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Il dovere del medico – Dramma in un atto  – 1913

        È un atto unico tratto dalla novella Il gancio (1902), successivamente intitolata Il dovere del medico (1911). Scritta nel 1911, la commedia fu rappresentata per la prima volta alla Sala Umberto di Roma, il 20 giugno 1913, dalla Compagnia Teatro per tutti, diretta da Lucio D’Ambra e Achille Vitti. Era stata pubblicata in Noi e il Mondo nel gennaio 1912, e successivamente uscirà in volume da Bemporad, Firenze, nel 1926.

         La soluzione pirandelliana di questo delicato tema si basa sull’idea di una libertà umana che nessuno può coartare, nemmeno in una situazione così drammatica. E ancora una volta c’è la contrapposizione tra il tribunale degli uomini e quello della propria coscienza. Tommaso Corsi ritiene d’aver pagato abbondantemente il suo atto inconsulto con la grande sofferenza patita. E proprio il pensiero di un’ulteriore condanna, che gli balena all’improvviso, a convincerlo che il medico se non aveva il potere di rendergli una vita degna d’essere vissuta, non aveva alcun diritto di costringerlo a vivere.

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La ragione degli altri – Commedia in tre atti – 1915

        La stesura risale alla fine del 1895; originariamente ebbe come titolo II nido, dramma in quattro atti; successivamente fu intitolata II nibbio, Se non così; poi definitivamente La ragione degli altri, commedia in tre atti.

        Fu rappresentata la prima volta col titolo Se non così al teatro Manzoni di Milano il 19 aprile 1915 dalla Compagnia Stabile milanese diretta da Marco Praga, prima attrice Irma Gramatica.

        È la prima commedia di Pirandello in tre atti, in lingua italiana. Il soggetto è il contrasto tra la moglie e l’amante del marito, tra la rispettabilità della famiglia, l’ordine costituito, e la maternità che resta umanamente valida anche se ottenuta trasgredendo le regole della società civile.

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Suo marito

1911 - Suo marito           Suo marito, pubblicato nel 1911 a Firenze dalla casa editrice Quattrini, non venne più riproposto per volontà di Pirandello. Quell’unica edizione annunciava tra l’altro I vecchi e i giovani e faceva seguito, dopo un considerevole intervallo, a una prodezza narrativa come Il fu Mattia Pascal. Pirandello non lo diede più alle stampe e tuttavia ci rimise mano nell’ultimo periodo della sua esistenza, con l’intento di riscriverlo «da cima a fondo». Cambiò persino il titolo, che divenne Giustino Roncella nato Boggiòlo; senonché la morte lo sorprese a metà circa del lavoro. Stando alla testimonianza del figlio Stefano, lo scrittore, esaurita la prima edizione, non consentì più la ristampa di quest’ opera perché si ispirava alla biografia «d’una illustre scrittrice allora vivente». Il nome della scrittrice? Grazia Deledda. Nel 1911 la Deledda era già nota per aver scritto romanzi quali Elias Portolu, Cenere, L’edera, ma la sua produzione e la sua fama erano destinate a crescere nel secondo decennio del secolo, tanto che nel 1926 le veniva assegnato il premio Nobel, secondo autore italiano ad aggiudicarsi il prestigioso riconoscimento, e prima donna in assoluto.

            Il che significa che se a creare disagio era il riferimento palese al personaggio, dopo la data di quel successo mondiale sarebbe stato assai più coerente e opportuno rinunciare, sic et simpliciter, piuttosto che rimettervi mano. Va ricordato che Pirandello, nella galleria dei letterati, sarà proprio lui il terzo premio Nobel e morirà nel 1936, l’anno stesso della Deledda.

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Pirandello in uno stabilimento balneare a Viareggio, 1930.

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Pirandello Web – Sezioni

L’esclusa 

1901 - L'esclusa            L’esclusa è il primo romanzo di Pirandello. Segna il cambio di strada. Sino ad allora è stato un poeta faticoso, un filologo romanzo laureatosi a Bonn con una tesi sul dialetto di Girgenti, un traduttore dal tedesco, un intellettuale in cerca. Ma insomma, anche per lui, è il romanzo la prova del nove della sua nobiltà. Capuana i libri non solo li scrive, ma anche li fa scrivere agli altri, sospinge il conterraneo; e Pirandello si mette in pista, a caccia del Graal. Lo fa a Monte Cavo, nell’estate del 1893, se vogliamo dare retta a una nota che chiude l’edizione definitiva, quella Bemporad del 1927.
L’argomento è quello, più o meno, della verghiana Cavalleria rusticana. Un dramma di corna. E difatti anche nell’Esclusa c’è il duello, sia pure non direttamente sceneggiato. Solo che qui il livello sociale ed economico è più elevato, i duellanti sono non contadini, ma agiati proprietari e borghesi. Questo fa la differenza. L’altra differenza è che a Catania fanno a coltellate per libidine e adulterio rischioso e consumato, nella Girgenti di Pirandello il movente di tutta la tragedia sono non le corna, ma l’ossessione delle corna.

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Io penso che la vita è una molto triste buffoneria, poiché abbiamo in noi, senza sapere né come né perché né da chi la necessità di ingannare di continuo noi stessi con la spontanea creazione di una realtà (una per ciascuno e non mai la stessa per tutti) la quale di tratto in tratto si scopre vana e illusoria.
Chi ha capito il gioco non riesce più a ingannarsi; ma chi non riesce più a ingannarsi non può più prendere né gusto né piacere alla vita. Così è.
(Dalla lettera autobiografica inviata a Filippo Sùrico direttore del periodico romano Le Lettere e pubblicata sul nel numero del 15 ottobre 1924)

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