Ciàula scopre la luna – Lettura e commento

Di Giovanni Teresi

La novella di Pirandello, ambientata in Sicilia nei primi anni del 1900, affronta il tema delle dure condizioni del post-guerra e si carica di significati simbolici.
Zi’ Scarda rappresenta il disagio di tutti i minatori e le sue rughe ricordano i cunicoli della miniera. Egli, che ha perso suo figlio proprio nella cava, sfoga il suo dolore su Ciaula che non è in grado di ribellarsi. Ciàula è un uomo con la mente da bambino ed è terrorizzato dal buio. Ma non quello della miniera bensì quello della notte.

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Ciàula scopre la luna lettura e analisi
I carusi – Onofrio Tomaselli, olio su tela 1905. Immagine dal Web.

Ciàula scopre la luna di Luigi Pirandello, è una novella che fa parte della raccolta “Novelle per un anno” del 1907 che, ricollegandosi agli esiti del Verismo di Verga, sviluppa i temi tipici dell’autore siciliano: le “maschere” sociali che tutti noi indossiamo e il rapporto ambiguo tra esistenza e forma. In Ciàula scopre la Luna lo sguardo del narratore si concentra su una vicenda della Sicilia rurale, prendendo come ambientazione quella di una cava di zolfo.

In una miniera in Sicilia (“la buca della Cace”), una sera il sorvegliante Cacciagallina, con la pistola in pugno, ordina ai suoi lavoratori di continuare a lavorare tutta la notte per finire il carico della giornata. Cacciagallina se la prende in particolar modo con un vecchio minatore, cieco da un occhio, chiamato Zi’ Scarda. Mentre tutti minatori, però, si rifiutano e tornano in paese, solo il vecchio Zi’ Scarda rimane, insieme al caruso Ciàula1. Anche se molto stanco, il ragazzo, “che aveva più di trent’anni (e poteva averne anche sette o settanta, scemo com’era)”, non può che rimanere, obbedendo agli ordini di Zi’ Scarda. Ciàula è del resto abituato alla scarsa luce della miniera, dove non ha paura del buio ed anzi si trova perfettamente a proprio agio come un animale nel suo ambiente naturale:

Cosa strana: della tenebra fangosa delle profonde caverne, ove dietro ogni svolto stava in agguato la morte, Ciàula, non aveva paura: né paura delle ombre mostruose, che qualche lanterna suscitava a sbalzi lungo le gallerie, né del subito guizzare di qualche riflesso rossastro qua e là in una pozza, in un stagno d’acqua sulfurea: sapeva sempre dov’era; toccava con la mano in cerca di sostegno le viscere della montagna: e ci stava cieco e sicuro come dentro il suo alvo materno.

Ciàula ha piuttosto un altro tipo di terrore: quello dell’oscurità che troverà all’uscita della cava, all’aria aperta nella notte. Il panico è dovuto ad un’esperienza tragica: tempo prima uno scoppio nelle gallerie ha ferito a un occhio Zi’ Scarda e ucciso il figlio di quest’ultimo; e Ciàula era scappato a nascondersi in una cavità lontano da tutti, restandovi per molte ore con la lanterna rotta. Quando a tentoni era uscito dalle gallerie deserte nella notte senza luna – quando lui si sarebbe aspettato di trovare la luce del sole, come tutti gli altri giorni – gli aveva instillato la terribile paura di trovarsi da solo senza vedere nulla di ciò che lo circondava:

S’era messo a tremare, sperduto, con un brivido per ogni vago alito indistinto nel silenzio arcano che riempiva la sterminata vacuità, ove un brulichìo infinito di stelle fitte, piccolissime, non riusciva a diffondere alcuna luce.

Si capisce allora che il dover rimanere a scavare nella miniera con Zi’ Scarda diventi un motivo di angoscia per il povero Ciàula, soprattutto quando, schiacciato dal carico pesantissimo che sta trasportando sulle spalle, si avvicina all’ingresso della miniera dove sa che lo coglierà il buio terrificante della notte. In realtà, il finale è a sorpresa: Ciàula esce dalla cava e, per la prima volta, vede la Luna che rischiara ed illumina il paesaggio circostante. La tensione si scioglie quindi in una commozione liberatoria:

E Ciàula si mise a piangere, senza saperlo, senza volerlo, dal gran conforto, dalla grande dolcezza che sentiva, nell’averla scoperta, là, mentr’ella saliva pel cielo, la Luna, col suo ampio velo di luce, ignara dei monti, delle valli che rischiarava, ignara di lui, che pure per lei non aveva più paura, né si sentiva più stanco, nella notte ora piena del suo stupore. 

La novella di Pirandello, ambientata in Sicilia nei primi anni del 1900, affronta il tema delle dure condizioni del post-guerra e si carica di significati simbolici.
Zi’ Scarda rappresenta il disagio di tutti i minatori e le sue rughe ricordano i cunicoli della miniera. Egli, che ha perso suo figlio proprio nella cava, sfoga il suo dolore su Ciaula che non è in grado di ribellarsi. Ciàula è un uomo con la mente da bambino ed è terrorizzato dal buio. Ma non quello della miniera bensì quello della notte.

Pirandello cerca di mettere sotto la lente d’ingrandimento le anime deformate di questi due personaggi ponendo poi l’attenzione sulla frammentazione del loro “io”. Ciàula è completamente estraniato dal mondo pertanto, di fronte al contrasto tra la bellezza della Natura notturna e le violenze nella miniera, non può far altro che sciogliersi in una commozione liberatoria e fondersi con la natura stessa.

Giovanni Teresi

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