accaduto!

        GINEVRA: E non l’hai sentito? Ti par poco?

        BICE: Ma non questa cosa orribile del ragazzo: l’ha detta per scusa.

        GINEVRA: Scusa?

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†BICE: Ma s√¨! Vuoi fingere con me di non capire adesso pi√Ļ nulla?

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†GINEVRA: Dici ¬ęscusa¬Ľ! Scusa di che?

        BICE: D’un altro delitto, recente, che senza volere deve aver commesso.

        GINEVRA: Tu supponi?

        BICE: Ma l’ha detto proprio a te, Ginevra!

        GINEVRA: A me? Che altro delitto? No!

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†BICE: ¬ęUna volta! due volte!¬Ľ ha detto cos√¨. ¬ę√ą troppo! Devo scontarlo? Lo sto scontando, impazzendo!¬Ľ E tu non ci vuoi credere.

        GINEVRA: A un altro delitto, no, non ci credo.

        BICE: Che sia pazzo, io dico. Ecco: prima di tutto, vorrei saper questo: perché non vuoi? Questo, tu sola, lo dicesti subito.

        GINEVRA: Scusa, Bice, hai l’aria d’esser venuta a farmi un interrogatorio.

        BICE: No, non guardarmi male!

        GINEVRA: lo?

        BICE: Sì, tu, mi guardi come lui.

        GINEVRA: Ma che dici! Io ti guardo perché non comprendo che cosa tu voglia da me.

        BICE: Soh venuta per cercare insieme con te; perché tu m’ajuti!

        GINEVRA: Non so che ajuto possa darti io.

        BICE: Non puoi negare che per te non è pazzo.

        GINEVRA: Ah, vuoi saper questo? perché non lo credo? Quando lo dissi, non sapevo ancora veramente la storia che gli è avvenuta, di quel ragazzo.

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†BICE: Pi√Ļ di trent‚Äôanni fa!

        GINEVRA: Può far bene impazzire.

        BICE: Dopo trent’anni? No!

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†GINEVRA: √ą stato pure un delitto, involontario.

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†BICE: Ma ha potuto tenerlo trent‚Äôanni sepolto in fondo alla coscienza. Tutt‚Äôa un tratto lo confessa. √ą spaventoso. Perch√©?

        GINEVRA: E lo vuoi sapere da me?

        BICE: Sì, quale altro delitto, Ginevra?

        GINEVRA: Mi sembra che mi guardi tu adesso, scusa, con gli occhi di lui, come se io te lo potessi dire.

        BICE: Dev’essere stato, certo, dopo la tua partenza con Giorgio; subito dopo. Sai che se ne venne qua solo.

        GINEVRA: Sì, l’ho saputo. Ma dunque vedi? Se fu dopo, che posso saperne io?

        BICE: No, perché la sciagura deve riconnettersi senza dubbio con qualche cosa avvenuta prima, prima, negli ultimi giorni là in villa.

        GINEVRA (con intenzione di ritorcere): Dopo la partenza di Respi, forse?

        BICE (comprendendo l’intenzione di Ginevra e reagendo con alterezza): Io non posso assolutamente ammettere, Ginevra, che egli abbia potuto trovare un in­centivo alla sua pazzia nella corte innocua di quel povero Respi.

        GINEVRA (dura e recisa): Hai torto a non ammetterlo.

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†BICE: Ah, dunque a te pare…?

        GINEVRA: A me no, se tu lo neghi.

        BICE: Certo che lo nego! Ma mi stupisce che tu possa credere così.

        GINEVRA: Io? No.

        BICE: Che ho torto a non ammetterlo.

        GINEVRA: Ah, ma io dico per lui, che lui deve crederlo ammissibile.

        BICE: Deve? perché?

        GINEVRA: Perché ha forse bisogno, lui, di crederlo.

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†BICE: Che io…?

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†GINEVRA: No; che ci√≤ che √® potuto accadere a lui ‚Äď

        BICE (interrompendo): Ah, dunque vedi che qualche cosa gli è accaduta? Prima l’hai negato!

        GINEVRA (irritata): Ma niente affatto, non ho interesse a negar nulla io! dico di ciò che gli è successo con quel ragazzo: per un caso, senza volerlo, in un ac­cecamento; questo dico che ha bisogno di credere! Ciò che è potuto accadere a lui in queste condizioni, può accadere a tutti; e l’ha detto!

        BICE: A chi l’ha detto?

        GINEVRA: Oh Dio, l’ha lasciato intendere in tutti i modi! Perché non è pazzo, Bice, credi a me; forse sta impazzendo; ma dice che vuol scusare, non hai in­teso? chi? prima di tutti se stesso, di quel delitto che poi ci ha confessato.

        BICE: No, non di questo soltanto!

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†GINEVRA: Ma certo, anche d‚Äôun altro che pu√≤ aver commesso, se vuoi te l‚Äôam¬≠metto; e come lo vuol scusare? credendo appunto che pu√≤ capitare a tutti di commettere senza volere, che so? le cose pi√Ļ impensate.

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†BICE: Che io con Respi…? No, Ginevra! Questo non √® possibile che lo creda!

        GINEVRA (fredda): Bisogna che tu lo convinca.

        BICE (colpita): Ah, mi dici così?

        GINEVRA: Come vorresti che mi dicessi? Non ci vedo altro mezzo. Te lo direi.

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†BICE (con sfida): E tu ‚Äď tu potresti ajutarmi?

        GINEVRA (fingendo di non accorgersene): Io? a convincerlo?

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†BICE (ancora pi√Ļ aggressiva): S√¨, tu ‚Äď tu! ‚Äď della mia innocenza.

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†GINEVRA (con aria stupita): Perch√© no? √ą curioso: me lo domandi come se avessi l‚Äôidea ‚Äď

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†BICE (pronta): ‚Äď che tu non potresti, s√¨!

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†GINEVRA: Ma che dici! T‚Äôabbiamo ajutata tutti qua, mi pare; ci siamo messi tutti contro di lui, e io pi√Ļ di tutti, l‚Äôhai visto! ci √® parso non solo ingiusto ma da pazzo un simile sospetto per te.

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†BICE: Ah, ora dici da pazzo? Ma se sostieni che ho torto ‚Äď io, torto ‚Äď a non ammettere in lui un simile sospetto! Hai detto proprio cos√¨! Vedi come ti con¬≠traddici?

