La buon’anima (2) – Audiolibro

La buon anima audiolibro
Oskar Kokoschka (1886-1980) Gli amanti mediante gatto – olio su tela,1917

Legge Lorenzo Pieri

Da Spreaker.com

Prima pubblicazione: La Riviera ligure, luglio 1904, poi in La vita nuda, Treves 1910.

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             Fin dal primo giorno, Bartolino Fiorenzo s’era sentito dire dalla promessa sposa:

             – Lina, veramente, ecco… Lina no, non è il mio nome. Carolina mi chiamo. La buon’anima mi volle chiamar Lina, e m’è rimasto così.

             La buon’anima era Cosimo Taddei, il primo marito.

             – Eccolo là!

             Glielo aveva anche indicato, la promessa sposa, perché era ancora là, ridente e in atto di salutare col cappello (vivacissima istantanea fotografica ingrandita), nella parete di fronte al canapè, presso al quale Bartolino Fiorenzo stava seduto. E istintivamente a Bartolino era venuto di inchinar la testa per rispondere a quel saluto.

             A Lina Sarulli, vedova Taddei, non era neanche passato per il capo di togliere quel ritratto dal salotto, il ritratto del padrone di casa. Era di Cosimo Taddei, infatti, la casa in cui ella abitava; lui, ingegnere, la aveva levata di pianta, lui poi così elegantemente arredata, per lasciargliela alla fine in eredità con l’intero patrimonio.

             La Sarulli seguitò, senza notare affatto l’impaccio del promesso sposo:

             –    A me non piaceva cangiar nome. Ma la buon’anima allora mi disse: «E se invece di Carolina ti chiamassi cara Lina non sarebbe meglio? Quasi lo stesso, ma tanto di più!». Va bene?

             –    Benissimo! sì, sì, benissimo! – rispose Bartolino Fiorenzo, come se la buon’anima avesse domandato a lui un parere.

             – Dunque, cara Lina, siamo intesi? – concluse la Sarulli, sorridendo. E Bartolino Fiorenzo:

             – Intesi… sì, sì… intesi… – balbettò, smarrito di confusione e di vergogna, pensando che il marito, intanto, guardava ridente dalla parete e lo salutava.

             Quando – tre mesi dopo – i Fiorenzo, marito e moglie, accompagnati alla stazione dai parenti e dagli amici, partirono per il viaggio di nozze, diretti a Roma, Ortensia Motta, intima di casa Fiorenzo e anche amicissima della Sarulli, disse al marito, alludendo a Bartolino:

             – Povero figliuolo, ha preso moglie? Io direi piuttosto che gli hanno dato marito !

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