Maria, “L’esclusa” di Luigi Pirandello

Di Fulvia Mezi

«Maria non era mai stata la preferita. Era cresciuta quasi all’ombra di Marta, e da se stessa pareva si fosse acconciata al compito di stare accanto alla sorella adorata per farne meglio risultare l’ingegno, lo spirito, la bellezza. Nessuno aveva mai badato a lei, né ella se n’era mai neppure lagnata fra sé, vinta anch’essa dal fascino di Marta.»

da Sul romanzo.it

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Maria l esclusa

L’esclusa è il primo romanzo di Luigi Pirandello, scritto nel 1893 durante un soggiorno a Monte Cavo, nei pressi di Roma, ma pubblicato solamente nel 1901 a puntate sul quotidiano romano «La Tribuna» e poi in volume nel 1908, edito dai fratelli Treves. Il titolo originario era Marta Ajala, il nome della protagonista, alla maniera dei naturalisti. Divenne poi L’esclusa per l’intenzione dell’autore di sottolineare “il fondo umoristico” (come lo definì Pirandello stesso in una lettera prefatoria a Luigi Capuana) della vicenda di Marta, esclusa dalla società da innocente e riaccolta da colpevole.

Molto si è scritto riguardo a Marta, poco, invece, su Maria, sua sorella minore, personaggio secondario, sì; ma che si rende a suo modo protagonista di scene di rara intensità.

Maria entra in scena al Capitolo III, come spalla della sorella. La vediamo infatti intenta a confortarla, tenendole una mano. Il fattaccio è già accaduto: il marito di Marta, Rocco Pentagora, ha trovato una lettera della moglie al professor Alvignani e si è convinto che lo abbia tradito. Così non è, ma è sufficiente il sospetto a costringerlo a rispedire la moglie nella casa paterna.

Il padre, Francesco, pur credendo all’innocenza della figlia, commette un errore: decide di chiudersi in casa, per la vergogna, dando adito alle maldicenze del paese e sottolineando ancora di più quanto accaduto. Chiuso in camera, deciso a uscirne solamente da morto (come poi sarà), accoglie solo la compagnia della figlia Maria. È in questo momento che Pirandello ce la presenta ufficialmente:

«Maria non era mai stata la preferita. Era cresciuta quasi all’ombra di Marta, e da se stessa pareva si fosse acconciata al compito di stare accanto alla sorella adorata per farne meglio risultare l’ingegno, lo spirito, la bellezza. Nessuno aveva mai badato a lei, né ella se n’era mai neppure lagnata fra sé, vinta anch’essa dal fascino di Marta. Pensieri e sentimenti erano rimasti chiusi in lei, quasi non richiesti da nessuno. E né il padre né la madre pareva si fossero peranche [sic] accorti ch’ella era cresciuta, ch’era ormai donna. Non bella, né vaga; ma dagli occhi e dalla voce spirava tanta bontà e dagli atteggiamenti così timida grazia, che riusciva a tutti tremendamente simpatica.»

Pirandello non dedicherà molte altre parole a Maria, concentrandosi su Marta che, lo sappiamo, è un personaggio straordinario, moderno come pochi. Ma la sorella, dicevo, è capace di qualcosa che a Marta non riesce: dare tenerezza. Così per il padre:

«Maria accorse al letto e si sentì all’improvviso cingere e serrare forte dal braccio di lui, si sentì sul seno la testa del padre. Così piansero entrambi, senza dir nulla, viepiù stretti, a lungo.»

Qui, anziché figlia, Maria è madre, consolando il padre e cullandolo quasi. Così come si comporta da madre con la sorella, cedendole la stanza, pettinandole i capelli, consolandola.

Nella scena a mio giudizio più bella di tutto il romanzo, dove Francesco Ajala entra in agonia mentre Marta partorisce il figlio di Rocco, che però non riesce a sopravvivere; e padre e figlia sono dunque, ai lati opposti della casa, in totale sofferenza, Maria è ritratta, nel caos generale, nel via vai di medici e levatrici, di donne che piangono e urlano, intenta ad asciugare il sangue dalla fronte del padre:

«Maria, piangendo, asciugava con un fazzoletto su la faccia congestionata del padre il sangue che gli usciva da una lieve ferita alla fronte. Ah se questo solo fosse stato il male! Pure ella metteva tutta l’attenzione, tutto il suo amore, nell’arrestare quelle poche gocce di sangue, come se da questo soltanto dipendesse la salvezza del padre.»

Prima di morire, Francesco Ajala aveva stabilito di lasciare la sua conceria a un nipote di Agata, la moglie. Ma Paolo Sistri si rivela inesperto e inaffidabile e le tre donne, ben presto, si trovano in totale bancarotta. Ed è in questo momento che tra di loro si verifica una frattura, seppur invisibile: a prendere il posto del capofamiglia sarà proprio Marta, che tornerà a fare la maestra come prima di sposarsi (da sottolineare che Rocco non voleva che la moglie lavorasse). Maria e Agata, dunque, dipendono economicamente da lei. Quando Rocco fa sapere alla moglie che vorrebbe tornare con lei, a patto però che si tolga dalla testa di lavorare, sia Maria che Agata sperano che lei accetti; ma Marta è decisa a dimostrare il proprio valore. Ottiene dunque un posto da maestra a Palermo e per le tre donne inizia una nuova vita.

L’assonanza dei nomi, Marta/Maria, è voluta dall’autore, che ha già sottolineato come la sorella minore sia un’ombra della maggiore. Basti poi pensare al Vangelo, dove Gesù si reca a conoscere due sorelle, Marta e Maria. La seconda si siede ai piedi di Gesù per ascoltarlo, mentre Marta si affaccenda a casa per preparare un pasto per gli ospiti. A un certo punto, Marta rimprovera la sorella perché non la sta aiutando, ma Gesù la ferma, sottolineando come Maria abbia scelto «la parte migliore», cioè lo spirito, anziché il corpo.

Possiamo trovare, da questo episodio che Pirandello probabilmente conosceva, un parallelismo con i nostri personaggi: di certo Marta, come abbiamo evidenziato, prende di petto la vita e la sua situazione. Maria, invece, si lascia trasportare dolcemente dalla corrente, ma resiste salda e calma.

Ho accennato a una forbice che si allarga tra le donne: Marta, da una parte; Maria e Agata dall’altra. Marta, seppur amata e quasi venerata dalle altre due, si sente ormai esclusa, perché né la madre né la sorella percepiscono il suo turbamento.

«Vedeva intanto la madre e la sorella ritornate alle abitudini, alla calma d’una volta, alla vita semplice e tranquilla di prima; e maggiormente, per forza di contrasto, sentiva penetrarsi dal convincimento che lei sola era l’esclusa, lei sola non avrebbe più ritrovato il suo posto, checché facesse.»

Pirandello ci raffigura Maria intenta a suonare il pianoforte. Ha recuperato la sua serenità ed è ignara dei turbamenti che ha la sorella: dal buffo corteggiamento dell’orrendo professor Falcone alla relazione segreta con l’Alvignani, che, questa volta sì, è reale, tanto che Marta rimane incinta.

Quando la madre di Rocco, Stefana, vicina di casa delle Ajala, è in punto di morte, è l’occasione per Marta e Rocco per un confronto finale: la donna, ora colpevole di tradimento, verrà ripresa in casa dal marito.

Di certo Maria occupa poco spazio all’interno del romanzo, ma meritava di essere riscoperto.

Fulvia Mezi

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