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†GINEVRA (seccata): Oh insomma, che vuoi da me, Bice? lo t‚Äôho detto, secondo i discorsi che lui fa, le mie impressioni. E non posso ajutarti in altro modo. E cosa che devi vederti tu con lui. Giorgio domani parte. Mi dispiace, capirai, che in questi due ultimi giorni di riposo (si alza) e proprio fino al momento stesso della sua partenza ‚Äď

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†BICE: ‚Äď tu mi mandi via? ‚Äď

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†GINEVRA: ‚Äď no, scusa, non mi sembra giusto che Giorgio sia turbato! Siete ve¬≠nuti tutti qua, come d‚Äôassalto, appena siamo arrivati; prima Respi, con la no¬≠tizia subito pronta ‚Äď

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†BICE: ‚Äď poi io ‚Äď

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†GINEVRA: ‚Äď ma s√¨, poi tu e poi lui: √® una disgrazia, capisco, e ti compiangiamo, credi! non ti dico quanto, Giorgio; ma io, e tanto meno lui, non c‚Äôentriamo! Scusami se ti parlo cos√¨, ma tu sei tornata anche oggi, non so, quasi ad ag¬≠gredirmi, a farmi un obbligo d‚Äôajutarti a capire! Io non so nulla. Non ho nulla da dirti. Lasciatelo per carit√† partire in pace! (Entra Romeo Daddi; sembra allegro.)

        ROMEO: Ma non c’è Giorgio? Dov’è?

        BICE (alzandosi, rigida, pallidissima, convulsa): Andiamo, Romeo, andiamo!

        ROMEO: Perché? che cos’è? Son venuto a scusarmi di jeri e a salutarlo.

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†GINEVRA (seccamente): Non c‚Äô√®. √ą andato a prendere gli ordini di servizio per la partenza, e forse tarder√†.

        BICE (a Romeo): Andiamo, andiamo. Lei ci manda via.

        ROMEO (a Ginevra, stordito): Tu?

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†GINEVRA: No. Le ho detto che non √® giusto ‚Äď e sono sicura che tu lo compren¬≠derai ‚Äď

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†ROMEO: ‚Äď riparlare davanti a lui ‚Äď ma s√¨ ! son venuto, ti dico, a scusarmi.

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†BICE (a Romeo, insorgendo con ironico dispetto): Perch√© comprendi tu ora ‚Äď

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†ROMEO (stupito a Bice): ‚Äď ma Bice, che cos‚Äô√®?

        BICE: Eh già: ho capito!

        GINEVRA (a Romeo): Io non so che abbia!

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†BICE (a Romeo): Con lei non sei pi√Ļ pazzo; solo per me lo fai e non comprendi; e lei non ti d√† torto; anzi d√† torto a me e mi manda via!

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†GINEVRA: (a Bice): Ma perch√© non gli dici che tu…?

        ROMEO (a Bice, aspramente): Sei venuta a farle una scena di gelosia?

        GINEVRA (subito negando, urtata): Ma no! Che dici di gelosia!

        BICE (pronta e fiera): Sì, non lo negare!

        GINEVRA (fingendo di cader dalle nuvole): Tu, di gelosia?

        BICE: Sì, sì, io t’ho accusata!

        ROMEO (subito): Sta’ zitta, sciocca!

        GINEVRA: Accusata? Non me ne sono accorta!

        BICE: Sì, che te ne sei accorta!

        GINEVRA: T’avrei cacciata via prima!

        BICE: Hai finto sempre di non capire e ti sei continuamente contraddetta!

        ROMEO (a Bice): Ti dico di star zitta!

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†BICE (c.s., a Romeo): Eh gi√†, e tu vieni ora a scusarti! Ecco qual √® l‚Äôaltro de¬≠litto, di tutt‚Äôe due insieme: tu hai tradito il tuo fratello, con lei che era mia ospite! (A Ginevra:) √ą il tuo complice! E lui ne sta impazzendo, e tu neghi!

        GINEVRA (a Romeo, ridendo male): S’è contagiata, s’è contagiata della tua paz­zia, perché tu hai accusato lei con Respi.

        BICE: Ah lo so, vorreste che fosse vero, per insudiciare anche me, in qualche modo, della vostra colpa!

        ROMEO (premendosi le mani agli orecchi come se si sentisse fracassare la testa): Sciocca, sciocca, taci, non è colpa! non è colpa! tu non puoi capire!

        BICE: Ho capito, invece, benissimo.

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†ROMEO (c.s., seguitando): ‚Äď sei innocente tu! a te non potr√† mai accadere! solo da pazzo t‚Äôho potuto accusare! e lei fa bene a negare! perch√© non √® stata colpa, no! io non ho tradito! lei non ha tradito!

        GINEVRA (a Bice, trionfante): Ecco che te lo dice lui stesso!

        BICE (con esasperazione di rabbia): Ma se già confessate!

        GINEVRA (impronta): Chi? io? Io non ho nulla da confessare!

        ROMEO (con fermezza): Nulla, è giusto, nulla che sia da confessare!

        BICE: E invece dovrebbe !

        ROMEO: A chi, sciocca? che cosa? non t’ha fatto orrore sentirmi confessare quel mio delitto da ragazzo?

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†GINEVRA (sempre pi√Ļ impronta): Comodo, gi√†! dopo trent‚Äôanni, gi√† prescritto.

        ROMEO (a Bice): La senti? Lei può perfino pensare ch’io abbia aspettato la pre­scrizione.

        GINEVRA: E chi lo sa?

        ROMEO: Ma sì! Tanto sei sicura!

        GINEVRA: Il tempo pare calcolato.

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†ROMEO (stupefatto; dopo una brevissima pausa): √ą incredibile! Per questo, vedi, Bice, per questo io posso sospettare anche di te.

        BICE (con sdegno, anzi schifo): Questa è improntitudine!

        ROMEO (subito, forte, come chi veda non compreso e falsato il senso del suo pensiero): No! No!

        GINEVRA (a Romeo): Non mi lascerai insultare in casa mia!

        BICE (c.s.): Se osi ancora negare!

        ROMEO (c.s.): No! Ti ho detto che lei ha tutto il diritto di negare!

        BICE (ironica): Sì, e di lasciarti così sospettare anche di me! che posso aver commesso anch’io il suo stesso delitto!

        GINEVRA (a Romeo): Ma che delitto, falla tacere!

        BICE: Quest’altro, che gli ha fatto rievocare il primo! Non è così? Vedi che io ho capito?

