I fortunati – Audiolibro

I fortunati audiolibro
Edgar Degas, Monsieur et Madame Edouard Manet, 1868-69

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino.

Da QuartaRadio.it

Prima pubblicazione: Rassegna contemporanea, agosto 1911, raccolta Erba del nostro orto, Studio editoriale lombardo, Milano 1915.

Ristampa di Facchi, Milano 1915. Montelusa probabilmente è Girgenti.

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             Una commovente processione in casa del giovine sacerdote don Arturo Filomarino.

             Visite di condoglianza.

             Tutto il vicinato stava a spiare dalle finestre e dagli usci di strada il portoncino stinto imporrito fasciato di lutto, che così, mezzo chiuso e mezzo aperto, pareva la faccia rugosa di un vecchio che strizzasse un occhio per accennar furbescamente a tutti quelli che entravano, dopo l’ultima uscita – piedi avanti e testa dietro – del padrone di casa.

             La curiosità, con cui il vicinato stava a spiare, faceva nascere veramente il sospetto che quelle visite avessero un significato o, piuttosto, un intento ben diverso da quello che volevano mostrare.

             A ogni visitatore che entrava nel portoncino, scattavano qua e là esclamazioni di meraviglia:

             –    Uh, anche questo?

             –    Chi, chi?

             –    L’ingegner Franci!

             –    Anche lui?

             Eccolo là, entrava. Ma come? un massone? un trentatré? Sissignori, anche lui. E prima e dopo di lui, quel gobbo del dottor Niscemi, l’ateo, signori miei, l’ateo; e il repubblicano e libero pensatore avvocato Rocco Tunisi, e il notajo Scimè e il cavalier Preato e il commendator Tino Laspada, consigliere di prefettura, e anche i fratelli Morlesi che, appena seduti, poverini, come se avessero le anime avvelenate di sonno, si mettevano tutt’e quattro a dormire, e il barone Cerrella, anche il barone Cerrella: i meglio, insomma, i pezzi più grossi di Montelusa: professionisti, impiegati, negozianti…

             Don Arturo Filomarino era arrivato la sera avanti da Roma, dove, appena caduto in disgrazia di Monsignor Partanna, per la pianticina di fragole promessa alle monacelle di Sant’Anna, s’era recato a studiare per addottorarsi in lettere e filosofia. Un telegramma d’urgenza lo aveva richiamato a Montelusa per il padre colto da improvviso malore. Era arrivato troppo tardi. Neanche l’amara consolazione di rivederlo per l’ultima volta!

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