La Messa di quest’anno – Audiolibro – Legge Gaetano Marino

La Messa di quest'anno audiolibro
Chiesa di Santa Maria del Pino a Coazze (Cargiore negli scritti Pirandelliani). Immagine dal Web

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino.

Da QuartaRadio.it

Prima pubblicazione: Il Ventesimo, Genova, 5 marzo 1905.

******

             Debbo compiangere veramente la mia povera vecchia zia Velia di Cargiore per un gran cordoglio che le è toccato quest’anno e di cui si mostra inconsola­bile, perché prevede che non le passerà più e le amareggerà orribilmente il pensiero, prima così dolce, della prossima morte, se il vescovo… se Monsi­gnore non ci porta rimedio.

             Monsignore, sì: perché il cordoglio di zia Velia, condiviso da tutti i fedeli di Cargiore, è cagionato dal nuovo curato venuto quest’anno.

             Un uomo d’altri tempi, per compiangere una sua vecchia zia dall’anima can­dida, primitiva, afflitta da un dolore di questo genere, avrebbe trovato certa­mente parole semplici, espressioni tenere, qualche ragione alla buona, sponta­nea, a lei comprensibile. Ma io, uomo di oggi, a lei come a lei non ho saputo dir nulla, e ora per compiangerla m’immergo in certe riflessioni… Auff! Che tempo! Che afa!

             Dicono che le grandi macchine moderne hanno nei loro lucidi, possenti, complicatissimi congegni una loro particolare bellezza. E sarà così. Dal canto mio, confesso che l’ammirazione per questi bellissimi mostri usciti con sì strane forme dal cervello dell’uomo è rattenuta in me da una specie d’ango­scioso ribrezzo; e il rispetto che l’uomo m’ispira per queste sue solide magni­fiche invenzioni è commisto a una certa diffidenza, non lieve, ed a profonda costernazione.

             L’anima dell’inventore è là, nella macchina. Altrimenti essa non si move­rebbe. Ci fu un momento, dunque, che l’inventore si sentì dentro, nel cervello, tutta questa deliziosa complicazione di ruote dentate e di stantuffi e di leve e di corregge, questo bel mostro d’acciajo, sbuffante, dal complesso movimento saldamente imprigionato in sé. Non c’è da costernarsi? Da diffidare? Avere, per esempio quella ruota là, nel cervello, che farebbe chi sa quanti chilometri all’ora, a lasciarla andare, e non impazzire; aver quello stantuffo là, che dà senza posa quei cupi tonfi strani, e non sentirsi scoppiare il cuore… Si celia? La tortura a cui l’uomo sottopose il cervello nell’inventare, nel concepire quella macchina, ora è là, visibile, perpetuata in essa. E non c’è da soffrire, ammirandola? Forse i miei nervi son malati; ma io provo angoscia e ribrezzo.

Leggi «La Messa di quest’anno»

»» Indice Audiolibri

Se vuoi contribuire, invia il tuo materiale, specificando se e come vuoi essere citato a
collabora@pirandelloweb.com

ShakespeareItalia

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Skip to content