Due letti a due – Audiolibro

Due letti a due audiolibro
Jan Baptist van der Hulst (1790-1862), Anna Pavlovna as widow, 1852

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino.

Da QuartaRadio.it

Prima pubblicazione: Il Marzocco, 3 gennaio 1909.

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             Nella prima visita alla tomba del marito, la vedova Zorzi, in fittissime gramaglie, fu accompagnata dall’avvocato Gàttica-Mei, vecchio amico del defunto, vedovo anch’egli da tre anni.

             Le lenti cerchiate d’oro, con un laccetto pur d’oro che, passando sopra l’orecchio, gli scendeva su la spalla e s’appuntava sotto il bavero della «redingote» irreprensibile; la gran bazza rasa con cura e lucente; i capelli forse troppo neri, ricciuti, divisi dalla scriminatura fino alla nuca e allargati poi a ventaglio dietro gli orecchi; le spalle alte, la rigidità del collo, davano al contegno dell’avvocato Gàttica-Mei quella gravità austera e solenne, appropriata al luttuoso momento, e lo facevano apparire come impalato nel cordoglio.

             Scese per primo dalla tranvia di San Lorenzo e, impostandosi quasi militarmente, alzò una mano per ajutare la vedova Zorzi a smontare.

             Recavano entrambi, l’una per il marito, l’altro per la moglie, due grossi mazzi di fiori.

             Ma la Zorzi, oltre il mazzo, nello smontare, doveva reggere la veste e, impedita dal lungo crespo vedovile che le nascondeva il volto, non vedeva dove mettere i piedi, non vedeva la mano guantata di nero che l’avvocato le porgeva e di cui ella, del resto, non avrebbe potuto valersi. Per poco non gli traboccò addosso, giù tutta in un fascio.

             –    Stupido! Non vedevi? Con le mani impicciate… – fischiò allora tra i denti, furiosa, la Zorzi, sotto il lunghissimo velo.

             –    Se ti porgevo la mano… – si scusò egli, mortificato, senza guardarla. – Non hai visto tu!

             –    Zitto. Basta. Per dove?

             –    Ecco, di qua…

             E ricomposti, diritti e duri, ciascuno col suo mazzo di fiori in mano, si diressero verso il Pincetto.

             Là, tre anni addietro, il Gàttica-Mei aveva fatto costruire per la moglie e per sé una gentilizia a due nicchie, una accanto all’altra, chiuse da due belle lapidi un po’ rialzate da capo, con due colonnine che reggevano ciascuna una lampada; il tutto cinto da fiori e da una roccia di lava artificiale.

             Il povero Zorzi, amico suo e della defunta, l’aveva tanto ammirata, questa gentilizia, l’anno avanti, nella ricorrenza della festa dei morti!

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