Articolo -“I Vecchi e i giovani” di Luigi Pirandello

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Di Rita Coltellese

Non è vero che i personaggi sono non profondi e solo abbozzati, come non è vero che l’analisi storica è frammentata perché vista attraverso vari personaggi, quindi in terza persona.

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I Vecchi e i giovani - Articolo

“I Vecchi e i giovani” di Luigi Pirandello

dal blog Rita Coltellese *** Scrivere

Ho letto per la prima volta “I Vecchi e i giovani” a 63 anni. Di Pirandello avevo letto quasi tutta l’Opera, ma questo romanzo “storico” mi era sfuggito. La critica letteraria, in prevalenza, non lo ha trattato bene, a parte qualche voce diversa dal coro, ma io l’ho trovato molto vero e con un legame con l’attualità.
Non è vero che i personaggi sono non profondi e solo abbozzati, come non è vero che l’analisi storica è frammentata perché vista attraverso vari personaggi, quindi in terza persona. Perché mai dovrebbe essere un “io” narrante a commentare noiosamente gli avvenimenti storici o, peggio, la voce fuori campo dello scrittore? La realtà si pone agli occhi di chi legge attraverso i pensieri e la visione dei personaggi, quindi è vista da vari punti di vista, da varie angolazioni e i vari punti di vista danno un panorama dei fatti a 360°.Sorprendente è stato per me scoprire un legame con l’attualità. Ora si parla di decadenza dei costumi, di corruzione sia nella gestione della cosa pubblica che nella sfera privata dei politici e, nel “I Vecchi e i giovani”, scopro un’Italia appena fatta e già corrotta allo stesso modo, mentre i veri lavoratori languono nell’indigenza strozzati da uno Stato appena nato, fra mille promesse e speranze, e già abortito. La Sicilia garibaldina che, scrollandosi di dosso il Regno borbonico aveva atteso con entusiasmo le provvidenze del nuovo Regno sabaudo, si era vista tradita. Il personaggio che racchiude in sé tutti gli ideali risorgimentali è Mauro Mortara che, emblematicamente, lo scrittore farà morire, casualmente ed in grande confusione, proprio per mano di quell’esercito dell’Italia unita per fare la quale Mortara aveva combattuto. La figura romantica di questo vecchio idealista, ruvido e puro, è struggente. Mentre una torma di miserabili, che non hanno fatto nulla perché l’Italia si formasse, si getta a cercare potere, poltrone e soldi, Mauro vive solo dei ricordi delle sofferte battaglie di cui è orgoglioso e nessun desiderio di compenso si affaccia nella sua anima pura, bensì solo la religiosa cura delle reliquie di quelle coraggiose imprese sono la ricompensa di cui il vecchio si nutre ed appaga. Quale dolore e quale verità conosciuta della vita che si ripete, e dunque la storia che si ripete anch’essa per la stoltezza degli uomini, nel vedere la delusione del vecchio garibaldino, giunto all’età di 78 anni, che muore ucciso senza passione e senza consapevolezza da parte di chi lo uccide. Trovo il finale del libro amaramente emblematico del fallimento degli ideali del Risorgimento. L’Italia è fatta! Ma dov’è la Patria che non “vede” e non riconosce chi ha contribuito alla sua nascita? Pirandello si è sicuramente ispirato a persone esistite, l’ho capito leggendo perché, modestamente, lo faccio in parte anch’io nei miei scritti, ma ne ho trovato conferma nel commento al libro che ho letto nell’edizione dei tipi Mondadori del 1992 a cura di Anna Nozzoli con cronologia di Simona Costa, più volte ristampato.

Rita Coltellese
18 agosto 2013

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