        ROMEO: No, Bice, se ti fa capir la gelosia, no! Con la gelosia, tu non potrai ca­pire!

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†GINEVRA (ironica): La gelosia…

        BICE (andandole incontro con le pugna strette, rabbiosamente): Ma confessa!

        ROMEO (gridando, a Bice): Non può! non deve!

        BICE (a Romeo, quasi piangendo dall’ esasperazione): Ah devo essere io allora a confessare un delitto che non ho commesso?

        GINEVRA (in faccia a Bice, gridando): Ma neanch’io! Se tu vuoi ajutarlo, con­fessalo tu, che sei sua moglie!

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†BICE: Eh gi√†, perch√© lui da te non pu√≤ pretenderlo: sei sua complice! ‚Äď Anche la derisione?

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†ROMEO: Non complice, Bice! Vittima con me! Finiscila di sospettare delitti! Non √® delitto! Non sarebbe neanche per te, se l‚Äôavessi commesso! E non √® da confessare, √® da seppellire: si seppellisce da s√©, come s‚Äô√® sepolto in me, il primo, per trent‚Äôanni, non per calcolo, proprio da s√©, di nascosto dalla nostra stessa coscienza che non vuole arrossirne, perch√© non √® cosa che la riguardi, e la coscienza non deve dunque neanche saperla. Non dobbiamo saperne pi√Ļ nulla nemmeno noi stessi. (Indicando Ginevra:) Ecco, come lei! ‚Äď La ragione per cui io sto impazzendo, √® vero, lei dovrebbe saperla ‚Äď

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†GINEVRA: ‚Äď io non so nulla ‚Äď

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†ROMEO (a Bice): ‚Äď e dice invece che non la sa! Dovrebbe essere pure in lei questa stessa ragione d‚Äôimpazzire ‚Äď

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†GINEVRA: ‚Äď ma niente affatto! io non ne ho nessuna! ‚Äď

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†ROMEO (di nuovo a Bice, indicandola): ‚Äď la senti? Non ne ha!

        BICE: Ma la so io, ora, Romeo! (Indica Ginevra:) La vedo!

        ROMEO: No! No, se credi che sia lei! No! E per ciò che è avvenuto a noi due!

        GINEVRA: Tu sei pazzo!

        ROMEO: A me e a lei, sì.

        BICE: Lo

        SO!

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†ROMEO: Ma non come tu immagini, no! perci√≤ ti dico che non puoi capire Senza averlo mai pensato prima! senza poterlo pi√Ļ pensare dopo. (Indica di nuovo Ginevra:) Ecco: cos√¨! ‚Äď Vedi come te ne parlo? Come te lo posso dire?

        GINEVRA: Ripiglia a delirare.

        ROMEO: Non ha colpa, lei, Bice, e neanche io. Ma è appunto per questo. Fu quella mattina, pochi giorni fa, che tu andasti dalla villa a Perugia per com­pere.

        GINEVRA (gridando): Ma che fu? Non fu nulla! Tu ricordi; io ho tutto dimenti­cato, subito! Per me è come se tu m’avessi sorpresa un momento con mio marito! L’imbarazzo d’un attimo e basta!

        ROMEO (a Bice): Ecco, vedi? Per lei è così. Ti sei potuta infatti accorgere di nulla, tu, al tuo ritorno? Dillo! Dillo!

        BICE: No, di nulla.

        ROMEO: E neanche noi, quasi di nulla, come ciechi!

        BICE: Andai a Perugia, quella mattina, proprio per Giorgio, per il suo arrivo già annunziato.

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†ROMEO: S√¨, e per questo lei ha ragione! Sappiamo bene io e tu l‚Äôansia, l‚Äôardore, con cui lei aspettava l‚Äôarrivo imminente di Giorgio; ne parlavamo tante volte insieme…

        GINEVRA (scoppiando in una fiera commozione): E dunque, se lo sapevate, se ne parlavate, perché ora mi torturate? Io non ho amato che lui! Io non ho de­siderato che lui! Tutta la mia ansia e l’ardore sono stati per lui! Io non ti co­nosco! Tu non puoi sapere nulla di me! (A Bice:) Sta impazzendo veramente per te, Bice, per te, per te, non per me!

        BICE: Per rimorso?

        ROMEO: No, che rimorso! Non vuoi proprio intendere allora? Appunto perché senza rimorso!

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†GINEVRA (a Bice, con altro tono): Ti giuro che io, quella mattina, accompa¬≠gnandoti fino al cancello con lui, sotto quella vampa di sole maledetto, avevo tutto quel mio ardore soltanto per Giorgio, per Giorgio, tanto da farmi venir meno, io non so, non m‚Äôera mai avvenuta una cosa simile! tutto il sangue che mi bolliva! Tu desti a lui, salendo sull‚Äôautomobile ‚Äď fammi dir tutto, ora, Bice, fammi dir tutto! ‚Äď gli desti un bacio; e io me lo sentii vivo sulle labbra, come se mi fosse dato; e poco dopo averti veduta partire, riattraversando il giardino io e lui, tra lo strid√¨o di tutte quelle cicale che stordiva e tutti quei fiori come impazziti nel sole, lui mi disse non so che cosa, e io nel tentare di rispondergli avvertii che la mia voce era bassa e che egli per quella mia voce si rendeva conto del mio stato ‚Äď

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†ROMEO: ‚Äď s√¨, s√¨ ‚Äď ma non io, non io ‚Äď (toccandosi il petto) questo come sono ora ‚Äď io com‚Äôero, un altro, e tu qual eri, un‚Äôaltra ‚Äď non pi√Ļ noi, non pi√Ļ noi nel sole! Un bisogno di rientrare in villa; la stranezza di non poter pi√Ļ fare a meno di metterci a sedere accanto, attratti, come forzati ‚Äď

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†GINEVRA: ‚Äď le persiane serrate; gli scuri accostati ‚Äď

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†ROMEO: ‚Äď fu quella frescura d‚Äôombra immobile ‚Äď

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†GINEVRA: ‚Äď s√¨, l‚Äôunica sensazione che potei avere, rientrando, di cui mi ricordi; ecco, l‚Äôebbe anche lui ‚Äď

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†ROMEO: ‚Äď ma per forza, altrimenti non si spiegherebbe pi√Ļ nulla: non eravamo pi√Ļ due! non eravamo pi√Ļ noi! presi nel sole e in quel divino accecamento, tutto annullato, senza pi√Ļ coscienza, chi fosse lei per me, chi fossi io per lei, in quel vuoto l√† preparato per attrarci in un attimo ‚Äď

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†GINEVRA: ‚Äď senza averci mai pensato, te lo giuro, n√© io n√© lui, mai, mai; cos√¨, ciechi, cos√¨, Bice, te lo giuro! √ą questa la cosa orribile!

