Le sorprese della scienza – Audiolibro

Le sorprese della scienza audiolibro
Particolare dalla copertina del libro La sindrome di Milocca, Ed. Independently published

Legge Valter Zanardi. 

Da Youtube. 

Prima pubblicazione: Il Marzocco, 3 dicembre 1905, poi in Erma bifronte, Treves Milano 1906.

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             Avevo ben capito che l’amico Tucci, nell’invitarmi, con quelle sue calorose e pressanti lettere a passare l’estate a Milocca, in fondo non desiderava tanto di procurare un piacere a me, quanto a se stesso il gusto di farmi restare a bocca aperta mostrandomi ciò che aveva saputo fare, con molto coraggio, in tanti anni d’infaticabile operosità.

             Aveva preso a suo rischio e ventura certi terreni paludosi che ammorbavano quel paese, e ne aveva fatto i campi più ubertosi di tutto il circondario: un paradiso!

             Non mi faceva grazia nelle sue lettere di nessuno dei tanti palpiti che quella bonifica gli era costata e di nessuno dei tanti mezzi escogitati, dei tanti guaj che gli erano diluviati, di nessuna delle tante lotte sostenute, lui solo contro Milocca tutta: lotte rusticane e lotte civili.

             Per invogliarmi forse maggiormente, nell’ultima lettera mi diceva tra l’altro che aveva preso in moglie una saggia massaja, massaja in tutto: otto figliuoli in otto anni di matrimonio (due a un parto), e un nono per via; che aveva anche la suocera in casa, bravissima donna che gli voleva un mondo di bene, e anche il suocero in casa, perla d’uomo, dotto latinista e mio sviscerato ammiratore. Sicuro.Perché la mia fama di scrittore era volata fino a Milocca, dacché in un giornale s’era letto non so che articolo che parlava di me e d’un mio libro, dove c’era un uomo che moriva due volte. Leggendo quell’articolo di giornale, l’amico Tucci s’era ricordato d’un tratto che noi eravamo stati compagni di scuola tant’anni, al Liceo e all’Università, e aveva parlato entusiasticamente del mio straordinario ingegno a suo suocero, il quale subito s’era fatto venire il libro di cui quel giornale parlava.

             Ebbene, confesso che proprio quest’ultima notizia fu quella che mi vinse.

             Non capita facilmente a gli scrittori italiani la fortuna di veder la faccia dabbene d’uno dei tre o quattro acquirenti di qualche loro libro benavventurato. Presi il treno e partii per Milocca.

             Otto ore buone di ferrovia e cinque di vettura.

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