Videoteca – Questa sera si recita a soggetto – 1968

1968. RAI.
TINO CARRARO – Dottor Hinkfuss
LIA ZOPPELLI – Signora Ignazia
CLAUDIO PERONE – Il segretario
Regia di PAOLO GIURANNA
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FONTE  Novella «Leonora addio!» (1910)
STESURA fine 1928 – inizio 1929
PRIMA RAPPRESENTAZIONE 14 aprile 1930 – Torino, Teatro di Torino, Compagnia appositamente costituita diretta da Guido Salvini. Prima rappresentazione assoluta a Koenisberg il 25 gennaio 1930, tradotta in tedesco da Harry Kahn col titolo Heute Abend wird aus dem Stegreif gespielt.

Approfondimenti nel sito:
Sezione Teatro – Questa sera si recita a soggetto
Sezione Tematiche – Sicilia Teatro – Questa sera si recita a soggetto
Sezione Novelle – «Leonora addio!»

       Come i Sei personaggi in cerca d’autore hanno per oggetto i contrasti fra Personaggi ed Attori e Ciascuno a suo modo i rapporti tra Spettatori ed Attori, la terza commedia della Trilogia del teatro nel teatro rappresenta i contrasti fra Attori e Regista, con il coinvolgimento del pubblico.
       La volontà del regista di prevalere sul testo dell’autore si realizza con una serie di espedienti scenici. Fin dall’inizio, dalla platea, dalla galleria, dalle poltrone alcuni spettatori reclamano per la lite che si sente in palcoscenico, dietro il sipario chiuso; e poi continuano a dialogare col regista, il dottor Hinkfuss, a sipario aperto. Nell’intermezzo gli attori scendono fra gli spettatori, nel ridotto del teatro.
       La ragione del contendere tra attori e regista è nella maniera in cui deve essere rappresentata la novella di Pirandello Leonora, addio! (fa parte della raccolta Il viaggio di Novelle per un anno) messa in scena come spettacolo a soggetto, e cioè senza copione prestabilito. Il regista Hinkfuss traduce la novella in quadri e scene di smaccato gusto spettacolare, tutto esteriore, che smorza i sentimenti facendo perdere al testo, che ha per tema una passione travolgente come la gelosia, tutto il suo intimo vigore. Da parte loro gli Attori rifiutano di assoggettarsi a lui che fa di essi personaggi quasi senza anima, in balia del regista e reclamano il primato della spontaneità, della passione e del talento individuale sul freddo giuoco scenico e la necessità di un testo scritto da seguire. Il contrasto si arricchisce di trovate ad effetto e sviluppa una fitta polemica sulla regia del Novecento in cui sono i semi di un profondo rinnovamento. Il dramma può procedere solo quando gli attori possono recitare liberamente, facendosi interpreti appassionati della drammatica trama.

       La gelosia di Nico Verri per la moglie Mommina, di cui non riesce a dimenticare un passato piuttosto scabroso, esplode violenta, nel vano tentativo di cancellare quel passato, chiudendola in casa, impedendole di truccarsi e addirittura di pettinarsi. Nella povera Mommina perseguitata tornano i dolci ricordi della giovinezza, quando una delle sorelle giunge in paese per recitare Il Trovatore. Mommina nell’opera riconosce la favola della sua giovinezza e racconta le due storie alle bambine; mentre sta cantando «Leonora, addio» cade a terra morta. La partecipazione dell’attrice che impersona Mommina è talmente intensa e violenta che ne rimane tramortita, sopraffatta dalla sua interpretazione. Il regista si precipita a dire che l’inatteso colpo di scena dimostra giusta la sua concezione dello spettacolo soltanto spettacolare.

       La pietà di Pirandello che raggiunge uno dei punti più alti si va disperdendo nell’insistente vociare degli attori e del pubblico, anch’esso ammesso alla recita, lungo lo sviluppo della commedia sul palcoscenico, in sala, nel loggione. Ma l’impressione di questa identificazione dell’attrice col personaggio non si cancella e fa da contrappunto alla freddezza del regista, ponendo peraltro in evidenza che non può esistere teatro senza un copione scritto, al quale gli attori devono fare riferimento.

       La novella Leonora, addio!, utilizzata come argomento della recita a soggetto, risale al 1910. La stesura della commedia si fa risalire alla fine del 1928 – inizio 1929. La prima rappresentazione ebbe luogo a Königsberg il 25 gennaio 1930; poi a Torino il 14 aprile dello stesso anno.

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