La disdetta di Pitagora – Audiolibro

La disdetta di Pitagora
Pitagora rifugge le fave in fiore (Autore francese, XVI secolo)

Legge Valter Zanardi. 

Da Youtube. 

Prima pubblicazione: Beffe della morte e della vita, seconda serie, Lumachi, Firenze 1903.

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             – Perbacco!

             E, rimettendomi il cappello, mi voltai a guardare la bella sposina tra il fidanzato e la vecchia madre.

             Dri dri dri…  – ah come strillavano di felicitĂ  sul lastrico della piazza assolata, nel mattino domenicale, le scarpe nuove dell’amico mio! E la fidanzata, con l’anima tutta ridente nell’azzurro infantile degli occhietti irrequieti, nelle guance invermigliate, nei denti lucenti, sotto l’ombrellino sgargiante di seta rossa, si faceva vento, vento, vento, quasi a smorzar le vampe della gioja e del pudore, la prima volta che si mostrava così per via, bambina, alla gente, con a fianco – dri dri dri  – quel pezzo di promesso sposo, esageratamente nuovo, pettinato, profumato e soddisfatto.

             Rimettendosi in capo il cappello (piano, che la pettinatura non si guastasse), si voltò anche lui, l’amico mio, a guardarmi. O che c’entrava? Mi vide fermo in mezzo alla piazza, e chinò il capo, con un sorriso impacciato. Risposi con un altro sorriso e un vivace gesto della mano che voleva dire: «Mi rallegro! mi rallegro!».

             E, fatti pochi passi, mi voltai di nuovo. Non m’aveva fatto tanto piacere quella vispa figurina tutt’accesa della piccola fidanzata, quanto l’aria di lui, dell’amico mio, che non vedevo da circa tre anni. O non si voltò anche lui a guardarmi una seconda volta?

             «Che sia geloso?» pensai, incamminandomi a capo chino. «N’avrebbe ragione in fin dei conti! E proprio carina, perbacco. Ma lui, lui!»

             Non so; m’era sembrato anche più alto di statura. Prodigi dell’amore! E poi, tutto ringiovanito, negli occhi specialmente, nella persona così evidentemente carezzata da certe cure affettuose di cui non l’avrei mai stimato capace, conoscendolo nemico di quegli intrattenimenti intimi e curiosissimi che ogni giovinetto suole avere con la propria immagine per ore e ore davanti a uno specchio. Prodigi dell’amore!

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