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†ROMEO (allibito ribattendo): No, l‚Äôindegnit√† nostra, che non ce la fa accettare, non ce la fa nemmeno comprendere, perch√© diventa subito orribile nella vita, il delitto pi√Ļ infame, che la coscienza inorridita respinge. A volerci restare, nella vita (a Bice), ecco, bisogna fare cos√¨, come lei (indica Ginevra) che non ne sa pi√Ļ nulla, e ha il coraggio di gridarmi in faccia: Non ti conosco, io non ho amato che lui, non ho desiderato che lui.

        GINEVRA (con un grido): Ma è vero! è vero!

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†ROMEO: √ą vero, s√¨, √® vero! Non sono stato io! Non ha desiderato me, n√© io lei! Io non so nulla di lei: nulla! Un gorgo che s‚Äô√® aperto tra noi all‚Äôimprovviso, e ci ha afferrati un attimo e travolti, e subito richiuso, senza lasciar traccia di s√©. La nostra coscienza √® tornata subito uguale. Non abbiamo pi√Ļ potuto pen¬≠sar nulla, neppure un momento, a ci√≤ che era accaduto; scappammo uno di qua, uno di l√†, storditi; appena soli, questa cosa incomprensibile, incompren¬≠sibile: la chiusura, ferma come una pietra, della nostra coscienza; neppure un‚Äôombra di rimorso, nulla: finito tutto; sparito; il segreto d‚Äôun attimo, se¬≠polto per sempre: accaduto e svanito, come in un sogno; appena svegliati, alla vista di noi stessi, non pi√Ļ da ammettere: l‚Äôincredibile, ecco; o se no, uc¬≠cidersi, ma non era da ammettere neanche questo, per una cosa a cui vera¬≠mente, veramente non potevamo pi√Ļ credere noi stessi, non solo davanti a te, quando poco dopo ritornasti, ma anche davanti a noi stessi, l‚Äôuno l√¨ di fronte all‚Äôaltra, che potevamo guardarci in faccia; parlarci come prima, tal quale. E anche adesso! √ą questo, questo, non la colpa che nessuno di noi due pens√≤ di commettere; ma il pensare che questo pu√≤ accadere: che una donna onesta (indicando Ginevra), come lei √® ancora da stimare, Bice, innamorata, inna¬≠morata di suo marito, in un attimo, senza volerlo, nel sole, in questo rapi¬≠mento del sole, per un improvviso agguato dei sensi, per la complicit√† miste¬≠riosa dell‚Äôora, del luogo, preparata incoscientemente dalla lunga attesa, cada nelle braccia di un uomo; e un minuto dopo, richiuso il gorgo, sepolto il segreto, nessun rimorso, nessun turbamento, nessuno sforzo per mentire di fronte agli altri, di fronte a se stessa. Aspettai un giorno, due, tre, non mi sen¬≠tii neanche io rimuover nulla dentro, n√© in tua presenza n√© in presenza sua; vidi lei, ritornata subito cos√¨, qual era prima, tal quale, con te, con me ‚Äď

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†GINEVRA: ‚Äď un solo terrore io ebbi, che ti potessi smarrire, tradire all‚Äôarrivo di Giorgio; ma quando ti vidi buttargli le braccia al collo per abbracciarlo come un fratello, mi sentii sollevare tutta, felice, e piansi di gioja come per una liberazione: era tutto veramente finito!

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†ROMEO (sconvolto al ricordo di quell‚Äôabbraccio, non potendo pi√Ļ resistere): No no! No no! Ah, io non posso, io non posso, come te! No no! Bisogna che trovi, io, bisogna che trovi la mia condanna! la mia condanna! la mia con¬≠danna! (E se ne va.)

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†BICE (disfatta, quasi implorando, voltandosi verso lui che se ne va): Ma ci sono anch‚Äôio qua! ci sono anch‚Äôio! ne parlate davanti a me! Non sono pi√Ļ niente io?

        GINEVRA (piano, affettuosa, in tono d’esortazione): Lascialo andare, Bice! Ha parlato per te! Gli passerà! Ora s’è alleggerito. Vedrai che gli passerà. Questa, vedi, questa è appunto la prova che è per te, Bice, proprio per te!

        BICE: Perché non sentite rimorso voi due?

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†GINEVRA: S√¨, s√¨, proprio questo! Vide come io accolsi mio marito; lo vedesti anche tu, con che gioja, perch√© io amo Giorgio, l‚Äôamo come non si pu√≤ amare di pi√Ļ; e allora l‚Äôabisso in cui giustamente il nostro segreto √® sprofon¬≠dato per sempre l‚Äôha attratto e gli ha travolto la ragione, pensando a te, subito a te; che forse anche tu ‚Äď

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†BICE (aprendo le braccia, disperata): ‚Äď io ti prego di non parlare di me! ‚Äď

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†GINEVRA: ‚Äď ah Bice, non ti sar√† mai accaduto, io ti credo! ma io e lui sappiamo per prova che √® possibile, e che come √® stato possibile a noi, pu√≤ essere a chiunque!

        BICE: A me no! a me no!

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†GINEVRA: Ma io non sono da meno di te, Bice, e lui sta impazzendo! Perch√© vuoi negargli di pensare che qualche volta, ritornando a casa, trovandoti sola con un suo amico ‚Äď

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†BICE: ‚Äď ma che dici! questa √® pazzia! Io? ‚Äď

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†GINEVRA: ‚Äď in un attimo! ‚Äď

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†BICE (smarrita nello stupore): ‚Äď e potrebbe essere un conforto per lui supporre che anch‚Äôio…? ‚Äď

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†GINEVRA: ‚Äď no, no, √® per spiegarti appunto la sua pazzia! il bisogno che ha di pensarlo, allo stesso modo che pot√® accadere a lui e a me; e che tu possa per¬≠ci√≤ chiudere in te, cos√¨ limpida, senza mentire neanche a te stessa, lo stesso segreto ch‚Äôio chiudo in me e nascondo senza mentire a mio marito. Questo pensiero, vedi? appunto questo pensiero gli √® entrato in mente! ‚Äď

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†BICE (sopraffatta dallo sgomento e cominciando ad ammetterlo): ‚Äď ma come √® possibile! come √® possibile! ‚Äď

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†GINEVRA: ‚Äď s√¨, s√¨, ha cominciato a rodergli il cervello, nel vederti aliena, lieta, amorosa con lui, com‚Äôio sono con mio marito; s‚Äô√® messo a pensare: ¬ęEppure questa donna che ora √® cos√¨ con suo marito, √® stata per un momento tra le mie braccia; e forse anche mia moglie dunque, per un momento…¬Ľ. ‚Äď Ah, zitta, Bice! zitta per carit√†! S‚Äô√® sentita di l√† la voce di Giorgio.

