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Di Michele Mariano — Una breve riflessione collega l’episodio di Marco di Dio e sua moglie Diamante in Uno, nessuno e centomila alla possibile memoria autobiografica della chiusura della solfara Taccia Caci di Aragona, appartenuta alla famiglia di Luigi Pirandello.
Il romanzo Uno, nessuno e centomila di Luigi Pirandello
e i lavoratori della solfara di famiglia dopo la sua chiusura
Ricevuto via e-mail il 9 luglio 2026
Nel romanzo “Uno, nessuno e centomila” la parte riguardante lo sfratto e lo sgombero forzato di Marco di Dio e sua moglie Diamante dalla catapecchia nella quale abitavano, per volontà del proprietario Vitangelo Moscarda, e la simultanea donazione a essi di una casa migliore, può essere la rappresentazione autobiografica di un’esperienza reale della vita di Luigi Pirandello.
Nel romanzo, Marco di Dio e sua moglie Diamante da una parte vengono cacciati mediante sgombero forzato e dall’altra contemporaneamente ricevono dallo stesso protagonista una migliore sistemazione.
Nel 1903 la solfara Taccia Caci di Aragona, della famiglia di Luigi Pirandello e nella quale era stata investita la dote di sua moglie, Maria Antonietta Portolano, venne dismessa.
Si può pensare che Luigi Pirandello non abbia lasciato disoccupati i lavoratori della solfara all’atto della sua chiusura, ma abbia piuttosto provveduto a trovare loro un’altra sistemazione, ed evidentemente anche migliore.
Così lo sgombero forzato di Marco di Dio e sua moglie Diamante dalla catapecchia nella quale abitavano può rappresentare autobiograficamente il licenziamento dei lavoratori della solfara per la sua chiusura, e la donazione ai due personaggi del romanzo di una casa migliore può rappresentare allo stesso modo una migliore sistemazione trovata a quei lavoratori.
Dal romanzo Uno, nessuno e centomila
«un nero omiciattolo, malandato ma d’aspetto feroce, giovine di studio del notaro Stampa, montato su di un tavolino là tra il mucchio delle suppellettili sgomberate in mezzo al vicolo, quasi saltando e con furiosi gesticolamenti, si mise a urlare:
– Fermi! Fermi! State a sentire! Vengo a nome del notaro Stampa! State a sentire! Marco di Dio! Dov’è Marco di Dio? Vengo a nome del notaro Stampa ad avvertirlo che c’è una donazione per lui! […]
Ero, non saprei dir come, tutto un fremito, in attesa del miracolo: la mia trasfigurazione, da un istante all’altro, agli occhi di tutti».
Michele Mariano
Ricevuto via e-mail il 9 luglio 2026
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