Lucilla (Ora che s’è guastata con le monache) – Audiolibro

Lucilla audiolibro
Immagine dal Web

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino.

Da QuartaRadio.it

Prima pubblicazione: Corriere della Sera, 26 giugno 1932.

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             Prato al sole, erba nuova, fili di suono, nel silenzio che pare uno stupore. Stupore di come s’accendono qua questi fiorellini d’oro e là bruciano quei rossi.

             Ma già comincia a cadere, di sbieco e pericolante sul verde, l’ombra azzurra del conventino con la tozza crocetta in cima alla cuspide, così allungata che va a sbattere, e si rizza spezzata, su quel bianco muretto a riparo degli orti.

             Lucilla, da un pezzo addossata al muro del conventino, smette di piangere, d’un tratto facendo caso all’ombra di quella crocetta.

             Possibile, così lunga?

             Ha sempre pensato, mandando gli occhi fin lassù, che veramente avrebbero potuto anche farla meno tozza, quella crocetta; ma in fondo, non dicendoselo, ha pure approvato ch’essa se ne stia lì quasi accovacciata su quella cuspide puntuta, senza mai desiderio di stirarsi un po’ per diventare nel cielo una crocetta snella, alta.

             Ed ecco che ora il sole, per conto suo, si piglia questo piacere, e anche così inverosimilmente esagerato: bum! fin addosso al muretto… E allora, se lei Lucilla si mette al sole, dove arriverà?

             Esce dall’ombra e s’espone al sole sul prato.

             O com’è?

             Uno sgorbio, di traverso.

             Il dispetto che ne prova, con la sorpresa e l’incomprensione del fenomeno, si fa rabbia feroce, una rabbia che le torce le viscere dentro come una fune, non appena là sul prato l’ombra di qualcuno che sopravviene si stende accanto alla sua e subito la supera la supera, fino a far parere in un niente, la sua, men che l’ombra d’una bambina.

             Si volta di scatto (perché ha riconosciuto dall’ombra la conversa che viene a cercarla) e, col faccino contratto dalla rabbia e certi occhi da gatta fustigata, le grida mostrando i pugni:

             – No! No! No! Hanno voglia d’aspettarmi, non ci torno! non ci torno più!

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