Le medaglie – Audiolibro

Le medaglie
Renato Guttuso ( 1911 – 1987), Battaglia di Ponte dell’Ammiraglio, 1951-52, Uffizi, Firenze

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino.

Da QuartaRadio.it

Prima pubblicazione: Il Marzocco, 21 agosto 1904, poi in Erma bifronte, Treves Milano 1906.

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Sciaramè, quella mattina, s’aggirava per la sua cameretta come una mosca senza capo. Più d’una volta Rorò, la figliastra, s’era fatta all’uscio, a domandargli:

– Che cerca?

E lui, dissimulando subito il turbamento, frenando la smania, le aveva risposto, dapprima, con una faccetta morbida, ingenua:

–    Il bastone, cerco. E Rorò:

–    Ma lì, non vede? All’angolo del canterano.

Ed era entrata a prenderglielo. Poco dopo, a una nuova domanda di Rorò, aveva ancora trovato modo di dirle che gli bisognava un… sì, un fazzoletto pulito. E lo aveva avuto; ma ecco, non si risolveva ancora ad andarsene.

La verità era questa: che Sciaramè, quella mattina, cercava il coraggio di dire una certa cosa alla figliastra; e non lo trovava. Non lo trovava, perché aveva di lei la stessa suggezione che aveva già avuto della moglie, morta da circa sette anni. Di crepacuore, sosteneva Rorò, per la imbecillità di lui.

Perché Carlandrea Sciaramè, agiato un tempo, aveva perduto a un certo punto il dominio dei venti e delle piogge, e dopo una serie di mal’annate, aveva dovuto vendere il poderetto e poi la casa e, a sessantotto anni, adattarsi a fare il sensale d’agrumi. Prima li vendeva lui, gli agrumi, ch’erano il maggior prodotto del podere (li vendeva per modo di dire: se li lasciava rubare, portar via per una manciata di soldi dai sensali ladri); ora avrebbe dovuto farla lui la parte del ladro, e figurarsi come ci riusciva!

Già, non gliela lasciavano nemmeno mettere in prova. Una volta tanto, qualche affaruccio, per pagargli la senseria, come carità. E per guadagnarsela, quella senseria, doveva correre, povero vecchio, un’intera giornata, infermiccio com’era, gracile, malato di cuore, con quei piedi gonfi, imbarcati in certe scarpacce di panno sforacchiate. Quand’era al vespro, rincasava, disfatto e cadente, con due lirette in mano, sì e no.

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