Marsina stretta: dalla forma alla vita

Una brevissima riflessione sulla novella di Luigi Pirandello. Di Biagio Lauritano

Per gentile concessione dell’Autore

Questa è la vita, Film 1954. Episodio Marsina stretta, Aldo Fabrizi

Questa novella racconta l’esperienza del professor Gori, testimone alle nozze di una sua ex alunna con un ricco giovane. Il professore arrivando alla casa dello sposo viene a sapere che, durante la notte, è morta la madre della sua ex alunna e che i parenti dello sposo, arroganti perché chiusi nella loro mentalità di ricchezza e superiorità sociale e perciò contrari a quel matrimonio, vorrebbero approfittare del lutto per evitare o addirittura annullare per sempre la cerimonia. Ma il professore, pieno di carica eversiva che gli deriva dall’indossare una marsina scucita ad una manica, fa leva sui sentimenti dei due sposi imponendo a loro e ai parenti tutti che quel matrimonio si faccia prima in municipio e poi in chiesa.

La novella è il riflesso del susseguirsi delle sensazioni del professore Gori, tutto giocato sul contrasto tra la scomodità dell’abito indossato, perché troppo stretto, e la crescente tensione che il professore accumula man mano che la narrazione si fa sempre più “densa”, dall’atteggiamento di superiorità della famiglia dello sposo fino alla concitazione del professore nel forzare il matrimonio. In questo caso il contrasto tra la vita e la forma è tutto qui, declinato cioè nei termini della rappresentazione della vicenda tale che, alla fine, il paradosso sconfigge la mentalità ipocrita della famiglia dello sposo.

In altri termini la difficoltà per l’abito stretto indossato dal professore Gori inizialmente rimanda a un livello minimo di umorismo che diventa però sempre più forte quando si tratta di smascherare l’ipocrisia della famiglia dello sposo che pone i propri falsi sentimenti di rispetto e devozione nei confronti della madre morta della sposa su un piano di “simbolismo trascendente” che, invece di allinearsi con le vivide sensazioni del professore, rende inutile l’attenzione del lettore alimentando così il non-sense e facendo nascere in questi un senso di vergogna ex nihilo.

È come se il lettore diventasse, seppur per pochi istanti, partecipe della mentalità gretta che domina gran parte della novella ricevendone così uno stimolo a rinunciare alla vita e a guardare paradossalmente al passato per rimanere bloccato per sempre nella forma. Ma la forza del professore Gori penetra la barriera dell’ “illusione della forma” dando un nuovo corso alla novella: basta pensare all’uso dell’ironia che, presente in tutte le situazioni con la funzione di denigrare il contesto della novella, da linfa vitale al lettore rendendolo partecipe delle sensazioni del professore Gori ovvero della vita. In tal senso il debito verso quello che nella novella rimane del naturalismo, ovvero la descrizione del contesto, viene superato e Pirandello può quindi concentrarsi sul protagonista attraverso cui viene smascherata la forma ovvero la tendenza alla falsa rappresentazione della realtà cioè all’autoinganno.

Biagio Lauritano
Ricevuto via mail il 25 aprile 2022

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