Jachia Paolo – Pirandello e il suo Cristo

Pirandello e il suo Cristo

Opera di taglio specialistico-accademico. Appartiene cioè al versante semiotico-linguistico della produzione di Paolo Jachia. Così l’autore: “L’analisi del Fu Mattia Pascal non vuole tanto o solo mostrare la sua “appartenenza” al modo carnevalesco e al genere del romanzo polifonico quanto e piuttosto la proficuità che questo tipo di lettura “bachtiniana” può portare alla comprensione di un testo fondamentale sia per la storia di Pirandello che per quella del genere romanzo “.

Paolo Jachia

Pirandello e il suo Cristo

Segni e indizi dal “Fu Mattia Pascal”

Ancora Editrice – 2007 – pp. 256
Prezzo di copertina Euro 18,00

Opera di taglio specialistico-accademico. Appartiene cioè al versante semiotico-linguistico della produzione di Paolo Jachia. Così l’autore: “L’analisi del Fu Mattia Pascal non vuole tanto o solo mostrare la sua “appartenenza” al modo carnevalesco e al genere del romanzo polifonico quanto e piuttosto la proficuità che questo tipo di lettura “bachtiniana” può portare alla comprensione di un testo fondamentale sia per la storia di Pirandello che per quella del genere romanzo “.

Così invece, sempre nelle parole dell’autore, viene descritto l’esito sorprendente della ricerca: “I testi evangelici (e di conseguenza la figura di Cristo) sono un imprescindibile punto di riferimento dell’intero romanzo pirandelliano, caratterizzato non casualmente e per ben due volte, da passione morte e risurrezione del protagonista, una volta sotto il nome di Mattia Pascal, l’altra sotto il nome di Adriano Meis”.

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Luigi Pirandello, secondo di sei figli, nasce la sera del 28 giugno 1867 ad Agrigento (l’antica colonia greca di Akragas che si chiamerà Girgenti fino al 1927) da Stefano Pirandello e da Caterina Ricci-Gramitto, sposata nel 1863, in una casa colonica non ancora ben rifinita che si trovava nella tenuta paterna denominata “Caos”, qualche chilometro fuori dalla città, sulla strada che conduce verso Porto Empedocle, in una contrada suggestiva che dall’alto di un costone da un lato guarda verso il mare e dall’altro è delimitata da una ripido e piccolo valloncello che  porta direttamente alla spiaggia.

… Io dunque son figlio del Caos; e non allegoricamente, ma in giusta realtà, perché son nato in una nostra campagna, che trovasi presso ad un intricato bosco, denominato, in forma dialettale, Càvusu dagli abitanti di Girgenti. Colà la mia famiglia si era rifugiata dal terribile colera del 1867, che infierì fortemente nella Sicilia. Quella campagna, però, porta scritto l’appellativo di Lina, messo da mio padre in ricordo della prima figlia appena nata e che è maggiore di me di un anno; ma nessuno si è adattato al nuovo nome, e quella campagna continua, per i piú, a chiamarsi Càvusu, corruzione dialettale del genuino e antico vocabolo greco Xàos.

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