        GIORGIO (dall’interno): Ginevra! Ginevra!

        GINEVRA (quasi insieme): Giorgio! Eccomi!

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†E un‚Äôaltra: voce, volto, animo: un‚Äôaltra. Stupore di Bice, che, alla s√Ļbita tra¬≠sformazione di Ginevra, quasi annichilita, si convince. Entra Giorgio.

        GIORGIO: Ah! sei qua con Bice?

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†GINEVRA (quasi in un ilare vaneggiamento): S√¨, Bice… Bice sa che √® l‚Äôultimo giorno perch√© tu domani parti…

        BICE (sì alza, e con voce quasi spenta): Vado.

        GINEVRA: No!

        GIORGIO (simultaneamente): Nient’affatto!

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†GINEVRA (seguitando): ‚Äď non dicevo per questo!

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†BICE: Devo andare, lo sai; ma dovevo anche venire ‚Äď

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†GINEVRA (pronta): ‚Äď per salutare Giorgio, certo!

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†GIORGIO: Ma c‚Äô√® ancora tempo per salutare! c‚Äô√® ancora tutto domani! parto domani sera. ‚Äď E Romeo?

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†BICE: Non so… Era qua, poco fa, forse torner√†, dovr√† salutarti anche lui…

        GIORGIO: Si sarà calmato, spero.

        BICE (subito): Sì sì.

        GIORGIO: Ma chi avrebbe mai potuto immaginare! Sono ancora tutto sconvolto di ciò che ci ha rivelato jeri.

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†BICE: S√¨ s√¨, s‚Äô√® calmato. Non ci pensare pi√Ļ.

        GIORGIO: Vuoi che non ci pensi per non guastarmi quest’ultimo giorno che passo intero qua con Ginevra? (Passa un braccio attorno al collo di Gine­vra.) Si sta così poco insieme.

        GINEVRA: Ora avrai sbrigato tutto, spero!

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†GIORGIO: S√¨, tutto; e star√≤ con te, non mi mover√≤ pi√Ļ di casa fino a domani sera. Sei contenta? (A Bice:) Con questa benedetta vita di marinaj… E con lei poi che, come vedi…

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†GINEVRA (interrompendolo): Basta, Giorgio…

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†GIORGIO: S√¨, basta, basta. C‚Äô√® questo almeno nella vita, e guaj se non ci fosse! che ci fa dimenticare di tutto. E vedrai anche tu, Bice, vedrai che dimentiche¬≠rai tutto anche tu, quello che ora stai soffrendo, appena questo turbamento, che non pu√≤ essere che momentaneo, di Romeo, passer√†. Io non so come gli √® potuto venire in mente di rievocare ‚Äď

        BICE (troncando): Lasciami andare, Giorgio. Sì, spero anch’io che gli passerà. Ti lascio con Ginevra.

        GINEVRA: Ma no, cara!

        BICE: Ti sono grata di ciò che m’hai detto. Ho compreso tutto. Basta vederti così con Giorgio, e mi è ora tutto così chiaro.

        GIORGIO: Che cosa?

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†BICE: Niente. La ragione, Giorgio, la ragione perch√© lui ‚Äď s√¨ ‚Äď pu√≤ sospettare di me.

        GIORGIO: Non capisco. Non sei stata sempre così amorosa tu con lui?

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†BICE: S√¨, ma mi sono comportata male con Respi, sai? Forse perch√© non gli davo importanza, mi sono… s√¨, mi sono compiaciuta della sua corte…

        GIORGIO: Oh va’ là, per ridere!

        BICE: Ti dico che io non ne ho riso. No no. O ne ho riso male, quasi senten­domene offendere. Era per me, non so, un tenero calore che credevo di poter chiamare ancora amicizia, pur sapendo che non era; e forse mi son fidata troppo di Romeo, del suo riderne; perché non credetti di doverlo tenere come un segreto per me sola.

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†GIORGIO: Ma non gli pu√≤ durare un simile sospetto: √® ridicolo! Tanto pi√Ļ che sei stata franca con lui: gliel‚Äôhai detto!

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†BICE: Forse non dovevo dirglielo. Mentre io, proprio in quei giorni, patii l‚Äôag¬≠gressione di Respi, Romeo fu testimonio dell‚Äôansia, dell‚Äôardore con cui Gine¬≠vra aspett√≤ tutto il tempo il tuo arrivo ‚Äď

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†GINEVRA (guardandola ferma negli occhi): ‚Äď ne fosti testimonia anche tu ‚Äď

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†BICE: ‚Äď s√¨, cara, chi lo pu√≤ negare? ti vedo bene come sei con lui! Mi sento come annichilita.

        GIORGIO: Oh poi!

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†BICE: Ma s√¨, Giorgio. Non dovevo dirgliene nulla. Sono stata una sciocca. Do¬≠vevo mettere a posto Respi, come ho fatto. Ma dare a lui, anzi, l‚Äôimpressione ‚Äď

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†GIORGIO: ‚Äď di che cosa? ‚Äď

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†BICE: ‚Äď √®, pare, l‚Äôunico modo d‚Äôajutarlo, Giorgio; che si possano commettere delitti senza volerlo ‚Äď

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†GIORGIO (strabiliato): ‚Äď che tu con Respi…? oh dico, non vorrai impazzire anche tu?

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†BICE: ‚Äď no, lui solo, per ora, ne sta impazzendo…

        GINEVRA (tornando a guardarla ferma negli occhi): Non sono cose che si pos­sano fare di proposito, Bice, volendolo! Allora sì diventano veramente de­litti.

