Non si sa come – 2004

2004.
con Roberto Trifirò (Romeo Daddi)
Marisa Della Pasqua (Bice Daddi)
Antonio Merone (Giorgio Vanzi)
Lorenza Pisano (Ginevra)
Bruno Viola (Nicola Respi)
Scena Gianni Carluccio – Walter Carreri
Costumi Francesca Faini
Trucco Maria Petrova Boycova
Luci Alessandro Canali, Monica Gorla
Regia di Roberto Trifirò

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   Il dramma fu composto nel ’34 e riprende il tema delle novelle Nel gorgo (1913), Cinci(1932), La realtà del sogno (1914); fu rappresentato per la prima volta a Roma nel ’35, con l’interpretazione di Ruggero Ruggeri al Teatro Argentina.

        L’azione si svolge in un ambiente raffinato e lussuoso: il conte Romeo Daddi, pur innamoratissimo della moglie, improvvisamente in un attimo si è trovato a tradirla con un’amica di famiglia, Ginevra, moglie del suo più caro amico. Si trova ora circondato da un insieme di macerie: sono stati travolti la sua volontà, il suo amore per la moglie, la sua lealtà verso l’amico. Dove sono finiti questi princìpi e questi sentimenti? Da dove è sorto l’impulso irrefrenabile quanto improvviso della passione accecante? Queste domande angosciose assediano Romeo Daddi, che da questo «delitto innocente», è por­tato a ricordarne un altro che commise da ragazzo, uccidendo un suo coetaneo.

Non si sa come - Video
Teatro Argentina di Roma, Non si sa come, 1935

Riaffiora con una sconcertante precisione di particolari l’antico delitto; ma il problema per Romeo Daddi non è tanto il rimorso quanto l’investigazione torturante della ricerca della responsabilità. Chi ha compiuto quelle azioni, se non è stato certo lui a volerle? La scissione dell’io, entità non certo unitaria e monolitica, ritorna in questo dramma molto serrato e convincente nelle stravolte ma lucidissime argomentazioni del protagonista. La parte ani­male dell’uomo, l’istinto vive una sua vita profonda assolutamente non ricon­ducibile alla ragione, alle convenzioni, alle regole della società. Ma per Pirandello non si può certo rimanere nell’abisso; la riemersione porta con sé il pesante fardello della responsabilità che l’uomo contemporaneo non può certo eludere. A proposito dì questo dramma Pirandello così si esprimeva in un’intervista a M. Missiroli: «…nel mondo morale la coscienza si risveglia come un giudice severissimo e intransigente nell’animo di chi ha infranto la legge. Il delitto appartiene alla natura, ma il momento veramente drammatico è quello della giustizia, ed è tanto più drammatico quanto più il tribunale è invisibile cioè nella coscienza…».

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