Videoteca – Cecè – 1978

1978. RAI.
CARLO GIUFFRÈ – Cecè Vivoli
FRANCO SCANDURRA – Carlo Squatriglia
OLGA KARLATOS – Nada
Regia di ANDREA CAMILLERI

STESURA luglio 1913
PRIMA RAPPRESENTAZIONE 14 dicembre 1915 – Roma, Teatro Orfeo, Compagnia del «Teatro a sezioni» di Ignazio Mascalchi e Arturo Falconi.
Approfondimenti nel sito:
Sezione Teatro – Cecè

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         È una breve commedia scritta nel luglio del ’13 a Girgenti, dove Pirandello si trovava per stare vicino alla moglie Antonietta; è il primo atto unico scritto esclusivamente per la scena e fu rappresentato per la prima volta nel dicembre del ’15.
         Una leggerezza e un brio, insoliti in Pirandello, illuminano una situazione di ambiguità e di immoralità.

         Sullo sfondo della capitale unitaria, la terza Roma, teatro di corruzione politica, si muove il protagonista Cecè, degno rappresentante di quel sottobosco di favori e di quel clima clientelare, che diventato abitudine di vita, non è neanche più avvertito come riprovevole e negativo. Cecè è un allegro imbroglione che con scanzonata spudoratezza riesce a raggirare sia il commendator Squatriglia venuto a ringraziarlo per aver ottenuto un favore, sia Nuda, una ragazza facile, nelle cui mani, come pegno d’amore, Cecè ha depositato delle cambiali che, inutile dirlo, attraverso uno stratagemma, riuscirà a farsi ridare.

Trama 

E’ un testo inconsueto nella produzione di Pirandello: un’esile commedia di ambiente alto-borghese, un divertimento lontano dalle caratteristiche del suo teatro impegnato, con un’azione scenica dal ritmo veloce e una vicenda scherzosa messa in moto dal protagonista Cecè. Sullo sfondo della capitale, teatro di corruzione politica, si muove il protagonista, Cecè, degno rappresentante di quel sottobosco di favori e di quel clima clientelare, che diventato abitudine di vita, non è neanche più avvertito come riprovevole e negativo. Il giovanotto è un simpatico gaudente di 35 anni, irrequieto e vivace, privo di scrupoli morali e dotato di brillante immaginazione; quando il commendator Squatriglia, un facoltoso uomo d’affari abituato a servirsi di “conoscenze” importanti, si reca a ringraziare Cecè per un grosso favore ricevuto per suo tramite, quest’ultimo progetta di ricorrere a lui, con una fantasiosa trovata, per farsi restituire tre cambiali di grande valore date a una giovane donna di facili costumi, Nada.

Cecè ha scommesso con alcuni amici che sarebbe facilmente riuscito a entrare nelle grazie di lei e, per ottenere il suo scopo, le ha dato tre cambiali che ora vorrebbe riavere indietro; su richiesta di Cecè il commendator Squatriglia convince Nada che le cambiali non valgono nulla e le rifonde, a parziale compenso, una cifra assai minore.

A questo punto la spregiudicata fantasia di Cecè organizza un altro piano: fa credere a Nada di essere stata raggirata da un usuraio senza scrupoli, che ora tiene in pugno Cecè con il possesso delle sue cambiali, per cui la giovane e ingenua ragazza si sente in dovere di compensare Cecè, per il danno procuratogli, sia con la modesta somma avuta da Squatriglia, sia con la sua “generosità” di amante.

Il testo ha un tono gaio e leggero, ma anticipa un tema fondamentale del teatro e della narrativa di Pirandello, quello delle molteplici sfaccettature dell’individuo, introdotto da un discorso di Cecè: “Perché mi ammetterai che noi non siamo mica sempre gli stessi! Secondo gli umori, secondo i momenti, secondo le relazioni, ora siamo d’un modo, ora d’un altro.”

Una leggerezza e un brio, insoliti in Pirandello, illuminano con una gustosa verve comica una situazione di ambiguità e immoralità…


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