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†BICE: S√¨, s√¨, hai ragione, l‚Äôimpossibile, l‚Äôincomprensibile, l‚Äôinconfessabile: ci vuol questo per lui, per ajutarlo, la cosa pi√Ļ inverosimile, che so! che io e tu, Giorgio ‚Äď

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†GINEVRA: ‚Äď ecco, proprio questo, per esempio ‚Äď

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†GIORGIO (stordito): ‚Äď ma che dite?

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†BICE (eccitata, estrosa, per istintivo bisogno di vendetta): ‚Äď presi in un gorgo di follia, Giorgio, in un attimo d‚Äôassoluto accecamento: questo! questo! come lui pot√® uccidere quel ragazzo! ha bisogno di questo lui! Ma sarebbe anche pi√Ļ inverosimile con Respi! Non dovevo, non dovevo riderne! Ma lasciar¬≠glielo sospettare. Lo sospetta ancora, per fortuna! Io sono una sciocca a mo¬≠strarmene afflitta, ad averne paura. Se voglio ajutarlo, devo lasciargli crede¬≠re-

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†GIORGIO: ‚Äď che cosa? l‚Äôassurdo? che io con te…? ‚Äď

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†BICE: ‚Äď l‚Äôassurdo, s√¨, l‚Äôassurdo, Giorgio! che questa cosa impossibile sia potuta avvenirmi, senza ch‚Äôio sappia come, tanto da non sentirne alcun rimorso ‚Äď

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†GINEVRA (c.s.): ‚Äď questo sopra tutto! ‚Äď

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†GIORGIO (a Ginevra, trasecolato): ‚Äď ma sei stata tu a suggerirle una simile enormit√† ‚Äď

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†BICE (subito c.s.): ‚Äď no! no! l‚Äôho capita io ora, in un lampo! L‚Äôhai sentito anche tu, com‚Äôegli ora vede: che le cose pi√Ļ impossibili, pi√Ļ impensate, ac¬≠cadono, e non se ne sa nulla, i veri delitti, chiusi, sepolti dentro; la fronte √® dura; non ci si legge. Io non devo abbassare pi√Ļ il capo davanti a lui come una colpevole. Non √® colpa, se non s‚Äô√® voluto. √ą quello che lui sostiene. L‚Äôincoscienza. Se lui ha ucciso, non √® vero, Ginevra? (A Giorgio:) E non hai inteso anche tu, che non me ne farebbe una colpa? Come potrebbe, con un‚Äôe¬≠sperienza come la sua? S√¨, s√¨, bisogna, bisogna che io l‚Äôajuti cos√¨!

        GIORGIO: Ma come, mentendo?

        BICE: Mentendo, se a me per disgrazia non è accaduto mai nulla!

        GIORGIO (severo e minaccioso): Se tu tenti di fare una cosa simile, io te l’im­pedirò!

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†GINEVRA (istintivamente): No! tu…

        GIORGIO: Io! io!

        BICE: Tu non devi immischiarti.

        GIORGIO: E invece m’immischierò; gli dirò tutto; che vuoi mentire per ajutarlo, dandogli a credere una cosa non vera!

        BICE (dopo una pausa, fredda, ambigua, voltando il capo a guardarlo): Che ne sai tu?

        GIORGIO (stupito): Come, che ne so io? Stai finendo di dirlo tu stessa!

        BICE: Ma perché proprio a te non posso confessarla, Giorgio!

        GIORGIO: Proprio a me? che significa?

        BICE: Ginevra lo sa. E sono sicura che non lo confiderà mai a nessuno. Tu puoi stare tranquillo, Giorgio, partirtene tranquillo. Dirò io tutto a lui, tutto quello che debbo dirgli per mettergli l’animo in pace. Lasciami fare. Ginevra m’ha ajutata a comprendere tante cose.

        GIORGIO (risentito, sentendosi escluso): Ah, se sei venuta a dirle cose che io non debbo sapere! (e s’avvia per rientrare in casa.)

        GINEVRA (per trattenerlo): Ma abbiamo finito!

        BICE: lo vado!

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†GIORGIO: Non voglio saper nulla! Non voglio sapere pi√Ļ nulla! (Giorgio, via.)

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†BICE (dopo una pausa, lentamente): √ą da sbalordire, come tu puoi essere cos√¨, davanti a lui; io non potrei, non potrei…

        GINEVRA (affettuosa, commossa, riconoscente): Ma sì, anche tu, Bice, anche tu! Siamo donne, noi, e difendiamo a qualunque costo la vita. Loro sono uomini, e si fanno di tutto un caso di coscienza per travagliarsene lo spirito. Se lasciassero in pace la vita, sanarsi da sé, dove ci ha ferito; risolvere da sé, anche le cose orribili che ci può dare! Pensa quante, e noi le sopportiamo! Loro non potrebbero. Ne impazzisce lui! Io amo Giorgio, Bice! Lo vedi? lo vedi come l’amo? Sii misericordiosa! Comprendi! Comprendi, anche se lui, facendo così, tormentandoti, dimostra di non amarti! Non lo fa certo per me! Mi rovina! Mi uccide!

        BICE: Lui ha coscienza.

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†GINEVRA: Rovina tutti! Uccide tutti! Pensa se Giorgio, per questa sua pazzia, venisse a scoprire! Sei venuta a scoprirlo tu, e Dio sa come t‚Äôha ferito, ma vedi? tu che sei donna, tu sopporti e vuoi salvare, tu che lo ami, la sua e la tua stessa vita! Io quella di Giorgio e la mia, s√¨, anche la mia! ‚Äď Oh Dio! chi √®? Respi?

        BICE: Viene a proposito!

        Si sono udite dall’interno, infatti, parole concitate, confuse, di Respi e di Giorgio. Entrano Respi e Giorgio.

        RESPI: No, no, meglio se è qui, meglio se è qui!

        BICE: Sì, meglio, Respi, che vi trovi qui.

        GIORGIO (seguitando nella sua azione di volerlo mandar via): Ma nient’affatto! Tu devi andare!

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†RESPI (eccitatissimo, esasperato): No! A una spiegazione, chiara, esplicita ‚Äď definitiva ‚Äď bisogna pur venire!

        GINEVRA: Ma non qua, non ora, Respi! Risparmiatelo! Egli domani parte!

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†GIORGIO: Ma no, non √® per questo! E perch√© io non posso permettere ‚Äď

        BICE (interrompendolo): Tu non c’entri, Giorgio!

