Nenè e Ninì (2) – Audiolibro

nene e nini audioloibro 2

nene e nini audioloibro 2
Paul Seignac (1826–1904), Castagne arrostite

Legge Enrica Giampieretti

Da LibriVox.org

Prima pubblicazione: Corriere della Sera, 31 marzo 1912, poi in La trappola, Treves, Milano 1915.

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             Nenè aveva un anno e qualche mese, quando il babbo le morì. Nini non era ancor nato, ma già c’era: si aspettava.

             Ecco: se Nini non ci fosse stato, forse la mammina, quantunque bella e giovane, non avrebbe pensato di passare a seconde nozze: si sarebbe dedicata tutta alla piccola Nenè. Aveva da campare sul suo, modestamente, nella casetta lasciatale dal marito e col frutto della sua dote.

             Il pensiero d’un maschio da educare, così inesperta come lei stessa si riconosceva e senza guida o consiglio di parenti né prossimi né lontani, la persuase ad accettar la domanda d’un buon giovine, che prometteva d’esser padre affettuoso per i due poveri orfanelli.

             Nenè aveva circa tre anni e Nini uno e mezzo, quando la mammina passò a seconde nozze.

             Forse per il troppo pensiero di Nini, non badò che si potesse dare il caso d’aver altri figliuoli da questo secondo marito. Ma non trascorse neppure un anno, che si trovò nel rischio mortale d’un parto doppio. I medici domandarono chi si dovesse salvare, se la madre o le creaturine. La madre, s’intende! E le due nuove creaturine furono sacrificate. Il sacrifizio però non valse a nulla, perché, dopo circa un mese di strazii atroci, la povera mammina se ne morì anche lei, disperata.

             Così Nenè e Nini restarono orfani anche di madre, con uno che non sapevano neppure come si chiamasse, né che cosa stesse a rappresentar lì in casa loro.

             Quanto al nome, se Nenè e Nini lo volevano proprio sapere, la risposta era facile: Erminio Del Donzello, si chiamava; ed era professore: professore di francese nelle scuole tecniche. Ma quanto a sapere che cosa stesse più a far lì, ah non lo sapeva nemmeno lui, il professor Del Donzello.

             Morta la moglie, morte prima di nascere le sue creature gemelle: la casa non era sua, la dote non era sua, quei due figliuoli non erano suoi. Che stava più a far lì? Se lo domandava lui stesso. Ma se ne poteva forse andare?

             Lo chiedeva con gli occhi rossi e quasi smarriti nel pianto a tutto il vicinato che, dal momento della disgrazia, gli era entrato in casa, da padrone, costituendosi da sé tutore e protettore de’ due orfanelli. Di che lui, forse, si sarebbe dichiarato gratissimo, se veramente il modo non lo avesse offeso.

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