La cattura – Audiolibro

La cattura audiolibro
Immagine dal Web

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino. 

Da QuartaRadio.it. 

Prima pubblicazione: Aprutium, 1918 (numero straordinario dedicato alle Armate di Terra, di Cielo e di Mare, senza indicazione di mese).

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             Il Guarnotta seguiva col corpo ciondolante l’andatura dell’asinella, come se camminasse anche lui; e per poco veramente le gambe, coi piedi fuori delle staffe, non gli strisciavano sulla polvere dello stradone.

             Ritornava, come tutti i giorni a quell’ora, dal suo podere quasi affacciato sul mare, all’orlo dell’altipiano. Più stanca e più triste di lui, la vecchia asinella s’affannava da un pezzo a superare le ultime pettate di quello stradone interminabile, tutto a volte e risvolte, attorno al colle, in cima al quale pareva s’addossassero fitte, una sull’altra, le decrepite case della cittaduzza.

             A quell’ora i contadini erano ritornati tutti dalla campagna; lo stradone era deserto. Se qualcuno ancora se ne incontrava, il Guarnotta era sicuro di riceverne il saluto. Perché tutti, grazie a Dio, lo rispettavano.

             Deserto ormai come quello stradone era ai suoi occhi tutto il mondo; e di cenere come quell’aria della prima sera, la sua vita. I rami degli alberi sporgenti senza foglie dai muretti di cinta screpolati, le alte siepi di fichi d’India polverose e, qua e là, i mucchi di brecciale che nessuno pensava di stendere su quello stradone tutto solchi e fosse, se il Guarnotta li guardava, in quella loro immobilità e in quel silenzio e in quell’abbandono, gli parevano oppressi come lui da una vana pena infinita. E a crescere questo senso di vanità, come se il silenzio si fosse fatto polvere, non si sentiva neanche il rumore dei quattro zoccoli dell’asinella.

             Quanta di quella polvere dello stradone non si portava a casa ogni sera il Guarnotta! La moglie, tenendo la giacca sospesa e discosta, appena egli se la levava, la mostrava in giro alle seggiole, all’armadio, al letto, al cassettone, come per darsi uno sfogo:

             – Guardate, guardate qua! Ci si può scrivere sopra, col dito.

             Si fosse lasciato persuadere almeno a non portare l’abito nero, di panno, per la campagna! Gliene aveva ordinati tre – apposta, – tre – di fustagno.

             In maniche di camicia, il Guarnotta, quelle tre dita tozze che la moglie veniva a cacciargli, nel gesto rabbioso, quasi negli occhi, gliele avrebbe volentieri addentate. Cane pacifico, si contentava di lanciarle di traverso un’occhiataccia e la lasciava cantare. Quindici anni addietro, alla morte dell’unico figlio, aveva giurato d’andar vestito sempre di nero. Dunque…

             – Ma anche per la campagna? Ti faccio mettere il lutto al braccio negli abiti di fustagno. E basterebbe la cravatta nera, ormai, dopo quindici anni!

             La lasciava cantare. Non se ne stava forse tutto il santo giorno in quel suo podere al mare? In paese, non si faceva piĂą vedere da nessuno, da anni. – Dunque…

             – Che dunque?

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