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†GIORGIO: No, no, in casa mia, sotto i miei occhi no! (A Respi:) E io ti prego d‚Äôandartene e di lasciare in pace in casa mia Bice! (A Bice:) E se tu poi ‚Äď

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†GINEVRA (a Bice, simultaneamente): ‚Äď s√¨, s√¨, per carit√†, Bice! Comprenderai che alla sua presenza ‚Äď

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†GIORGIO: ‚Äď vuoi che assista a una simile pazzia? e che la permetta? No!

        RESPI: Ma è necessario!

        BICE (arrendendosi): Sì, Giorgio, vado, vado.

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†GIORGIO (voltandosi aspro a Respi): Che √® necessario? che tu revini…?

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†RESPI: No! Anzi, al contrario! Spiegare ‚Äď

        GIORGIO (interrompendolo): Lo spiegherai a lui!

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†RESPI: A lui non √® possibile. Aggredisce, mi provoca in tutti i modi ‚Äď

        GIORGIO (sorpreso e costernato): T’ha provocato?

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†RESPI: S√¨, ora, al Circolo, e sono venuto qua da te apposta! perch√© gli faccia intendere, come puoi tu solo ‚Äď

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†GIORGIO (alzando le braccia, spazientito): ‚Äď io! io! io! ‚Äď

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†GINEVRA: ‚Äď √® sul punto di partire!

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†RESPI: Ma io non posso, perdio! lasciarmi ancora provocare cos√¨, davanti a tutti, con la derisione! Rompergli in faccia? Se egli non si cura pi√Ļ del ri¬≠spetto in cui dev‚Äôesser tenuta una donna… Bisogna che ti metta di mezzo tu, Vanzi, credi, √® necessario. Io vi ho detto jeri qua tutto. Ma vedete che √® pro¬≠prio per me?

        BICE: No, no, non è per voi, Respi!

        RESPI: M’ha aggredito! come non è per me?

        BICE: Ma la colpa è mia. Non dovevo dir nulla. Riconosco il mio torto.

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†RESPI: Io non sapevo di trovarvi qua, Bice! Ma √® bene che ora diciate tutto anche voi, e che sia finita. O altrimenti io non rispondo pi√Ļ di me! (Entra di furia Romeo Daddi.)

        ROMEO (diretto a Respi): Ah sei qua?

        GIORGIO (cercando subito di trattenerlo): Romeo!

        GINEVRA (quasi tra sé): Oh Dio mio!

        BICE: Per carità, Romeo!

        ROMEO (svincolandosi dai tre che lo attorniano): Lasciatemi!

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†RESPI (facendosi avanti): Bada che la mia sopportazione ‚Äď

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†ROMEO: E avanti, paladino…

        GIORGIO (facendosi subito in mezzo): Finitela, insomma, in casa mia! (A Romeo): Non sarai venuto qua ad aggredirlo!

        ROMEO: E no! Se viene a farsi riparo delle donne!

        RESPI: Quello che tu fai è indegno!

        ROMEO: Ah sì? Quello che faccio io? Perché tu le difendi le donne?

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†RESPI (a Giorgio): Ah senti! faccio quello che ogni uomo d‚Äôonore ‚Äď

        ROMEO (interrompendolo, con un ghigno): Ma sì, d’onore! (A Bice:) Ti di­fende, lui! Ti va difendendo da per tutto!

        RESPI: E non dovrei farlo?

        GINEVRA (piano, esasperata, a Respi): Ma non lo cimentate!

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†ROMEO (seguitando, a Respi): Eh altro! √ą il tuo dovere d‚Äôuomo d‚Äôonore! (A Bice:) Che non gli hai concesso nulla tu, nemmeno un bacio, √® vero? (Con furba domanda repentina:) Forse un bacio s√¨?

        BICE (supplice): Ma Romeo!

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†GIORGIO: √ą veramente incredibile!

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†ROMEO (rispondendo all‚Äô esclamazione di Giorgio come per tranquillarlo): No, no, nemmeno un bacio! √ą la verit√†! (Alludendo a Respi:) E la fa sapere a tutti, lui; e questo non gli pare indegno!

        RESPI: Se tu sospetti e l’accusi innocente!

        ROMEO: Io, già! Mentre tu l’insidii, Fassedii, vieni a insidiarla, a sorprenderla in casa mia, sotto il mio stesso tetto; questo è d’uomo d’onore?

        RESPI: Ma lei m’ha respinto!

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†ROMEO: Affar suo! Lascia star lei! Io dico tu, tu non puoi negare d‚Äôaverla insi¬≠diata! √ą vero questo, s√¨ o no? E poi, che io la sospetti, ti pare indegno?

        GIORGIO: No, è indegno che tu non la creda!

        ROMEO: Io la credo! Dico lui, lui, che agisce da mascalzone!

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†RESPI (non potendone pi√Ļ): Oh, infine, sono pronto a rispondertene!

        ROMEO (prendendolo per il petto): Come me ne rispondi? Non hai agito da mascalzone?

        GIORGIO (separandoli): Ma via! Basta! Che volete fare?

        RESPI (esasperato, additando Romeo, a Giorgio): Ma lo vedi? lo vedi?

        GINEVRA (a Bice): Bisogna finirla! Pòrtatelo via!

        BICE (subito, a Romeo, forte): Io vado, io vado, Romeo!

