Marsina stretta – Audiolibro

marsina stretta audiolibro

Marsina stretta audiolibro
Questa è la vita, Film 1954. Episodio “Marsina stretta”, Aldo Fabrizi

Legge Faustino Sigliani

Da YouTube

Prima pubblicazione: Il Marzocco, 12 agosto 1906, poi in La vita nuda, Treves 1910.

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              Di solito il professor Gori aveva molta pazienza con la vecchia domestica, che lo serviva da circa vent’anni. Quel giorno però, per la prima volta in vita sua, gli toccava d’indossar la marsina, ed era fuori della grazia di Dio.

             Già il solo pensiero, che una cosa di così poco conto potesse mettere in orgasmo un animo come il suo, alieno da tutte le frivolezze e oppresso da tante gravi cure intellettuali, bastava a irritarlo. L’irritazione poi gli cresceva, considerando che con questo suo animo, potesse prestarsi a indossar quell’abito prescritto da una sciocca consuetudine per certe rappresentazioni di gala con cui la vita s’illude d’offrire a se stessa una festa o un divertimento.

             E poi, Dio mio, con quel corpaccio d’ippopotamo, di bestiaccia antidiluviana…

             E sbuffava, il professore, e fulminava con gli occhi la domestica che, piccola e boffice come una balla, si beava alla vista del grosso padrone in quell’insolito abito di parata, senz’avvertire, la sciagurata, che mortificazione dovevano averne tutt’intorno i vecchi e onesti mobili volgari e i poveri libri nella stanzetta quasi buja e in disordine.

             Quella marsina, s’intende, non l’aveva di suo, il professor Gori. La prendeva a nolo. Il commesso d’un negozio vicino glien’aveva portate su in casa una bracciata, per la scelta; e ora, con l’aria d’un compitissimo arbiter elegantiarum, tenendo gli occhi semichiusi e sulle labbra un sorrisetto di compiacente, superiorità, lo esaminava, lo faceva voltare di qua e di là, –Pardon! Pardon! – e quindi concludeva, scotendo il ciuffo:

             – Non va.

             Il professore sbuffava ancora una volta e s’asciugava il sudore.

             Ne aveva provate otto, nove, non sapeva più quante. Una più stretta dell’altra. E quel colletto in cui si sentiva impiccato! e quello sparato che gli strabuzzava, già tutto sgualcito, dal panciotto! e quella cravattina bianca inamidata e pendente, a cui ancora doveva fare il nodo, e non sapeva come!

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