I pensionati della memoria – Audiolibro – Legge Valter Zanardi

I pensionati della memoria audiolibro
Fotogramma dal film Coco, Disney Pixar 2017

Da Youtube

Legge Valter Zanardi

Prima pubblicazione: Aprutium, gennaio 1914, poi in Un cavallo nella luna, Treves Milano 1918.

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             Bella fortuna, la vostra! Accompagnare i morti al camposanto e ritornarvene a casa, magari con una gran tristezza nell’anima e un gran vuoto nel cuore, se il morto vi era caro; e se no, con la soddisfazione d’aver compiuto un dovere increscioso e desiderosi di dissipare, rientrando nelle cure e nel tramenio della vita, la costernazione e l’ambascia che il pensiero e lo spettacolo della morte incutono sempre. Tutti, a ogni modo, con un senso di sollievo, perché, anche per i parenti più intimi, il morto – diciamo la verità – con quella gelida immobile durezza impassibilmente opposta a tutte le cure che ce ne diamo, a tutto il pianto che gli facciamo attorno, è un orribile ingombro, di cui lo stesso cordoglio – per quanto accenni e tenti di volersene ancora disperatamente gravare – anela in fondo in fondo a liberarsi.

             E ve ne liberate, voi, almeno di quest’orribile ingombro materiale, andando a lasciare i vostri morti al camposanto. Sarà una pena, sarà un fastìdio; ma poi vedete sciogliersi il mortorio, calare il feretro nella fossa; là, e addio. Finito.

             Vi sembra poca fortuna?

             A me, tutti i morti che accompagno al camposanto, mi ritornano indietro.

             Fanno finta d’esser morti, dentro la cassa. O forse veramente sono morti per sé. Ma non per me, vi prego di credere! Quando tutto per voi è finito, per me non è finito niente. Se ne rivengono meco, tutti, a casa mia. Ho la casa piena. Voi credete di morti? Ma che morti! Sono tutti vivi. Vivi, come me, come voi; più di prima.

             Soltanto – questo sì – sono disillusi.

             Perché – riflettete bene: che cosa può esser morto di loro? Quella realtà ch’essi diedero, e non sempre uguale, a se stessi, alla vita. Oh, una realtà molto relativa, vi prego di credere. Non era la vostra; non era la mia. Io e voi, infatti, vediamo, sentiamo e pensiamo, ciascuno a modo nostro noi stessi e la vita. Il che vuol dire, che a noi stessi e alla vita diamo ciascuno a modo nostro una realtà: la projettiamo fuori e crediamo che, così com’è nostra, debba essere anche di tutti; e allegramente ci viviamo in mezzo e ci camminiamo sicuri, il bastone in mano, il sigaro in bocca.

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