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†ROMEO (staccandosi, con un maligno riso, indicando Respi): Mi sfida! Si mette a mia disposizione! Io ho tutto il diritto di darti del mascalzone, perch√© tu hai voluto, voluto, con ostinazione, con persecuzione insidiarmi la moglie, indurmi per conseguenza al sospetto, no? a pensare che ‚Äď non ora, non ora in villa, perch√© lo so, lei t‚Äôha respinto ‚Äď ma prima, prima ‚Äď dura da un anno la tua corte ‚Äď in un momento d‚Äôassenza, d‚Äôincoscienza, che so! lei abbia potuto ‚Äď no, no! non √® stato! va bene! ‚Äď ma √® pur possibile, oh Dio, lo sappiamo tutti! √® pur possibile! ‚Äď e che un simile pensiero mi sia entrato in mente, non √® colpa tua? ‚Äď (D‚Äôun tratto smarrito, interrompendo l‚Äôinvettiva, ricredendosi impensatamente, con stupore di tutti:) Ma no! no! non √® vero! scusami! non √® vero! non √® colpa tua. ‚Äď (Voltandosi a Ginevra:) Vedi che non posso tenere la maschera, Ginevra? (A Respi:) Colpa tua √® soltanto d‚Äôaverlo voluto! Il so¬≠spetto non mi viene da te e nemmeno da lei. (Indica Bice.) Io anzi t‚Äôinvidio, t‚Äôinvidio, Respi, non ti lodo, ma t‚Äôinvidio! Non t‚Äô√® mai avvenuto nulla che tu non volessi! Tu vuoi! Tu sai! Sei cos√¨ sicuro di te! Anche quando sei solo, non √® vero? quando non ti vedi, sempre sicuro di quello che fai! Le sai tutte, beato te, le tue mascalzonate! Non t‚Äôoffendere! non t‚Äôoffendere! Quest‚Äô√® umano, quest‚Äô√® umano! Ne hai coscienza! √ą tutto il resto che non si spiega! Tu puoi compiacertene o fartene rimorso, beato te! sei da invidiare per questo! dopo aver tentato di tradirmi, fare un duello con me e infilzarmi o cacciarmi una palla in fronte o in petto, e farti questo gran rimorso! (Gli prende la testa e lo bacia in fronte.) Toh! bravo! Fai il male, sapendo di farlo, tu! Io no, io no! E Bice √® come te ‚Äď lei nel bene, e tu nel male! Sei un solido, magnifico mascalzone, come lei una dolce, purissima colomba! E anche tu, Giorgio, un brav‚Äôuomo che sa, sa tutto quello che fa, anche le piccole marachelle, che non son colpe, durante le lunghe assenze ‚Äď

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†GIORGIO (ridendo): Oh, io non le ho mai nascoste a mia moglie; la dovrei sti¬≠mar stupida altrimenti, da non supporre che stando cos√¨ a lungo lontano… Si farebbe un cattivo concetto di me!

        ROMEO: Mentre una donna, eh? deve sapere aspettare! ed è una colpa gravis­sima, se non sa aspettare!

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†GIORGIO (turbandosi d‚Äôun tratto): Che c‚Äôentra adesso…?

        ROMEO (subito): No, no! Dico quello ch’è stabilito che non si discute nem­meno!

        GIORGIO: Tu seguiti a parlare a vanvera, è vero?

        ROMEO: Ma sì, da pazzo!

        GIORGIO: Perché altrimenti non comprenderei come ti possa venire in mente di parlar di Ginevra, adesso.

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†ROMEO: Ma no, che dici! io, di Ginevra? io parlo delle cose che si sanno,come si sono stabilite, che le donne, in generale ‚Äď

        GIORGIO (interrompendo, reciso): La donna è un’altra cosa!

        ROMEO: Ma sì, non si discute!

        GIORGIO: Pareva che tu lo volessi discutere!

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†ROMEO: Ma no! D‚Äôaccordo! Io volevo appunto affermare questa bellezza di so¬≠lidit√† ‚Äď l√† ‚Äď delle cose stabilite, che tutti sanno e, anche se non sanno, accet¬≠tano ‚Äď l√† ‚Äď perch√© si sono stabilite. Un cieco, non vede la luna, ma sa che c‚Äô√®. Tutti sanno che in cielo c‚Äô√® la luna; e che sulla terra ci sono i boschi. Cre¬≠diamo, almeno, di saperlo! Ma poi tutt‚Äôa un tratto ci accorgiamo di non averlo mai saputo veramente, quando ne abbiamo un sentimento vero, cos√¨ raro, che ce ne crea d‚Äôimprovviso, misteriosamente, la realt√†; e la scopriamo allora, la luna, il bosco, la luna che √® ¬ęquella¬Ľ, ora s√¨, ¬ęla luna¬Ľ (indica la luna che √® sorta) ¬ęil bosco¬Ľ, quello! che non han pi√Ļ nulla da vedere con la luna e col bosco degli altri, come comunemente si sa che ci sono, l‚Äôuna in cielo e l‚Äôaltro in questa o in quella parte della terra. Ah, eccola, √® questa la Luna! Se ne ha una volta sola il sentimento vero! E tanti non lo hanno mai, e vivono delle cose che si sanno, senza nessuna vera realt√† per loro. E tanti che lo hanno avuto una volta, cercano di riaverlo, e non lo trovano pi√Ļ. E questa ‚Äď questa dei sentimenti veri ‚Äď misteriosi ‚Äď la vera vita ‚Äď che non si sa come si crei in un attimo, e ti rapisca, e ti pu√≤ anche far commettere delitti che tu non sai, terribili, e non se ne sa pi√Ļ nulla, passato quell‚Äôattimo, estinto il mistero. Le cose che si sanno non significano allora pi√Ļ nulla.

        S’è fatta sera, una chiara sera dilagata d’un misterioso azzurro lunare; si sono accesi i fanali sulla balaustrata, con lampade anch’esse d’una tinta az­zurra; e per l’aria e il tono con cui Romeo Daddi ha parlato, tutti son rimasti come presi in un incanto angoscioso. Lunga pausa. Tutt’a un tratto Giorgio, come se in quell’incanto si fosse maturato il sospetto, si alza e dice a Romeo:

        GIORGIO: Tu, Romeo, domani mi dirai. Tutti restano, voltandosi a guardarlo stupiti. Un’altra pausa.

        ROMEO (incerto): Io?

        GINEVRA (incerta): Che cosa?

        BICE: No, che vuoi che ti dica, Giorgio?

        GINEVRA: Romeo può parlarti ora stesso.

        GIORGIO (pronto, cupo, fermo, rude): Tu, zitta! Devo prima parlare con te.

        BICE (risoluta, non meno ferma): Ginevra non ti può dir nulla.

        GIORGIO: Vedremo!

        BICE (a Ginevra come se tra loro ci fosse un’ intesa): Io son sicura di te, Gine­vra! Bada che tu m’hai giurato!

        GIORGIO (severo): Io non ti credo, Bice! Non lo crede neanche lui, tuo marito. Crede a Respi. Noi ne parleremo domani, Romeo.

        ROMEO (lentamente, come dopo una profonda trafittura): Io non potrei che dirti, Giorgio, la mia vergogna.

¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†GIORGIO: Mi dirai domani. O forse non ci sar√† pi√Ļ bisogno che tu mi dica. Vi prego tutti d‚Äôandare.

Tela.

1935 – Non si sa come – Dramma in tre atti
Premessa
Personaggi, Atto Primo
Atto Secondo
Atto Terzo

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